SCUOLA (VS) COVID-19: ecco cosa FARE in caso di CONTAGIO!

August 27, 2020

Le indicazioni operative per la gestione dei focolai di coronavirus nelle scuole: formazione, informazione e comunicazione per operatori sanitari e scolastici, 

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Mancano pochi giorni alla riapertura della scuola che, dal punto di vista epidemiologico, rappresenta sicuramente un possibile aumento del rischio di contagio nelle scuole e della circolazione del virus SARS-CoV-2.

E’ necessario, quindi, procedere ad una riapertura scolastica in sicurezza. A tal riguardo sono già state considerate alcune misure di prevenzione (CTS, 28 maggio 2020; CTS, 22 giugno e successive specificazioni) che forniscono le indicazioni per ridurre il rischio di trasmissione in ambito scolastico, ma non in grado di azzerarlo.

 

In una prospettiva di probabile circolazione del virus a settembre, e per sviluppare una strategia nazionale di risposta ad eventuali casi sospetti, sono state pubblicate le indicazioni ufficiali.

Si tratta del documento messo a punto dall’Istituto Superiore di Sanità, con Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione, INAIL, Fondazione Bruno Kessler, Regione Veneto e Regione Emilia-Romagna, contenente le Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia.

 

Destinatari ed obiettivi del documento

Il documento è rivolto, essenzialmente, alle istituzioni scolastiche e dei servizi educativi dell’infanzia nonché ai Dipartimenti di Prevenzione del Servizio Sanitario Nazionale ed a tutti coloro che potrebbero essere coinvolti nella risposta a livello di salute pubblica ai possibili casi e focolai di COVID-19.

Lo scopo è quello di fornire un supporto operativo per la gestione dei casi di bambini con sintomi da COVID-19 e per la preparazione, il monitoraggio e la risposta a potenziali focolai collegati all’ambito scolastico e dei servizi educativi dell’infanzia.

E’ opportuno, come sottolineato nel documento, che vengano utilizzate modalità basate su evidenze e/o buone pratiche di sanità pubblica, razionali, condivise e coerenti sul territorio nazionale, evitando così frammentazione e disomogeneità.

 

Operazioni da intraprendere

Tra le azioni da intraprendere, nel caso in cui un alunno o un operatore scolastico abbiano dei sintomi compatibili con il Covid-19, si segnalano:

  • individuazione di un referente scolastico adeguatamente formato in materia di Covid-19;

  • compilazione di un registro degli eventuali contatti tra alunni e/o personale di classi diverse;

  • collaborazione con i genitori per la misurazione quotidiana della temperatura corporea e segnalazione eventuali assenze per motivi di salute riconducibili al Covid-19.

 

Cosa fare in caso di sintomatologia a scuola

Le indicazioni, in breve, su cosa fare nel caso che lo studente manifesti la sintomatologia a scuola:

  • deve essere accompagnato da un adulto, protetto da mascherina chirurgica, in un’area di isolamento previamente individuata dalla scuola;

  • devono essere contattati tempestivamente i genitori.

I genitori, poi, devono rivolgersi al pediatra o al medico di famiglia per valutare la possibilità di contattare il Dipartimento di prevenzione (DdP) per l’esecuzione del tampone; il DdP dovrà, inoltre, eseguire un’indagine sull’identificazione dei contatti avuti e valutare le misure più adeguate da adottare per impedire l’ulteriore diffusione del virus.

Il documento parla, nel caso specifico, di un’implementazione della quarantena per compagni di classe, insegnanti e altri soggetti che rientrano nella definizione di contatto stretto.

 

Contenuti del vademecum

Ecco di seguito una sintesi degli argomenti trattati:

  • preparazione alla riapertura delle scuole in relazione alla risposta ad eventuali casi/focolai di COVID-19;

  • risposta a eventuali casi e focolai da COVID-19;

  • formazione, informazione e comunicazione per operatori sanitari e operatori scolastici;

  • monitoraggio e studi;

  • tempistica prevista di alcuni prodotti correlati a questa tematica;

  • criticità.

 

Chiude la pubblicazione sul rischio contagio nelle scuole una scheda riassuntiva in riferimento ai seguenti casi:

  • alunno con sintomatologia a scuola;

  • alunno con sintomatologia a casa;

  • operatore scolastico con sintomatologia a scuola;

  • operatore scolastico con sintomatologia a casa.

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Sitazione aggiornata in tempo reale:

SUPERBONUS 110%, Il problema principale: LA CESSIONE DEL CREDITO...ma cos'è davvero? FACCIAMO CHIAREZZA

August 20, 2020

Cos'è la cessione del credito?

L’articolo 1260 del Codice Civile disciplina la cessione del credito, derubricandolo con il nome di “cedibilità dei crediti”. 

La norma dice: “Il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore, purché il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge. Le parti possono escludere la cedibilità del credito, ma il patto non è opponibile al cessionario, se non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione”.

La cessione del credito è un mero accordo tra il creditore di un rapporto obbligatorio e un terzo a cui il creditore decide di cedere il proprio credito. Se una persona è titolare di un credito ha la possibilità di cederlo ad una terza persona, inizialmente estranea al rapporto di obbligazione tra due o più parti. In questa sede vedremo in che cosa consiste tale cessione di credito e come si può attuare.

Il terzo, dopo la cessione, sarà legittimato a procedere per la riscossione del credito nei confronti del debitore poiché, dal momento della cessione in avanti, il creditore sarà proprio il terzo cui il credito è stato ceduto.

La cesione del credito prevede l'esistenza di tre soggetti denominati:

 

  • cedente (il creditore originario),

  • cessionario (il soggetto a cui il credito viene ceduto),

  • ceduto (il debitore).

 

Se sono presenti questi soggetti, quindi, siamo sicuri di trovarci nell'ambito di una cessione di credito. Si indichi poi che i presupposti per la cessione sono essenzialmente due:

  1. La titolarità della posizione soggettiva di creditore;

  2. La disponibilità di quella posizione da parte del titolare di diritto.

 

Come funziona la cessione del credito nell'Ecobonus del 110% 

Una delle principali novità riguarda il ritorno dello sconto in fattura e dalla possibilità di cessione del credito anche alle banche, e non solo da parte di soggetti che non riescono a pagare .

La super detrazione fiscale per la riqualificazione energetica ed antisismica degli edifici è il fiore all’occhiello del decreto Rilancio. L’obiettivo è duplice:

 

  1. incentivare i lavori di ristrutturazione di edifici esistenti

  2. risollevare il mercato edilizio.

Le formule della cessione del credito e dello sconto in fattura danno la possibilità alle persone che ne usufruiscono di fare i “lavori in casa gratis” (o quasi) rinunciando però al premio di Stato.

Se da un lato conviene utilizzare l’ecobonus del 110% come detrazione fiscale, attendendo i 5 anni previsti per il recupero in dichiarazione dei redditi, dall’altro dall’altro bisogna fare i conti con i casi di incapienza.

Analizziamo quindi nel dettaglio i due aspetti in modo da fare la scelta giusta tra cessione del credito e sconto in fattura o utilizzo diretto della detrazione fiscale dell’ecobonus 110%.

 

cosa conviene?

Tra le opzioni previste dal decreto Rilancio quella dell’uso diretto della detrazione fiscale in dichiarazione dei redditi è la più conveniente economicamente, perché ti permette di beneficiare il 10% di ritorno previsto dall’Ecobonus.

Ma quali sono le regole e gli aspetti da considerare caso per caso?

La cessione del credito (e lo sconto in fattura per i grandi lavori) era stata introdotta come meccanismo per agevolare i soggetti incapienti, ovvero coloro che non versando abbastanza Irpef erano esclusi dai bonus fiscali sui lavori in casa.

Tra le ragioni da considerare per la scelta, vi è proprio la capienza Irpef disponibile.

La detrazione fiscale riconosciuta con l’Ecobonus del 110% viene divisa in 5 quote annuali di pari importo, ed il mancato utilizzo di una parte o dell’intero importo della rate di sgravio Irpef viene persa.

L’importo “incapiente” non si può richiedere a rimborso e non può essere usato negli anni successivi. Insomma, si incorre ad un doppio rischio:

  1. annullare il guadagno del 10%,

  2. perdere parte della detrazione fiscale riconosciuta.

Un rischio particolarmente alto per i contribuenti con redditi bassi, ma che bisognerà considerare caso per caso. Si pensi anche a chi detrae dall’Irpef un numero elevato di spese (istruzione, spese sanitarie, contributi, e via di seguito).

 

come evitare l’incapienza?

È possibile superare il problema dell’incapienza Irpef grazie alla fruizione della detrazione fiscale del 110%, cioè la cessione del credito e lo sconto in fattura.

Se devi ristrutturare casa e hai intenzione di installare i pannelli fotovoltaici e cambiare la tua vecchia caldaia puoi farlo optando per il trasferimento del super bonus ad altri soggetti, come ad esempio l’impresa che effettua i lavori o addirittura le banche, rinunciando in contropartita a quel 10% di guadagno previsto dal decreto Rilancio.

In questo caso infatti l’Ecobonus del 110% passerebbe al soggetto cessionario del credito fiscale.

La cessione del credito, unita allo sconto in fattura, è conveniente per chi non ha liquidità sufficiente per affrontare i lavori di riqualificazione energetica, in quanto (entro i limiti di spesa fissati dal decreto Rilancio) si potrebbe di fatto decidere di avviare lavori rilevanti senza alcun esborso economico.

L’ecobonus del 110% porta la possibilità di chiamare in ballo anche le banche oltre che le imprese ed il fornitore.

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Il miraggio dei contagi zero, il virus pronto a rialzare la testa già entro l’estate... FACCIAMO ATTENZIONE!

July 30, 2020

La minaccia arriva non solo dall’importazione del virus dall’estero, ma dall’emergere di nuovi focolai «autoctoni» con catene di contagio che nascono in famiglia e con i giovani come veicoli principali

Il virus è pronto a rialzare la testa anche in Italia. Dopo averlo fatto vicino a noi - dalla Spagna alla Francia dove si superano i mille casi o alla Germania con quasi 700 nuovi contagi - le prime avvisaglie si vedono anche nel nostro Paese dove si accendano continuamente focolai in tutte le Regioni: se ne contano oltre cento nuovi a settimana , in tutto in Italia ce ne sono 655 attivi. Con la minaccia che non arriva solo dall’importazione del virus dall’estero in particolare dall’est Europa, ma dall’emergere di nuovi focolai «autoctoni» con catene di contagio che nascono in famiglia e con i giovani, alle prese con una vita sociale intensa nel pieno dell’estate, che diventano in questa fase i veicoli più importanti del virus

 

I focolai in crescita in tutta Italia

Da giorni i nuovi casi si aggirano tra i 200-300 al giorno. La certezza oggi è che il traguardo dei contagi zero ormai è solo un miraggio, anzi ora il rischio è che l’allarme rosso suoni nel nostro Paese anche prima dell’autunno quando si paventava l’arrivo di una seconda ondata del Covid. Guardando alle ultime settimane secondo gli ultimi tre monitoraggi integrali (quelli non pubblici) ministero Salute-Iss i focolai di Covid-19 sono in costante aumento: 99 nella settimana di monitoraggio 29 giugno-5 luglio, poi 109 focolai nella settimana successiva e infine 120 nell’ultima monitorata (13-19 luglio). Numeri questi che visti i tempi di incubazione del Covid (2-3 settimane) fanno presagire un peggioramento per le prossime settimane quando si vedranno ancora di più gli effetti della intensa vita sociale estiva, in spiaggia e la sera.

Il campanello d’allarme dei ricoveri in leggera ripresa

Anche l’ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe conferma questo trend: nella settimana 22-28 luglio, rispetto alla precedente, c’è stato un incremento del 23,3% dei nuovi casi (1.736 contro 1.408), a fronte di un lieve aumento del numero di tamponi diagnostici. Relativamente ai dati ospedalieri, se i pazienti in terapia intensiva diminuiscono (40 contro 49), quelli ricoverati con sintomi sono in lieve aumento (749 contro 732). Si tratta per la prima di un'inversione di tendenza nel trend dei pazienti ospedalizzati con sintomi, che era in costante discesa da inizio aprile. Un dato quest’ultimo che suona come un primo campanello d’allarme perché potrebbe significare anche una maggiore carica virale del Covid. «Nell'ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – due spie rosse confermano la necessità di mantenere alta la guardia, senza allarmismi ma con senso di grande responsabilità individuale e collettiva».

 

I virologi: ora non abbassare la guardia

«Le condizioni per una ripresa intensa della circolazione del virus ci sono tutte: innanzitutto nel mondo è in corso una pandemia con numeri sempre più in crescita anche in Paesi con cui abbiamo intensi rapporti, ma poi cominciano ad emergere focolai autoctoni, locali, non legati a screening e contagi in arrivo dall’estero», avverte l’epidemiologo Pierluigi Lopalco. Che lavora nella task foce della Puglia dove «dopo settimane di contagi quasi zero aumentano i casi e si vedono di nuovo pazienti sintomatici, con febbre che prima non vedevamo quasi più». Anche Luca Richeldi pneumologo al Gemelli di Roma e membro del Cts invita a non abbassare la guardia guardando proprio a quello che capita in molti Paesi: «Se prima eravamo l’epicentro in Europa ora siamo uno dei Paesi che a livello epidemiologico è messo in condizioni migliori perché abbiamo fatto un lockdown rigoroso e non abbiamo riaperto le scuole in anticipo». Ma il rischio di prendere la strada di altri Paesi come la Spagna c’è, «possiamo evitarlo se continuiamo a tracciare e isolare . Ecco forse ora siamo meno aggressivi con il numero dei tamponi. Ne andrebbero fatti di più».

IL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO AVVERTE!

I dati degli ultimi giorni "destano preoccupazione e richiedono la massima attenzione da parte di tutti". Così fonti del Comitato tecnico scientifico del governo analizzano gli ultimi numeri sulla diffusione del coronavirus in Italia, sottolineando comunque che sia il sistema sanitario sia quello per individuare i nuovi focolai "stanno funzionando bene e per il momento non ci sono criticità".  "Il trend dei contagi è in crescita - aggiungono le fonti - ed esiste il rischio che la situazione possa sfuggire di mano come avvenuto già in altri paesi europei ed extraeuropei". Per questo, è l'invito ribadito dal Cts, occorre "massima attenzione" nel rispetto delle misure di prevenzione, dal distanziamento sociale all'uso della mascherina fino al divieto di assembramento. 

Situazione in tempo reale INTORNO A TE SEMPRE AGGIORNATA: CASI TOTALI - RAPPORTI: Italia, Regioni e provincie. tutto a portata di clic!!! 

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Superbonus!!!: dettagli ed interventi per le detrazioni al 110% - ADESSO E' LEGGE...

July 23, 2020

Pubblicata in Gazzetta la legge Rilancio: dai finanziamenti a fondo perduto alle detrazioni al 110%. Tutte le misure che interessano imprese, professionisti e cittadini.

Non ti va di leggere...

clicca sull'immagine in alto per il riassunto dell'ecobonus/riqualificazione energetica a costo "zero"

Il dl n. 34/2020 denominato “decreto Rilancio”, convertito nella legge 77/2020, pubblicata in Gazzetta il 18 luglio, prevede tra le varie misure per uscire dall’emergenza economica generata dal coronavirus, detrazioni fiscali al 110% (superbonus) in materia edilizia.

Nel titolo VI – misure fiscali – all’articolo 119 è prevista la detrazione nella misura del 110%  per interventi:

  • volti ad incrementare l’efficienza energetica degli edifici;

  • per la riduzione del rischio sismico;

  • relativi all’installazione di impianti fotovoltaici;

  • per l’installazione di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici.

La detrazione al 110% tuttavia è limitata ad alcuni interventi specifici e prevede alcuni vincoli che ne circoscrivono il campo d’azione.

Per tali interventi è previsto che il contribuente potrà optare, in luogo della detrazione, per un contributo sotto forma di sconto in fattura da parte del fornitore, che potrà recuperarlo sotto forma di credito di imposta cedibile ad altri soggetti, comprese banche e intermediari finanziari.

Ecobonus al 110%

La detrazione di cui all’articolo 14 del dl 63/2013 (convertito nella Legge n. 90/2013) si applica nella misura del 110%, per le spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, da ripartire tra gli aventi diritto in 5 quote annuali di pari impatto.

Gli interventi agevolati sono:

  1. interventi di isolamento termico (cappotto termico);

  2. impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda;

  3. interventi sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti (ad es. case a schiera) e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno per la sostituzione degli impianti di climatizzazione.

Il superbonus in pratica riguarda principalmente gli interventi condominiali (cappotto termico ed impianti centralizzati), gli edifici unifamiliari o gli edifici a schiera (cappotto e/o sostituzione impianti di riscaldamento).

a – Interventi d’isolamento termico

Sono agevolati gli interventi di isolamento termico (come ad esempio il cappotto termico) delle superfici opache verticali, orizzontali ed inclinate che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 % della superficie disperdente lorda dell’intero edificio (o dell’unità immobiliare situata all’interno di edifici plurifamiliari che sia funzionalmente indipendente e disponga di uno o più accessi autonomi dall’esterno).

La detrazione è calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a :

  • euro 50.000 per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno;

  • euro 40.000 moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da due a otto unità immobiliari;

  • euro 30.000 moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da più di otto unità immobiliari.

I materiali isolanti utilizzati devono rispettare i Criteri Ambientali Minimi.

b – Impianti centralizzati

La detrazione del 110% è prevista per gli interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per:

  • il riscaldamento;

  • il raffrescamento;

  • la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione;

con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal regolamento delegato (UE) n. 811/2013 della Commissione del 18 febbraio 2013, a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo, ovvero con impianti di microcogenerazione.

La detrazione è calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a euro 30.000 moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’ edificio ed è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell’impianto sostituito.

c – Sostituzione degli impianti di climatizzazione negli edifici unifamiliari/plurifamiliari indipendenti

Sono detraibili gli interventi sugli edifici unifamiliari, o plurifamiliari con accesso indipendente, per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per:

  • il riscaldamento;

  • il raffrescamento;

  • la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione;

a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo, ovvero con impianti di microcogenerazione.

La detrazione di cui alla presente lettera è calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a euro 30.000 ed è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell’ impianto sostituito.

Detrazione per altri interventi di efficientamento energetico (ecobonus classico)

Solamente coloro che eseguono interventi di cui alla lettera a,b,c potranno detrarre, con l’aliquota del 110% anche altri interventi di efficientamento energetico di cui all’articolo 14 del dl n.63/2013 (ecobonus), nei limiti di spesa previsti per ciascun intervento di efficientamento energetico previsti dalla legislazione vigente.

Rispetto dei requisiti in materia di prestazioni energetiche

Ai fini dell’accesso alla detrazione, tutti i suddetti interventi devono rispettare i requisiti minimi previsti dal comma 3-ter dell’ articolo 14 del dl 63/2013, e, nel loro complesso, devono assicurare, anche  congiuntamente agli interventi di istallazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo, il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio.

Se il miglioramento di due classi non fosse possibile, perché già si trova in una classe alta, sarà necessario il conseguimento della classe energetica più alta.

Il passaggio di due classi energetiche dovrà essere dimostrato mediante l’attestato di prestazione energetica (APE), ante e post intervento, rilasciato da tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata.

Detrazione del 110% per impianti fotovoltaici

Prevista la detrazione al 110% in caso di installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici eseguita congiuntamente ad uno degli interventi lettera a,b,c.

La detrazione per tali impianti è innalzata al 110% solo se eseguita contestualmente a interventi condominiali (cappotto termico ed impianti centralizzati) o gli edifici unifamiliari/plurifamiliari con accesso indipendente (cappotto e  sostituzione impianti di riscaldamento).

La detrazione spetta per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, nella misura del 110%, fino ad un ammontare complessivo delle stesse spese non superiore a euro 48.000 e comunque nel limite di spesa di euro 2.400 per ogni kW di potenza nominale dell’ impianto solare fotovoltaico, da ripartire tra gli aventi diritto in 5 quote annuali di pari importo.

La detrazione è riconosciuta anche per l’installazione, contestuale o successiva, di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici.

La detrazione è subordinata alla cessione in favore del GSE dell’energia non auto-consumata in sito e non è cumulabile con altri incentivi pubblici o altre forme di agevolazione di qualsiasi natura previste dalla normativa europea, nazionale e regionale, compresi i fondi di garanzia e di rotazione, e gli incentivi per lo scambio sul posto.

Detrazione al 110% colonnine di ricarica auto elettriche

Per l’installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici si prevede la detrazione al 110% da ripartire tra gli aventi diritto in 5 quote annuali di pari importo, sempreché l’ installazione sia eseguita congiuntamente ad uno degli interventi di cui alla lettera a,b,c.

 

Sismabonus al 110%

Per gli interventi relativi al sismabonus l’aliquota delle detrazioni è elevata al 110% per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.

In caso di cessione del corrispondente credito ad un’impresa di assicurazione e di contestuale stipula di una polizza che copre il rischio di eventi calamitosi, la detrazione spetta nella misura del 90%.

Tali disposizioni non si applicano agli edifici ubicati in zona sismica 4.

La detrazione è riconosciuta anche per la realizzazione di sistemi di monitoraggio strutturale continuo a fini antisismici, a condizione che sia eseguita congiuntamente a uno degli interventi di a,b,c.

Beneficiari

Possono accedere alle suddette detrazioni:

  1.  i condomìni;

  2. le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari;

  3. gli Istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati nonché dagli enti aventi le stesse finalità sociali;

  4. le cooperative di abitazione a proprietà indivisa, per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci;

    • d-bis ) dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale; dalle organizzazioni di volontariato; dalle associazioni di promozione sociale;

  5. dalle associazioni e società sportive dilettantistiche.

I suddetti soggetti possono beneficiare delle detrazioni sul numero massimo di due unità immobiliari, fermo restando il riconoscimento delle
detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio.

Dl Rilancio è legge. Da superbonus alle auto, tutte le novità

July 16, 2020

A 48 ore dalla scadenza, il decreto Rilancio incassa l'ok definito al Senato.  Anche qui il governo ha posto la fiducia, confermata con 159 sì e 121 voti contrari - APPROFONDIMENTI SUL BONUS AUTO & MOTO 

Il provvedimento prevede interventi da 55 miliardi di euro per tamponare gli effetti economici dell'emergenza coronavirus. In particolare per imprese, lavoratori con partite Iva e dipendenti, famiglie e associazioni del terzo settore introducendo, fra gli altri, l'estensione alle seconde case del superbonus al 110%, gli incentivi per l'acquisto di auto Euro 6, l'aumento dei fondi per le scuole paritarie, lo slittamento di un mese dei congedi per i genitori e l'anticipo della cassa integrazione prevista per l'autunno. Vista la portata degli aiuti, non sono mancate proteste e critiche delle opposizioni sui tempi strettissimi per l'esame a Palazzo Madama. "Il governo e la maggioranza hanno dato 3 giorni per convertirlo", è la denuncia di Nicola Calandrini di Fratelli d'Italia che ha negato la fiducia insieme a Lega, Forza Italia e frange del Misto. Del resto "delusione" per l'iter blindato è stata ammessa dallo stesso presidente della commissione Bilancio, il 5S Daniele Pesco.

 

Ecco il decreto nel dettaglio

- SUPERBONUS: la detrazione al 110% per gli interventi che rendano gli edifici più efficienti dal punto di vista energetico e più sicuri in caso di terremoti è estesa anche a immobili del terzo settore e alle seconde case, tranne case di lusso, ville e castelli. Potranno invece usufruirne i proprietari delle villette a schiera. Per l'efficientamento energetico rivisti al ribasso i tetti di spesa detraibile, che variano in base al tipo di abitazione. Resta la possibilità di interventi senza mettere mano al portafogli, cedendo il superbonus alle imprese che eseguono i lavori o a un istituto finanziario.

- ECOBONUS AUTO E MOTO: incentivi fino a 3.500 euro per chi acquista un'auto Euro 6 (categoria che comprende anche mezzi a benzina e gasolio) e ne rottama una vecchia di almeno 10 anni.  L'incentivo si dimezza senza rottamazione. Il bonus vale fino al 31 dicembre 2020 per auto con prezzi fino a 40 mila euro. Auto green: l'incentivo arriva a 10 mila euro per le elettriche e a 6.500 per le ibride. Per moto e motorini elettrici o ibridi, l'ecobonus sale fino a 4 mila euro in caso di rottamazione di un mezzo vecchio. L'incentivo scatta anche senza rottamazione, ma si ferma a 3 mila euro.

approfondisci al link: 

https://www.theitaliantimes.it/economia/bonus-rottamazione-auto-cos-e-come-funziona-requisiti-importo-dl-clima_120720/

- CIG E CONTRATTI: le quattro settimane di cassa integrazione Covid, previste per l'autunno, si potranno anticipare da subito. Proroga, inoltre, dei contratti di apprendisti e lavoratori a termine, per tanti giorni quanti sono stati quelli di stop imposto dal lockdown. Via libera anche all'adeguamento delle pensioni per gli invalidi totali, che passano da 285 ad almeno 516 euro.

- SCONTO IMU: i Comuni potranno premiare con uno sconto fino al 20% chi pagherà l'Imu scegliendo l'addebito sul conto corrente.

 

- DOCUMENTI: resteranno valide fino alla fine dell'anno le carte d'identità e le patenti scadute nei mesi del lockdown.

- CONGEDI: chi ha figli fino a 12 anni potrà usare i 30 giorni di congedo retribuito al 50% fino al 31 agosto, quindi un mese in più del previsto. Inoltre i Comuni dovranno usare i 150 milioni aggiuntivi stanziati con il decreto per organizzare e pensare a centri estivi per i bambini fino a 3 anni e per i più grandi. La fascia di età è stata infatti modificata, passando da 3-14 anni a 0-16 anni.

- SCUOLE PARITARIE: raddoppiati i fondi con altri 150 milioni. Grazie a una nuova deroga poi, le classi delle elementari potranno avere anche meno di 15 alunni.

- SERVIZI TELEFONICI 'SGRADITI': l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può "ordinare, anche in via cautelare" la rimozione dei servizi di telefonia attivati senza il consenso degli utenti. Previste anche multe fino a 5 milioni per chi non si adegua.

- SMART WORKING: per il 50% dei dipendenti della pubblica amministrazione con mansioni che possono essere svolte da casa, lo smart working viene prorogato fino al 31 dicembre 2020. La modifica al decreto Rilancio introduce poi il "Piano organizzativo del lavoro agile", con il quale dal primo gennaio 2021 la percentuale salirà ad almeno il 60%.

- ZONE ROSSE: stanziati 40 milioni per i Comuni delle zone rosse esclusi dai primi fondi ad hoc. Altri 20 milioni andranno a puntellare le amministrazioni in dissesto, compresi i Comuni sciolti per mafia.

- TOSAP: per gli ambulanti arriva l'esenzione, per due mesi, della tassa per l'occupazione di spazi e aree pubbliche (Tosap) e del canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche (Cosap)

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DECRETO SEMPLIFICAZIONI...FINALMENTE!!__tutte le novità per accelerare e snellire i procedimenti della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

July 02, 2020

In questi giorni si sta definendo il contenuto del dl semplificazioni: accelerazione dei procedimenti, snellimento delle pratiche, ricorso a procedure d’urgenza - COME CAMBIA IL TESTO UNICO DELL'EDILIZIA - COME CAMBIA IL NUOVO CODICE APPALTI 

LE semplificazioni

Il dl riguarda, inoltre, i seguiti ambiti di intervento:

  • semplificazioni procedimentali;

  • responsabilità;

  • cittadinanza digitale e accesso ai servizi digitali della PA;

  • sviluppo dei sistemi informatici e digitali della PA;

  • strategia di gestione del sistema informativo pubblico per fini istituzionali;

  • misure per l’innovazione;

  • semplificazioni in materia di attività di impresa e investimenti pubblici;

  • semplificazioni in materia ambientale;

  • semplificazione in materia di green economy.

Di seguito riportiamo le novità di carattere generale contenute nella bozza in circolazione in questi giorni. 

Semplificazioni procedimentali

Il dl semplificazioni dovrebbe apportare delle modifiche alla legge n. 241/1990 (norme sul procedimento amministrativo) volte a rendere efficaci alcuni provvedimenti, già insiti nella legge, tenendo conto delle diverse criticità emerse in fase applicative.

L’obiettivo è quello di ridurre i tempi dei procedimenti, risolvendo prima di tutto il problema degli atti “tardivi”.

Si prevede, inoltre, che le PA misurino la durata effettiva dei procedimenti di maggior impatto sui cittadini, e sulle imprese, e che pubblichino e comparino tali dati rispetto ai dati previsti dalle norme vigenti.

Con un apposito DPCM si provvederà inoltre ad aggiornare, ed a ridurre, i termini di conclusione dei  procedimenti previsti dalle varie norme.

E’ previsto inoltre che le amministrazioni possano procedere indipendentemente dall’espressione di pareri di altre PA, se questi non vengano resi nei termini.

 

Conferenza dei servizi straordinaria

La proposta normativa definisce una procedura di conferenza di servizi straordinaria, per un tempo determinato, al fine di introdurre semplificazioni procedimentali per talune opere la cui realizzazione è necessaria per il superamento della fase emergenziale COVID-19 e per i quali vi è una situazione di estrema urgenza.

In particolare, la disposizione consente alle amministrazioni di procedere esclusivamente mediante conferenza dei servizi semplificata, in modalità asincrona, prevedendo, altresì, che la conferenza operi secondo una tempistica più breve rispetto a quanto attualmente fatto.

 

Agenda per la semplificazione e modulistica standardizzata

La disposizione prevede l’adozione, anche per gli anni 2020-2023, dell’agenda per la semplificazione condivisa tra Regioni ed Enti locali in quanto per la ripresa è essenziale un impegno di tutte le amministrazioni pubbliche.

E’ prevista in particolare, una ricognizione delle procedure al fine di tipizzare e individuare le attività soggette ad autorizzazione.

Ciò al fine di dare inizio ad un percorso condiviso, finalizzato alla successiva adozione di provvedimenti volti alla eliminazione delle autorizzazioni, degli adempimenti e di misure incidenti sulla libertà di iniziativa economica, ritenuti non indispensabili, o a semplificare i relativi procedimenti, in modo da ridurre il numero delle fasi e delle amministrazioni intervenienti.

 

Responsabilità erariale

La norma chiarisce che il dolo va riferito all’evento dannoso in chiave penalistica e non in chiave civilistica.

Inoltre, fino al 31 luglio 2021, si limita la responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica per l’azione di responsabilità al solo profilo del dolo per le azioni e non anche per le omissioni,

In modo che:

i pubblici dipendenti abbiano maggiori rischi di incorrere in responsabilità in caso di non fare (omissioni e inerzie) rispetto al fare, dove la responsabilità viene limitata al dolo.

 

Controllo concomitante della Corte dei conti

La norma introduce una nuova forma di controllo concomitante della Corte, diretta ad evitare le disfunzioni, le inerzie e le devianze attuative che sovente si riscontrano nei procedimenti aventi a oggetto l’erogazione di contributi o il trasferimento di risorse a soggetti pubblici o privati destinati al finanziamento di spese d’investimento.

 

Modifiche alla disciplina dell’abuso d’ufficio

La disposizione interviene sulla disciplina dell’articolo 323 del codice penale, attribuendo rilevanza alla violazione da parte del pubblico, ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, nello svolgimento delle pubbliche funzioni, di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge, o da atti aventi forza di legge.

 

Semplificazioni della misura Nuova Sabatini

Il dl semplificazioni prevede l’aumentato dell’importo di erogazione, in unica soluzione, delle agevolazioni “nuova Sabatini”.

Sarà poi previsto un dm di semplificazione per le misure della Sabatini sud prevista dalla legge di bilancio 2020.

 

Semplificazione e accelerazione della procedura di VIA

L’attuale normativa prevede tempi di durata della procedura VIA molto lunghi (prescreening di 8 mesi circa, valutazione VIA 20 mesi circa, fase di consultazione di  15 mesi circa, provvedimento unico ambientale circa 28 mesi) che, nella realtà diventano ancora più lunghi arrivando a toccare anche punte estreme di 10 anni circa.

 

Abbattere i tempi di durata del procedimento è, pertanto, la prima necessita.

Per conseguire la certezza dei tempi di chiusura del procedimento si propone:

  • previsione dell’obbligo di presentazione sin dall’avvio del procedimento da parte del proponente del progetto di fattibilità o del progetto definitivo (in luogo degli attuali elaborati progettuali);

  • riduzione dei termini attualmente previsti dal dlgs 152/2006 in capo all’Amministrazione;

  • esercizio del potere sostitutivo dello Governo in caso di inerzia nella conclusione del procedimento.

Il dl semplificazioni ed il testo unico dell’edilizia

La bozza del documento di sintesi riporta, al Capo II, alcune semplificazioni in materia edilizia.

Il decreto conterrà quindi delle proposte per la semplificazione, velocizzazione e agevolazione degli interventi in materia edilizia, essenzialmente volti a:

  • rendere immediatamente realizzabili le opere legittimamente fattibili;

  • incentivare la rigenerazione urbana.

Demolizione e ricostruzione

Tra le varie misure sicuramente quella più significativa riguarda gli interventi di demolizione e ricostruzione.

Per questi interventi, se ricadenti in un piano di rigenerazione urbana, non bisognerà più rispettare il vincolo del rispetto della sagoma e dell’area di sedime dell’edificio preesistente.

Modifica dei prospetti

Un’altra novità molto interessante che dovrebbe essere contenuta nel decreto è quella riguardante la possibilità di modificare i prospetti degli edifici in maniera più semplice e rapida.

Infatti il documento renderebbe ammissibile le modifiche dei prospetti, classificandole come opere di manutenzione straordinaria, nel caso esse siano indispensabili a garantire l’agibilità o l’accessibilità delle unità immobiliari.

Mentre sarebbero da qualificare come una ristrutturazione edilizia le modifiche in facciata non legate a”agibilità o l’accessibilità”.

Strutture leggere

Il decreto inoltre prevederebbe una nuova classificazione, nelle attività ricadenti in edilizia libera, delle strutture leggere destinate ad essere rimosse alla fine del loro utilizzo stagionale.

Proroga dei titoli edilizi

Nel testo della bozza si prevede la possibilità di chiedere la proroga della validità dei titoli edilizi, prima che siano decorsi i termini per l’inizio o per la fine dei lavori (rispettivamente di un anno e di tre anni dal rilascio del titolo).

In pratica prima della scadenza di tali termini il privato potrebbe chiedere una proroga con una mera comunicazione allo sportello unico comunale.

Conferenza dei servizi semplificata

Il decreto prevede che attraverso la conferenza di servizi semplificata vengano acquisiti gli atti di assenso, delle altre amministrazioni, richieste per la realizzazione dell’intervento:

l’obiettivo è quello di standardizzare e accelerare i termini di svolgimento delle procedure edilizie.

Il decreto semplificazioni ed il codice appalti

Un documento di sintesi del 29 giugno, diffuso attraverso la stampa del settore, prevede al titolo I, capo I, misure di “Semplificazioni in materia di contratti pubblici”.

Tali misure sono straordinarie, perché direttamente collegate all’emergenza COVID-19 ed alle sue dirette ricadute sull’economia italiana, e temporanee, perché dovrebbero riguardare unicamente le procedure avviate fino al 31 luglio 2021.

Modalità di affidamento

Fino a luglio 2021 sarebbe possibile ridurre a solo due fasce, al di sotto delle soglie comunitarie, le modalità di affidamento dei contratti pubblici:

  • fino a 150.000 euro si prevede l’affidamento diretto o in amministrazione diretta per appalti di lavori, servizi e forniture;

  • sopra i 150.000 euro, e fino alla soglia comunitaria, si utilizzerebbe la  procedura negoziata, senza bando, con consultazione di almeno 5 operatori e applicando un principio di rotazione degli inviti. L’individuazione degli operatori dovrebbe avvenire tramite indagini di mercato o appositi elenchi.

Per i contratti sopra soglia (5.350.000 di euro per gli appalti pubblici di lavori e concessioni), si prevede il ricorso alle procedure ristrette o, nei casi previsti dalla legge, della procedura competitiva con negoziazione di cui agli articoli 61 e 62 del decreto legislativo n. 50 del 2016, per i settori ordinari, e di cui agli articoli 123 e 124, per i settori speciali, in ogni caso con i termini ridotti per ragioni di urgenza.

Ricordiamo infatti che a seguito dello Sblocca cantieri le fasce per le modalità di affidamento dei lavori sono 5, come chiarito nel nostro articolo di approfondimento.

Certificazione antimafia in via d’urgenza

Fino al 31 luglio 2021, il decreto prevede che si possa applicare la procedura d’urgenza per il rilascio della certificazione antimafia.

In particolare il dl fa riferimento alla consultazione della banca dati nazionale unica della documentazione antimafia prevista all’articolo 96, del dlgs 159/2011 (codice antimafia).

Ricorsi giurisdizionali e sospensione delle opere

Il decreto prevede che la stazione appaltante sia tenuta a concludere il contratto nei termini previsti, senza dover attendere l’esito di eventuali ricorsi presentati dagli altri partecipanti alla gara.

La norma vuole evitare che, in accordo con l’aggiudicatario, venga ritardata o rinviata la stipulazione del contratto a causa della pendenza di ricorsi giurisdizionali.

Il dl vorrebbe inoltre limitare i casi in cui i Giudici possano sospendere i lavori e chiudere i cantieri, limitando il potere di sospensione dei giudici ai reati penali, ai reati legati al codice antimafia, ai vincoli inderogabili dell’UE, a seguito di provvedimenti in materia di gravi minacce alla salute pubblica/pubblico interesse o di “gravi ragioni di ordine tecnico”.

Verrebbe così a prevalere, sugli aspetti legati alle aule dei tribunali, la “celere prosecuzione e realizzazione delle opere”.

Altre disposizioni in materia di contratti pubblici

La bozza del decreto semplificazioni inoltre prevede:

  • la nomina di commissari straordinari per interventi infrastrutturali, limitatamente per opere strategiche o di particolare complessità;

  • la riduzione dei termini procedimentali per ragioni di urgenza;

  • che le procedure di affidamento di lavori, servizi e forniture possono essere avviate anche in mancanza di una specifica previsione nei documenti di programmazione.

BONUS VACANZE! tutti i dettagli e le restrizioni

June 25, 2020

Dalle Entrate la guida con tutti i passaggi per ottenere il bonus vacanze: quanto vale, come chiederlo, a chi spetta - Ma attenzione! Le regole e i divieti ancora da seguire 

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la guida con le istruzioni per richiedere e utilizzare il bonus vacanze previsto dal decreto Rilancio (dl n. 34/2020).

CLICCA SULL'IMMAGINE IN ALTO PER SCARICARE LA GUIDA COMPLETA SU COME RICHIEDERE IL BONUS 

 

Ricordiamo che l’agevolazione, rivolta ai nuclei familiari con un reddito ISEE non superiore a 40.000 euro, è destinata al pagamento di servizi offerti in Italia da:

  • imprese turistico-ricettive;

  • agriturismi;

  • bed&breakfast.

 

Il bonus spetta nella misura massima di 500 euro, da utilizzare per l’80% sotto forma di sconto per il pagamento del servizio turistico e per il 20% come detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi.

 

Il calendario del bonus

Il Bonus vacanze può essere richiesto e utilizzato sul territorio nazionale dal 1° luglio al 31 dicembre 2020 da uno dei componenti del nucleo familiare, anche diverso dal soggetto che lo richiede:

Il bonus può raggiungere un importo massimo di:

  • 500 euro nel caso delle famiglie composte da almeno 3 persone;

  • 300 euro per le famiglie composte da 2 persone;

  • 150 euro in caso di nuclei familiari  composti da una sola persona.

 

Il perimetro dell’agevolazione

Per fruire del bonus le spese devono essere sostenute in un’unica soluzione per i servizi resi da una sola struttura ricettiva e vanno documentate con fattura, documento commerciale o scontrino/ricevuta fiscale emesso dal fornitore, con indicazione del codice fiscale di chi intende fruire del bonus.

L’app IO per richiedere e attivare  il bonus

Per richiedere l’agevolazione, il cittadino deve installare ed effettuare l’accesso a IO, l’app dei servizi pubblici, resa disponibile da PagoPA S.p.A.

Una volta entrati nell’app, a cui si accede mediante l’identità digitale SPID o la Carta d’Identità Elettronica (CIE 3.0), il contribuente potrà richiedere il bonus dopo aver verificato di averne diritto (se ha, cioè, una Dichiarazione sostitutiva unica – DSU – in corso di validità, da cui risulti un indicatore ISEE sotto la soglia di 40.000 euro).

In caso positivo otterrà un codice univoco e un QR-code che potranno essere utilizzati per la fruizione del bonus. Per poter accedere al bonus è quindi importante, anche prima del 1° luglio 2020:

  • assicurarsi di avere presentato una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per il calcolo dell’ISEE;

  • dotarsi di una identità digitale SPID, se non si è già in possesso di una Carta d’Identità Elettronica abilitata per l’accesso all’app IO  (versione CIE 3.0);

  • installare sul proprio  smartphone l’app dei servizi pubblici.

 

Come si utilizza

Il bonus viene utilizzato in due forme:

  • l’80% dell’agevolazione, infatti, viene attribuita ad uno qualunque dei componenti della famiglia sotto forma di sconto diretto, al momento del pagamento del servizio turistico presso la struttura ricettiva prescelta.

  • il restante 20% sarà portato in detrazione dalle imposte dovute nella dichiarazione dei redditi del prossimo anno, dallo stesso soggetto che ha utilizzato lo sconto e che quindi dovrà essere l’intestatario della fattura, del documento commerciale o dello scontrino/ricevuta fiscale emesso dal fornitore del servizio turistico.

 

Il codice univoco per spendere il bonus

Al momento del pagamento dell’importo dovuto, da effettuare esclusivamente presso la struttura turistica, il componente del nucleo familiare che intende fruire del bonus deve comunicare al fornitore il codice univoco generato dall’app IO o esibire il relativo QR-code.

Oltre al codice, il Bonus visualizzato nell’app include anche il riepilogo dei seguenti dati: l’importo dello sconto e quello del beneficio fiscale, l’elenco di tutti i componenti del nucleo familiare a cui è attribuito il Bonus e il periodo entro cui è possibile utilizzarlo.

Per riscuotere il Bonus, la struttura ricettiva dovrà verificarne la validità inserendo il codice univoco, il codice fiscale del cliente e l’importo del corrispettivo dovuto in una procedura web dedicata, disponibile nel sito internet dell’Agenzia delle Entrate. In caso di esito positivo del riscontro, il fornitore può confermare a sistema l’applicazione dello sconto e da questo momento l’agevolazione si intende interamente utilizzata.

 

Il recupero dello sconto per la struttura turistico-ricettiva

Il fornitore recupera lo sconto effettuato sotto forma di credito d’imposta che potrà essere utilizzato, a partire dal giorno lavorativo successivo alla conferma dello sconto, in compensazione nel modello F24 senza limiti di importo oppure potrà essere ceduto a terzi, anche diversi dai propri fornitori, compresi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari.

Le regole e i divieti ancora da seguire 

Malgrado le scelte di comportamento dei singoli, restano le norme. E queste dicono che lo stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, resta fino al 31 luglio 2020. Le misure di contenimento del Covid sono quelle confermate nell’ultimo Dpcm, quello dell’11 giugno, ispirate dagli esperti del Comitato tecnico scientifico con i quali si relaziona il governo. E restano valide fino al 14 luglio. Vediamo quali sono le regole e i divieti principali.

Mascherine e distanziamento

Resta l’obbligo di usare mascherine nei luoghi al chiuso accessibili al pubblico (negozi, bar, ristoranti, musei, parrucchieri, centri estetici ecc), inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni (anche all’aperto) in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza di un metro. Distanziamento fisico e igiene costante e accurata delle mani restano «invariate e prioritarie».

 

Divieto di uscita per chi ha la febbre

Chi ha febbre maggiore di 37,5° deve restare a casa contattando il proprio medico curante.

Divieto di assembramento

L’accesso ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici è condizionato al rigoroso rispetto del divieto di assembramento nonché della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

Attività sportiva all’aperto con distanziamento di due metri

È consentito svolgere attività sportiva o attività motoria all'aperto, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l'attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività.

Niente viaggi fino al 30 giugno fuori da Ue e area Schengen

Dal 3 giugno sono state rimosse le restrizioni alla circolazione delle persone fisiche all'interno del territorio nazionale e nell'area europea, area Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord. Ma nei Paesi esterni all'Unione europea e all’area Schengen non si può volare fino al 30 giugno, salvo che per «comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute». Le crociere restano sospese fino al 14 luglio.

 

Discoteche chiuse fino al 14 luglio, ma molte regioni hanno riaperto

In base al Dpcm dell’11 giugno sale da ballo e discoteche, all'aperto o al chiuso, restano chiuse sino al 14 luglio 2020. Così come fino a quella data sono sospese fiere e i congressi. Ma le regioni possono anticipare la ripresa delle attività. Molte regioni come la Puglia, il Veneto, la Toscana, la Sicilia, l’Umbria hanno già riaperto le discoteche. La Campania si appresta a farlo nel weekend del 25-26 giugno.

 

Distanziamento tra ombrelloni in spiaggia

Negli stabilimenti balneari e nelle spiagge libere il distanziamento tra gli ombrelloni deve essere di almeno 10 metri quadri per ognuno. Tra lettini, sedie o sdraio, quando non posizionate nel posto ombrellone, deve essere garantita una distanza di almeno un metro e mezzo. Vietate le attività ludico-sportive di gruppo, è possibile praticare sport individuali come racchettoni nuoto, surf, windsurf, kitesurf.

 

Nei ristoranti un metro di distanza tra i tavoli

Nei ristoranti vanno garantiti un metro di distanza tra i tavoli, porte di ingresso e uscita differenziate, pagamenti preferibilmente digitali al tavolo, pulizia e sanificazione.

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VERSO UN NUOVO ANNO SCOLASTICO O VERSO UN NUOVO DISASTRO??

June 18, 2020

Occorre riaprire le scuole al più presto, pur nel rispetto delle misure di contenimento

Le lezioni del prossimo anno scolastico potrebbero iniziare il 14 settembre. Questa data è stata proposta dalle regioni, per una partenza comune, e rilanciata dalla ministra Azzolina. Diciamolo subito: siamo completamente fuori strada.

Tutti, la ministra per prima, ripetono che la scuola è una priorità, ma non lo è affatto se si riparte più o meno come al solito. Il prossimo non è un anno scolastico qualsiasi: è un anno che viene dopo un periodo drammatico di chiusura delle scuole, in cui più di otto milioni di studenti sono stati costretti a restare a casa per oltre tre mesi, lavorando in condizioni eccezionali e difficili nel migliore dei casi, o non lavorando affatto nel peggiore dei casi, quello di chi non è stato raggiunto dalla didattica a distanza.

Caduta degli apprendimenti

Sappiamo tutti che lunghi periodi di inattività scolastica comportano una grave caduta degli apprendimenti. Se la scuola è una priorità, la prima cosa da chiedersi è: come porre rimedio a questi danni? come rimettersi al lavoro velocemente per permettere agli studenti di recuperare il tempo perduto? La risposta più ovvia è: pur nel rispetto delle misure di contenimento, riaprire le scuole al più presto.

Al più presto significa il primo settembre. In questa direzione si era mosso il governo quando ha approvato il Decreto Scuola (DL 22/2020, convertito dalla Legge 41/2020), che prevede attività didattiche fin dal primo settembre. Tuttavia, iniziare le lezioni due settimane dopo impedisce di realizzare questo intento.

Le attività di cui parla il decreto sono il recupero e l'integrazione degli apprendimenti. Che cosa significa? Le prime sono rivolte agli studenti che hanno delle insufficienze; bene, in effetti non è un problema avviare dei corsi di recupero fin dal primo settembre, per poi iniziare le lezioni il 14, come ha detto la stessa Azzolina.

Tuttavia, questo è un modo del tutto ordinario di affrontare l'inizio del nuovo anno: tolto il fatto che non ci saranno gli esami di settembre, si fanno le solite cose, prima i corsi di recupero e poi l'inizio dell'anno per tutti.

 

Si rimuovono tre enormi problemi:

1) dopo un periodo eccezionale come quello della didattica a distanza, i ragazzi che hanno delle insufficienze difficilmente potranno recuperare in due settimane per poi iniziare normalmente il 14 settembre;

2) probabilmente, ci saranno quest'anno meno insufficienti, perché date le condizioni eccezionali molti docenti non hanno voluto penalizzare gli studenti, e anzi hanno premiato l'impegno che ci hanno messo, pur nell'emergenza: che fare di questi studenti che non sono destinatari di corsi di recupero in senso stretto?

3) infine, il decreto prevede delle attività di “integrazione”. Che cosa vuole dire? Vuol dire che tutti gli studenti, non solo gli insufficienti, avranno bisogno di riprendere con calma una parte delle cose fatte a distanza, per consolidare gli apprendimenti, perché occorre restaurare la relazione didattica in presenza, e perché molte cose sono state trattate poco o male.

Quindi c'è bisogno in generale di un inizio di anno scolastico in cui si ricomincia con calma, riprendendo quanto fatto a distanza, per tutti. Ecco perché il decreto ha previsto delle attività di “integrazione” da avviare già il primo settembre.

 

Inizio lezioni

C'è però un enorme problema: come si fa a iniziare queste attività di integrazione dal primo settembre se non iniziano le lezioni? come si fa a chiedere a tutti gli studenti e ai docenti di venire a scuola a fare delle lezioni di “integrazione degli apprendimenti” se non iniziano le lezioni? E infatti la ministra ha ammesso che dal primo settembre si faranno solo i recuperi, dimenticando del tutto l'integrazione. Così si esce fuori strada.

Il ministero ha previsto correttamente che le attività di recupero e di integrazione si possano svolgere durante tutto l'anno scolastico, se necessario. Se si inizia il 14 settembre, si rischia di cadere (come ha fatto la ministra, come stanno facendo molte scuole) nello schema abitudinario: prima i recuperi, poi le lezioni. L'integrazione si ridurrà a un veloce ripasso all'inizio delle lezioni, e dopo si andrà avanti come se fosse un anno scolastico qualunque.

Perché stiamo sbagliando così? Da dove nasce questo errore? Da due ragioni, una rimossa, e un'altra molto discussa, ma che ci ha portato fuori strada.

La ragione rimossa è il problema della stagione turistica: il governo non ha il coraggio di far ripartire le scuole a pieno ritmo il primo settembre, perché vengono enormi pressioni dal settore turistico per poter lavorare ancora le prime settimane di settembre. Dato il calo delle attività causato dalla crisi sanitaria, questa richiesta è del tutto legittima; dovrebbe però essere oggetto di un dibattito pubblico aperto, in cui si confrontano le esigenze della scuola e quelle del settore turistico, per trovare un compromesso ragionevole.

Invece il problema viene rimosso e quasi vergognandosi si decide di iniziare il 14 settembre, senza discutere le esigenze della scuola. La rimozione va a vantaggio dell'economia ma a svantaggio della scuola. Come in ogni rimozione, prevalgono le pulsioni più forti.

La seconda ragione di questo errore è invece l'andamento del dibattito pubblico sulla scuola nelle ultime settimane. Sulla ripartenza a settembre, il dibattito si è occupato solo di due problemi, invertendo l'ordine naturale delle cose e dimenticandone uno fondamentale: si è occupato delle misure di contenimento da adottare a scuola, e di come organizzare, eventualmente, una didattica “mista”, in parte a distanza e in parte in presenza.

Tutte cose importanti, ma discutere solo di questo presuppone che si sappia già che cosa si vuole fare a scuola da settembre: si è dato per scontato che si faranno sempre le solite cose, e che gli unici problemi sono quelli organizzativi, relativi alla sicurezza e alla didattica mista. Non si è discusso seriamente di come va impostato, nei contenuti e nei metodi, un anno scolastico che viene dopo una crisi scolastica drammatica e che deve sanare ferite profonde.

Si è dato per scontato che tanto si sa, quello che si farà. E così, arrivati al dunque, il problema dell'integrazione degli apprendimenti, cioè la cosa più importante, passa totalmente in secondo piano, anzi viene rimosso, perché si accetta come ovvio che le lezioni inizieranno a metà settembre, che prima si faranno i soliti recuperi organizzati alla meno peggio e che poi si farà un ripassino. Per il resto, si salvi chi può.

 

Elezioni amministrative

Se aggiungiamo che, iniziando il 14 settembre, rischiamo di dover chiudere le scuole dopo una settimana per le elezioni amministrative e per il referendum costituzionale che, sembra, si terranno il 20 settembre, allora stiamo andando incontro a un nuovo disastro.

covid-19 FASE 3 CI SIAMO... ma attenzione!

June 11, 2020

Fase 3, stop a fiere congressi e discoteche e crociere fino al 14 luglio. Ok al calcetto dal 25 giugno. “Sport di contatto” a patto che sia accertata la compatibilità con l’andamento della situazione epidemiologica. Conte: lunedì 15 Immuni in tutta Italia, scaricate sereni.

«Restano sospese sino al 14 luglio 2020 le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso, le fiere e i congressi». Lo prevede il Dpcm sulle aperture della Fase 3 firmato dal premier Giuseppe Conte. «Le regioni e le province autonome, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori, possono stabilire una diversa data di ripresa delle attività, nonché un diverso numero massimo di spettatori» per cinema e concerti «in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi».

«Da lunedì - ha annunciato il presidente del Consiglio - potrà essere scaricata in tutto il territorio nazionale e sarà operativa l’app Immuni. La potete scaricare con sicurezza, serenità e tranquillità, perché tutela la privacy, ha una disciplina molto rigorosa, non invade gli spazi privati».

 

Dal 25 ok agli “sport di contatto”

Dal 12 giugno ripartono invece i campionati ma a porte chiuse, mentre dal 25 giugno tornano anche gli “sport di contatto” amotoriali, la classica “partitella”, «se - ha sttolineato Conte - le regioni ma anche il ministro dello Sport e della Salute accertino che ricorre la compatibilità dello svolgimento con la situazione epidemiologica».

Riaprono le aree giochi nei parchi

È una delle misure pro infanzia previsti in uno schema del Dpcm che dettaglia le regole della Fase 3 a partire da lunedì 15 giugno, salvo dove non diversamente indicato. «È consentito - si legge nel provvedimento - l’accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, anche non formali, al chiuso o all'aria aperta, con l’ausilio di operatori cui affidarli in custodia e con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza predisposti in conformità alle linee guida del Dipartimento per le politiche della famiglia».

Crociere sospese fino al 14 luglio

Fino al 14 luglio sono sospesi i servizi di crociera da parte delle navi passeggeri di bandiera italiana. Lo prevede la bozza, ancora suscettibile di modifiche, del nuovo dpcm. «È consentito alle navi di bandiera estera impiegate in servizi di crociera l'ingresso nei porti italiani esclusivamente ai fini della sosta inoperosa».

Riaprono le sale giochi dal 15 giugno

«Le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo possono essere svolte a condizione che le Regioni e le Province Autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l'andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi».

 

Stop discoteche e congressi

Conte ha confermato che «restano sospese tutte le attività che abbiano luogo in sale da ballo, discoteche. Restano sospese fino al 14 luglio le fiere e i congressi. I corsi professionali potranno essere svolti in presenza».
Il premier ha poi parlato delle «attività di centri benessere, centri termali e culturali» che saranno «consentite a condizione che regioni e province autonome abbiano accertate le compatibilità con l’andamento della curva epidemiologica.

Nel nuovo Dpcm «è aumentato a 120 ore, cinque giorni, il periodo massimo di permanenza senza obbligo di quarantena domiciliare per chi fa ingresso sul territorio nazionale per comprovate ragioni di lavoro» come «per chi va all’estero per comprovate ragioni lavorative».

 

Dal 16 giugno ok ai viaggi nei Balcani

Dal 16 giugno 2020 si potrà viaggiare liberamente verso Albania, Bosnia e Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del nord, Serbia. Lo si legge nella bozza del nuovo Dpcm.”Non sono soggetti ad alcuna limitazione - viene inoltre confermato - gli spostamenti da e per i seguenti Stati: Stati membri dell'Unione Europea; Stati parte dell'accordo di Schengen; Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord; Andorra, Principato di Monaco; Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano”.

 

No a viaggi extra-Ue fino al 30 giugno

«Fino al 30 giugno 2020, restano vietati gli spostamenti da e per Stati e territori diversi» da quelli dell’Unione europea e dei Balcani «salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute. Resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza».

Lezioni cinesi in vista della «Fase 3»

Non è certo per dire che «non tutto il male vien per nuocere»: la pandemia da coronavirus è un dramma per l'economia globale e per moltissime aziende. Tuttavia va evidenziato che, proprio perché le imprese si trovano ad affrontare situazioni nuove in un contesto difficile e cambiato, si sta verificando un fenomeno di accelerazione di trend che si sarebbero comunque affermati in futuro magari con più lentezza: in particolare, la tendenza alla digitalizzazione attraverso l'intero spettro dei processi aziendali (dal design alla produzione, dalle supply chain a tutto quanto riguarda i rapporti con il consumatore finale) e l'emergenza dell'e-commerce come potenzialità non solo per il B2C ma anche per il B2B (business-to-business).

Messaggi dalla Cina
Il messaggio viene dalla società di consulenza strategica Porsche Consulting, la cui visione globale è influenzata da quanto sta avvenendo in Cina (dove tra l'altro ha da poco aperto una filiale anche a Pechino). Dal quartier generale regionale di Shanghai, Jiawei Zhao, CEO di Porsche Consulting in Cina, afferma che quanto sta accadendo nel Paese di mezzo offre spunti interessanti per le imprese occidentali: quasi una finestra sul futuro. «La Cina, prima ad essere colpita dal coronavirus, è avanti di due mesi rispetto ad altri Paesi negli sforzi di recupero e di ripresa economica in risposta alla nuova situazione che si è creata - afferma il CEO - L'impatto del virus è stato forte, come evidenzia il calo del 6,8% del Pil del primo trimestre del 2020. Ed è difficile pensare a una ripresa a V con il resto del mondo in forte crisi e la domanda per export in calo per un certo periodo di tempo ancora. Se alcuni settori sono ormai pronti a guidare la ripresa tornando ai livelli precedenti la crisi o persino superandoli, altri - a partire da tutto quanto riguarda il turismo e l'entertainment - restano lontani da una piena normalizzazione».

E-commerce e innovazione

La situazione è differenziata tra chi ha subito una frenata imprevista e non rimediabile almeno sul breve termine, come l'automotive, e chi dalla crisi in Cina ha saputo cogliere nuove opportunità. È il caso ad esempio di Missfresh, società di e-commerce nel settore degli alimenti freschi, che ha quadruplicato il fatturato già durante il capodanno cinese: non sono solo i colossi della nuova economia basata su Internet e telecomunicazioni che hanno saputo introdurre innovazioni.

Un altro esempio viene dal settore della logistica-spedizioni, anch'esso colpito duramente ma rivelatosi dinamico in vari sotto comparti: basti pensare alla crescita del giro d'affari del corriere espresso “SF-Express”. È probabile che il successo di queste aziende continui, e che a lungo termine possa alterare i comportamenti dei consumatori cinesi.

 

Impatto differenziato anche in Italia.

Si può immaginare - osserva Josef Nierling, CEO di Porsche Consulting in Italia - un futuro simile per aziende italiane come la start-up Cortilia, o per quelle catene della GDO che sanno meglio organizzarsi: già oggi c'è un impatto molto differenziato nella GDO in Italia: c'è chi ha perso fino al 40% del fatturato e chi ha mostrato una crescita nelle vendite. Nierling rivela che la società ha appena concluso un progetto di consulenza strategica per la realizzazione integrale di una nuova fabbrica utilizzando la realtà virtuale: «Bisogna già pensare alla Fase 3, consolidiamo adesso quelle nuove tecnologie che ci daranno vantaggio nel futuro, come l´ancora poco sviluppato e-commerce nel business-to-business».

La lotta al coronavirus, aggiunge, ha spinto la Cina ad accelerare sulle tecnologie avanzate ad esempio diventando leader mondiale nell'energia solare, e ci offre una lezione sull'innovazione tecnologica “across-the-board” come necessità strategica delle aziende che intendono affrontare con ottimismo lo scenario post-coronavirus.

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DECRETO RILANCIO, L'ITALIA CHE SI RIALZA: RIASSUNTO DEI PUNTI PIU' IMPORTANTI DEL DECRETO PER LE IMPRESE, PROFESSIONISTI E CITTADINI

May 14, 2020

LA PIU' GRANDE MANOVRA ECONOMICA DEL NOSTRO PAESE DAL SECONDO DOPOGUERRA AD OGGI, 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto Rilancio: dai finanziamenti a fondo perduto alle detrazioni al 110%. Tutte le misure che interessano imprese, professionisti e cittadini.

Titolo I – Sistema sanitario ed emergenza

La prima parte del decreto riguarda una serie di misure relative al sistema sanitario, si dispone per esempio il potenziamento e la riorganizzazione della rete ospedaliera, di quella assistenziale e dell’attività di sorveglianza attiva.

E’ previsto inoltre l’incremento di 3.500 posti letto in terapia intensiva e l’assunzione di circa 9.000 infermieri.

Viene introdotto per la prima volta l’infermiere di famiglia o di comunità, per potenziare la presa in carico sul territorio dei soggetti infettati da COVID-19.

Per il 2020, le regioni e le province autonome possono incrementare i fondi della contrattazione integrativa per riconoscere al personale sanitario direttamente impiegato nell’emergenza un premio commisurato al servizio effettivamente prestato.

Dal 2020 al 2024, si incrementano di quasi 100 milioni di euro le borse di studio degli specializzandi di medicina.

Si stanziano risorse per il potenziamento del sistema sanitario militare e per il pagamento degli straordinari delle forze armate e delle forze di polizia.

 

Titolo II – Misure per le imprese

Contributo a fondo perduto

Al fine di sostenere i soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica è riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo, titolari di partita IVA,  comprese le imprese esercenti attività agricola o commerciale, anche se svolte in forma di impresa cooperativa con fatturato nell’ultimo periodo d’imposta inferiore a 5 milioni di euro.

Il contributo spetta se l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 è stato inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. Per i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019, il contributo spetta anche in assenza del requisito del calo di fatturato/corrispettivi.

L’ammontare del contributo è determinato in percentuale rispetto alla differenza riscontrata, come segue:

  1. 20 % per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro nell’ultimo periodo d’imposta;

  2. 15 %  per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400.000 euro e fino a un 1 milione di euro nell’ultimo periodo d’imposta;

  3. 10 %  per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro nell’ultimo periodo d’imposta.

Il contributo non concorrerà alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi e sarà erogato, nella seconda metà di giugno, dall’Agenzia delle Entrate mediante accreditamento diretto.

 

Esenzione dall’Irap

Il decreto prevede l’esenzione dal versamento del saldo dell’IRAP dovuta per il 2019 e della prima rata, pari al 40 %, dell’acconto dell’IRAP dovuta per il 2020 per le imprese con un volume di ricavi fino a 250 milioni e i lavoratori autonomi con un corrispondente volume di compensi. Rimane fermo l’obbligo di versamento degli acconti per il periodo di imposta 2019.

 

Credito d’imposta del 60 % sugli affitti

Ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, spetta un credito d’imposta nella misura del 60 % dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo.

Gli immobili devono quindi essere destinati allo svolgimento di : attività industriali; attività commerciali; attività artigianali, agricole, di interesse turistico; esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

Il credito d’imposta è commisurato all’importo con riferimento a ciascuno dei mesi di marzo, aprile, maggio, a condizione che i soggetti locatari abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di aprile 2020 di almeno il 50 % rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente.

Il credito d’imposta di cui ai commi precedenti è utilizzabile esclusivamente in compensazione, successivamente all’avvenuto pagamento dei canoni.

 

Abolizione prima rata IMU per alberghi e lidi

Il decreto rilancio prevede l’abolizione del versamento della prima rata dell’IMU, in scadenza il 16 giugno 2020, per i possessori di immobili classificati nella categoria catastale D/2, vale a dire alberghi e pensioni, a condizione che i possessori degli stessi siano anche gestori delle attività ivi svolte. La norma prevede la stessa agevolazione per gli stabilimenti balneari, marittimi, lacuali e fluviali.

 

Riduzione degli oneri fissi delle bollette elettriche

Per i mesi di aprile, maggio e giugno 2020, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente dispone, con propri provvedimenti, la riduzione della spesa sostenuta dalle utenze elettriche connesse in bassa tensione diverse dagli usi domestici.

La riduzione riguarda le voci della bolletta identificate come “trasporto e gestione del contatore” e “oneri generali di sistema”, nel limite massimo delle risorse disponibili.

 

Rifinanziamento fondo di garanzia

E’ previsto un incremento delle risorse destinate al fondo di garanzia PMI di cui all’articolo 1, comma 14, del dl n. 23/2020.

Titolo III –  Misure per i lavoratori

Bonus per liberi professionisti INARCASSA e gestione separata Inps

Ai liberi professionisti e ai collaboratori coordinati continuativi (co.co.co) già beneficiari per il mese di marzo dell’indennità pari a 600 euro, viene automaticamente erogata un’indennità di pari importo anche per il mese di aprile 2020.

Ai liberi professionisti iscritti alla gestione separata INPS, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, che abbiano subito comprovate perdite (riduzione di almeno il 33% del reddito del secondo bimestre 2020 rispetto a quello del secondo bimestre 2019), è riconosciuta una indennità per il mese di maggio 2020 pari a 1000 euro.

Si riconosce anche per i mesi di aprile e maggio 2020 l’indennità di 600 euro riconosciuta nel mese di marzo per il sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (tra cui INARCASSA).

Reddito di emergenza (Rem)

Per il mese di maggio si introduce il “reddito di emergenza”, destinato al sostegno dei nuclei familiari in condizioni di necessità economica in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, individuati secondo specifici requisiti di compatibilità e incompatibilità.

Il Rem sarà erogato dall’INPS in due quote ciascuna pari all’ammontare di 400 euro. Le domande per il Rem devono essere presentate entro il termine del mese di giugno 2020.

 

Cassa integrazione

Il decreto rilancio prevede:

  • l’innalzamento a 18 settimane della durata massima del trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende che si trovano già in cassa integrazione straordinaria, nonché del trattamento di integrazione salariale in deroga;

  • lo stanziamento di risorse a copertura della eventuale necessità di un ulteriore finanziamento delle misure di integrazione salariale, prevedendo anche la possibilità di estendere il periodo massimo di durata dei trattamenti per un massimo di quattro settimane fruibili dal 1° settembre al 31 ottobre 2020;

  • misure di semplificazione in materia di ammortizzatori sociali, consentendo ai datori di lavoro che non anticipano i relativi trattamenti, di richiedere il pagamento diretto della prestazione da parte dell’INPS.

 

Divieto di licenziamento

Si estende a 5 mesi il termine previsto dal decreto-legge “cura Italia” entro il quale sono vietati i licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo e quelli collettivi e sono sospese le procedure in corso.

Congedi parentali

Previsto l’innalzamento a 30 giorni dei congedi di cui possono fruire i genitori lavoratori dipendenti del settore privato per i figli di età non superiore ai 12 anni (per il quale è riconosciuta una indennità pari al 50% della retribuzione) e l’estensione del relativo arco temporale di fruizione sino al 31 luglio 2020.

 

Smart working

Fino alla cessazione dello stato di emergenza, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di 14 anni, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali.

Titolo IV – Famiglie e disabili

Il decreto rilancio prevede l’incremento delle dotazioni del Fondo per le non autosufficienze, a tutela dei disabili gravissimi ed i non autosufficienti, e del Fondo per le politiche della famiglia.

Previste risorse aggiuntive ai comuni, per finanziare iniziative, anche in collaborazione con enti pubblici e privati, volte al potenziamento dei centri estivi diurni, dei servizi socio educativi territoriali e dei centri con funzione educativa e ricreativa destinati alle attività di bambini.

 

Titolo V – Enti locali

Si istituisce un fondo presso il Ministero dell’interno con una dotazione di 3,5 miliardi di euro, da ripartire tra comuni, province e città metropolitane, entro il 10 luglio 2020 con decreto apposito.

Inoltre, si provvede al reintegro dei 400 milioni di euro del Fondo di solidarietà comunale utilizzati per l’emergenza alimentare e si anticipa l’erogazione del fondo sperimentale di riequilibrio per le province e le città metropolitane per l’anno 2020.

 

Titolo VI – Fisco

Cancellazione aumenti IVA

Soppresse definitivamente a partire dal 1° gennaio del 2021, le cosiddette “clausole di salvaguardia” che prevedono aumenti automatici delle aliquote IVA e delle accise su alcuni prodotti carburanti.

 

Detrazioni al 110%

Prevista la detrazione nella misura del 110 % delle spese sostenute tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021 per specifici interventi destinati:

  • ad incrementare l’efficienza energetica degli edifici (ecobonus);

  • alla riduzione del rischio sismico (sismabonus);

  • a interventi ad essi connessi relativi all’installazione di impianti fotovoltaici;

  • a interventi ad essi connessi relativi all’installazione di  colonnine per la ricarica di veicoli elettrici.

Per tali interventi in luogo della detrazione, il contribuente potrà optare per un contributo sotto forma di sconto in fattura da parte del fornitore, che potrà recuperarlo sotto forma di credito di imposta cedibile ad altri soggetti, comprese banche e intermediari finanziari, ovvero per la trasformazione in un credito di imposta.

Credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro

Al fine di sostenere ed incentivare l’adozione di misure legate alla diversa organizzazione del lavoro e all’adeguamento degli ambienti, ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico, è riconosciuto un credito d’imposta in misura pari al 60 % delle spese per investimenti, per un massimo di 80.000 euro, sostenute nel 2020.

Gli interventi devono essere necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del COVID-19.

Sono compresi gli interventi edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi, mense, realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni, arredi di sicurezza.

Il credito è usufruibile anche all’acquisto di tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e di apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti.

Credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro

Ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del terzo del settore, viene riconosciuto un credito d’imposta in misura pari al 60 % delle spese sostenute nel 2020.

Il credito d’imposta spetta fino a un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario.

 

Riduzione IVA per i DPI

Prevista nel decreto rilancio anche la riduzione Iva dei beni necessari al contenimento e gestione dell’epidemia: dal 22% al 5% su beni e dispositivi medici e di protezione individuale come ventilatori polmonari, mascherine e altri presidi per la sicurezza dei lavoratori.

Fino al 31 dicembre 2020, la vendita degli stessi beni è totalmente esentata dall’Iva.

 

Sospensione fino a settembre di imposte e tributi

Prorogato dal 30 giugno 2020 al 16 settembre 2020 il termine per i versamenti di imposte e contributi, già sospesi per i mesi di marzo, aprile e maggio. I versamenti potranno essere effettuati in unica soluzione o rateizzati.

 

Titolo VII – Misure per il risparmio

Il Ministero dell’economia è autorizzato, nei 6 mesi successivi all’entrata in vigore del decreto, a concedere la garanzia dello Stato su passività delle banche aventi sede legale in Italia, nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, fino a un valore nominale di 15 miliardi di euro.

 

Titolo VIII – Misure di settore del decreto Rilancio

Sono previste, nella parte finale del decreto rilancio, misure specifiche per i settori:

  • Turismo

    • previsto il Tax credit vacanze, ossia un credito di 500 euro destinato alle famiglie con un Isee non superiore a 40.000 euro, per il 2020, per i pagamenti legati alla fruizione dei servizi offerti in ambito nazionale dalle imprese turistico ricettive dagli agriturismi e dai bed&breakfast;

    • istituito un fondo di 50 milioni di euro il 2020, finalizzato alla sottoscrizione di quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio e fondi di investimento per ristrutturazione e valorizzazione di immobili destinati ad attività turistico-ricettive.

  • Istruzione e cultura

    • istituito con il decreto rilancio un Fondo con una dotazione di 225 milioni di euro, destinato al sostegno delle librerie, dell’intera filiera dell’editoria, nonché dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura;

    • per assicurare il funzionamento dei musei e dei luoghi della cultura, tenuto conto delle mancate entrate causate dall’emergenza, è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro per il 2020.

  • Editoria

    • previsto l’innalzamento del credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari al 50 %;

    • in via straordinaria per l’anno 2020, un credito d’imposta dell’8 % della spesa sostenuta nell’anno 2019 per l’acquisto della carta utilizzata per la stampa di libri e giornali.

  • Trasporti e infrastrutture

    • al fine di sostenere le imprese ferroviarie per i danni derivanti dalla contrazione del traffico ferroviario a causa dell’emergenza, si prevede un indennizzo a favore di RFI quale gestore dell’intera infrastruttura ferroviaria nazionale;

    • il rimborso dei costi sostenuti per l’acquisto di abbonamenti di viaggio per servizi ferroviari e di trasporto pubblico dai viaggiatori pendolari;

    • nei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti è riconosciuto un buono pari al 60% della spesa sostenuta e comunque non superiore a 500 euro per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, quali segway, hoverboard, monopattini e monowheel ovvero per l’utilizzo dei servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture.

  • Sport

    • Si agevolano le associazioni e società sportive, professionistiche e dilettantistiche, che operano sull’intero territorio nazionale, consentendo loro di non procedere, fino al 30 giugno 2020, al versamento dei canoni di locazione e concessori relativi all’affidamento di impianti sportivi pubblici dello Stato e degli enti territoriali, che nel periodo in considerazione sono rimasti inutilizzati.

  • Agricoltura

    • Si istituisce il “Fondo emergenziale a tutela delle filiere in crisi”, con una dotazione di 500 milioni di euro per l’anno 2020, finalizzato all’attuazione di interventi di ristoro per i danni subiti dal settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura.

  • Istruzione, università e ricerca

    • si semplificano le procedure di approvazione e di autorizzazione dei mutui BEI per l’edilizia scolastica a valere sulla programmazione triennale nazionale, con l’introduzione della possibilità di concedere anticipazioni agli enti locali;

    • agevolato l’acquisto di DPI e servizi professionali, di formazione e di assistenza tecnica per la sicurezza sui luoghi di lavoro, per la didattica a distanza e per l’assistenza medico-sanitaria.

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May 07, 2020

MES e Commissione Ue - Bar, ristoranti, parrucchieri ed estetisti: le regole per ripartire in anticipo - Superbonus per l’edilizia al 110% fino al 2021

La Commissione europea scende in campo nel dibattito, molto acceso in Italia, sulla condizionalità dei prestiti del Mes, il fondo salva-Stati europeo. E afferma che non ci saranno programmi di aggiustamento macroeconomico richiesti agli Stati che usufruiranno dei prestiti del Meccanismo europeo di stabilità.

È quanto indica una serie di documenti che la Commissione europea ha inviato all'Eurogruppo e al Mes in vista della riunione di domani dell'Eurogruppo e in una lettera del vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e del responsabile dell'economia Paolo Gentiloni al presidente Eurogruppo Mario Centeno.

Debito italiano sostenibile
L'analisi della sostenibilità del debito italiano «indica che, malgrado i rischi, il debito resta sostenibile nel medio termine, anche grazie a importanti fattori mitiganti» come il profilo del debito, con scadenze medie a 8 anni che smorzano i rischi dei temporanei aumenti dei tassi. Quindi «anche se il debito si deteriora per la crisi del COVID-19, il rapporto debito/Pil nello scenario di base resta su una traiettoria di discesa nel medio termine».
Il debito italiano aumenterà a quasi 154% del Pil nel 2021, il deficit a 11% del pil quest'anno e & 6,5% l'anno prossimo. Nel tempo il debito dovrebbe scendere progressivamente portandosi al di sopra del 140% nel 2030 “sostenuto da un aggiustamento fiscale graduale e dalla ripresa dell'economia”. Così scrive la Commissione europea nel rapporto preparato per l'Eurogruppo sulla sostenibilità del debito negli Stati. La Commissione nota che “le condizioni del finanziamento sul mercato restano accomodanti, i rendimenti sono bassi e lo spread è rimasto contenuto”. Non solo il Tesoro “ha grandi riserve di liquidità”, ma “il profilo del debito e la posizione esterna mitigano le vulnerabilità derivanti dal debito” elevato. Inoltre, “la valutazione della sostenibilità del debito indica che, nonostante i rischi, la posizione del debito resta sostenibile nel medio termine anche dati importanti fattori di mitigazione. In particolare, anche se la posizione del debito si è deteriorata in conseguenza della crisi covid-19, il tasso debito/pil è atteso restare in un percorso sostenibile declinante nel medio termine”.

Ripartire in anticipo

In alcune Regioni c’era da giorni la forte la volontà di anticipare i tempi imposti a livello nazionale per la riapertura delle attività. In particolare bar, pub, ristoranti, gelaterie, pizzerie (i servizi di ristorazione ai quali dal 4 maggio è stato dato via libera al cibo da asporto), così come parrucchieri, barbieri e centri estetici che, secondo il programma delineato dal Dpcm del 26 aprile, dovrebbero alzare le saracinesche solo dal 1° giugno.

Il Governo ha dato segnali di apertura alle richieste dei governatori e delle categorie: «In presenza di un protocollo di sicurezza per spazi, ambienti e attività, si potrà decidere di anticipare le aperture» ha detto il premier Giuseppe Conte in un’intervista al Fatto quotidiano. Ci saranno perciò riaperture già dal 18 maggio. Disponibilità ribadita anche dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia che, come il presidente del Consiglio, ha messo l’accento sulla a sicurezza. «C’è un tavolo nazionale - ha detto l’esponente del Pd - che dovrà elaborare i protocolli insieme all’Inail. Vogliamo dire ai lavoratori che possono tornare a lavorare tranquilli perché lo Stato garantisce loro la sicurezza».

Le nuove regole
In attesa delle linee guida di sicurezza alle quali l’esecutivo lavora con le parti sociali, Inail e comitato tecnico scientifico, si può provare a capire quali saranno le regole alle quali i commercianti esercenti dovranno adeguarsi per poter riprendere in anticipo le loro attività. Alcune indicazioni sono già arrivate dalle Regioni ma in alcuni le stesse categorie economiche hanno elaborato protocolli per tradurre in pratica le indicazioni delle autorità sanitarie valide per altri settori per prevenire contagi.

 

Ristorazione
Per pensare di ripartire prima del 1° giugno alcune disposizioni appaiono ormai scontate per bar e ristoranti: su tutte il distanziamento tra i tavoli. Si dovrà però capire quale sarà considerata la misura minima di sicurezza: la Regione Lazio pensa a un metro, Bolzano l’ha fissata al doppio.

All’ingresso i clienti troveranno regole di comportamento (a partire dall’obbligo di lavarsi le mani e indossare la mascherina ), numero massimo di persone nel locale e corsie differenziate per l’entrata e l’uscita. All’interno ci dovranno poi essere segnaletiche orizzontali, ad esempio per le file alla cassa.

Tra le proposte anche l’utilizzo di stoviglie monouso al bancone e riutilizzabili ai tavoli, i quali verranno igienizzati a ogni
utilizzo. Non potrà essere obbligatoria ma, suggerisce Fipe (Federazione italiana pubblici servizi) si potrebbe incentivare la prenotazione da parte dei clienti e pagamenti preferibilmente digitali direttamente al tavolo. A ogni operatore verrà misurata la temperatura all’inizio del turno di lavoro.

 

Parrucchieri ed estetisti
La legge provinciale che sarà approvata il 7 maggio dovrebbe consentire a Bolzano, grazie ai dati positivi sulla diffusione del coronavirus (nessun decesso e solo un nuovo caso nelle ultime 24 ore) di far ripartire l’attività di parrucchieri, barbieri ed estetisti, oltre che bar e ristoranti già dall’11 maggio.

Si tratta di esercizi per i quali il Comitato tecnico scientifico ha raccomandato massima cautela visto l’inevitabile contatto diretto tra l’operatore e il cliente. Le regole dovrebbero essere particolarmente stringenti: possibilità di ricevere un cliente alla volta con l’obbligo di mascherina, guanti e visiera. Locali sanificati più volte nel corso della giornata e strumenti sterilizzati dopo ogni trattamento.

Nel caso di Bolzano sarà obbligatorio il controllo della temperatura per clienti e operatori.

SUPER BONUS 110%

Il decreto maggio che il governo punta a chiudere entro la settimana contiene una serie di detrazioni del 110% per le opere e gli impianti di ristrutturazione immobiliare finalizzati al risparmio energetico e alla tutela ambientale di case e palazzi. Sono le misure volute dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, inserite nel dl maggio per ridare fiato all’economia messa in ginocchio dall’emergenza Covid-19.

Di fatto si tratta di interventi di riqualificazione sismica o energetica a costo zero per le famiglie, grazie a un credito d’imposta del 110% alle imprese che faranno i lavori. I lavori andranno realizzati tra il primo luglio 2020 e il 31 dicembre 2021. La norma vale anche per le facciate dei palazzi, che potranno essere rimessi a nuovo praticamente gratis.

“Si provvede a incrementare al 110% l’aliquota di detrazione spettante a fronte di specifici interventi in ambito di efficienza energetica, riduzione del rischio sismico, installazione di impianti fotovoltaici – si legge nella bozza – con riferimento alle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, nonché di interventi di recupero o restauro della facciata esterna di edifici effettuati dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2021″.

“In questo momento di grave crisi economica e sociale – scrive il governo nella nota esplicativa che accompagna la misura – abbiamo immaginato una proposta shock per il settore dell’edilizia e per il rilancio degli investimenti privati. Una misura che farà crescere Pil e occupazione, e che allo stesso tempo porterà il nostro paese all’avanguardia del processo di riconversione energetica e di sviluppo sostenibile”. Dunque, “abbiamo infatti deciso di incrementare le aliquote di detrazione al 110% per alcuni importanti interventi di riqualificazione energetica e di messa in sicurezza degli edifici”.

Ecobonus e sismabonus: dal 65% e 50% al 110%

Le detrazioni fiscali in questi anni hanno svolto un ruolo di incentivo fondamentale per tutto il settore privato, creando flussi rilevanti di domanda aggiuntiva per i lavori di ristrutturazione. Ed è per questo che abbiamo deciso che fino al 2021 le aliquote detraibili per alcuni interventi di efficientamento energetico (ecobonus) e per le misure antisismiche (sismabonus), passeranno rispettivamente dal 65% e 50% ad un’aliquota del 110%”.

Super bonus anche per restaurare le facciate

Inoltre, se congiuntamente ad un’opera strutturale di riqualificazione energetica o di messa in sicurezza degli edifici, la famiglia vorrà svolgere altri lavori di riqualificazione energetica, restaurare la facciate esterna dell’edificio o installare un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica – si precisa – tutti i lavori riceveranno una detrazione pari al 110%”.

Cosa cambierà per le famiglie

Nella nota c’è un esempio concreto: “se una famiglia effettuerà lavori sulla propria abitazione che ricadono all’interno degli interventi sopra elencati per un importo pari a 1000 euro, riceverà al momento della dichiarazione dei redditi una detrazione pari al 110% del costo dei lavori (in questo caso quindi 1100 euro), che potrà usare in compensazione in cinque quote annuali di pari importo. Mettendo in sicurezza il proprio edificio da un punto di vista sismico, ad esempio, con dei lavori di un valore complessivo pari a 1000 euro, si riceverà dallo Stato una detrazione pari a 1100 euro”.

Oltre all’aumento delle aliquote, inoltre, le famiglie potranno ricevere, a fronte della cessione della detrazione fiscale, uno sconto in fattura pari al 100% del costo dei lavori da parte dell’impresa che ha effettuato la ristrutturazione. Le famiglie potranno cioè effettuare importanti lavori di ristrutturazione senza alcun esborso monetario, ma semplicemente vendendo la detrazione fiscale all’impresa che ha svolto i lavori. In questo modo, “anche le famiglie con redditi molto bassi o nulli potranno svolgere importanti lavori di ristrutturazione edilizia”, l’auspicio del governo.

Come le imprese recupereranno la liquidità

Se vorranno potranno utilizzare il credito d’imposta in compensazione in cinque quote annuali oppure potranno cederlo a terzi per ottenere immediatamente la liquidità necessaria. Dopo la prima cessione del credito d’imposta (dalla famiglia all’impresa tramite sconto in fattura), l’impresa potrà infatti cedere a sua volta il credito a soggetti terzi in tempi estremamente rapidi, per ricevere un flusso di liquidità immediata. Oltre all’aumento delle aliquote, infatti, abbiamo modificato la normativa sulla cedibilità delle detrazioni, permettendo sia la cessione agli istituti bancari, prima vietata, sia un numero di passaggi superiore alle due cessioni.

In questo modo, il credito d’imposta potrà circolare illimitatamente ed essere venduto anche agli istituti bancari, e le imprese potranno così cederlo a un prezzo sufficientemente alto per coprire per intero il costo dei lavori. “Il nostro obiettivo -illustra il governo – è che l’impresa non si trovi mai senza la liquidità necessaria a coprire i propri costi, e che quindi possa cedere il più velocemente possibile e ad un prezzo sostenibile (comunque non inferiore al 100% del valore della fattura) il credito a banche o a grandi imprese”.

Aumento pil, occupazione e gettito fiscale con la nuova norma

Il governo, con la norma Fraccaro, mira a produrre “un virtuoso meccanismo di mercato in cui le famiglie potranno effettuare lavori di ristrutturazione senza alcun esborso monetario, le piccole e medie imprese potranno lavorare di più grazie ai maggiori incentivi, gli istituti di credito o le grandi imprese potranno acquistare il credito d’imposta dalle imprese che hanno svolto i lavori per pagare meno tasse, e lo Stato potrà vedere aumentare l’occupazione e il Pil con un impatto sui saldi di finanza pubblica diluito su più anni. In questo modo, non aumenteranno solo il Pil e l’occupazione ma anche il gettito fiscale, e proprio grazie agli effetti moltiplicativi dell’investimento iniziale la misura si ripagherà praticamente da sola”.

 

La proposta garantirebbe, inoltre, “importanti effetti sulla messa in sicurezza del nostro territorio, sulla riduzione di emissioni fossili e sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, creando quella sinergia fondamentale tra sviluppo economico e contrasto ai cambiamenti climatici”. Con questa proposta, “lo Stato offre un incentivo e una procedura semplice ma efficace per far sì che ogni famiglia, abbiente o non abbiente, possa svolgere lavori di ristrutturazione e di efficientamento energetico. Le imprese avranno così un flusso aggiuntivo di domande di lavori, e potranno recuperare così gran parte del reddito perso in queste settimane di lockdown”.

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4 MAGGIO.20: CHE COSA E' LA FASE DUE? Cosa si può fare realmente? FACCIAMO CHIAREZZA

April 30, 2020

IL GOVERNO APPROVA IL DECRETO DEL 26 APRILE - ECCO CHI DECIDE LE CHIUSURE SE AUMENTERANNO I CONTAGI - VISITE CON I PARENTI E FIDANZATI - SPOSTAMENTI SENZA MULTA 

In molti hanno atteso il 4 maggio sperando che l'inizio della cosiddetta Fase 2 dell'emergenza coronavirus significasse un ritorno alla normalità. Ma non sarà così: infatti con il nuovo Dpcm annunciato dal presidente Giuseppe Conte lo scorso 26 aprile rimarranno in vigore pressoché tutti i divieti che hanno caratterizzato i due mesi di lockdown. Ci saranno delle piccole concessioni, ma non verranno stravolte le misure restrittive a cui sono stati sottoposti i cittadini nelle ultime settimane per evitare la diffusione del contagio. Dal 4 al 17 maggio riprenderanno molte attività produttive (si stima che oltre 4 milioni e mezzo di persone torneranno a lavoro), si potrà uscire per andare a trovare i parenti, sarà permesso fare sport anche lontano da casa e si torneranno a celebrare i funerali. Dal 18 maggio riapriranno invece i negozi e i musei. Bisognerà invece aspettare il 1° giugno per bar e ristoranti, così come parrucchieri ed estetisti.

Divieti di spostamenti

L’art 1 del decreto “Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale” apportate le seguenti modifiche ai divieti di spostamenti dei cittadini:

  • si consentono gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale;

  • è confermato il divieto di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute;

  • è in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

Viene stabilito l’obbligo, per i soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C), di rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante.

Il decreto inoltre prevede la riapertura di parchi e giardini e il permesso di svolgere attività sportiva/motoria all’aperto.

Riapertura delle attività dal 4 maggio

Con il decreto è pubblicato l’elenco delle attività che possono riaprire dal 4 maggio (le imprese  che riprendono la loro attività a partire da tale data possono svolgere tutte le attività propedeutiche alla riapertura a partire dal 27 aprile).

Sono allegati al decreto pertanto:

  • l’elenco delle attività di commercio al dettaglio e servizi alla persona che possono riaprire il 4 maggio (allegato 1 e 2);

  • l’elenco dei codici ATECO delle attività produttive che possono riavviarsi il 4 maggio (allegato 3);

  • misure igienico-sanitarie generali (allegato 4);

  • misure di prevenzione per gli esercizi commerciali (allegato 5);

Con l’art. 3 comma 2 entra in vigore l’obbligo di utilizzare le mascherine nei luoghi accessibili al pubblico inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza.

A tal fine possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso.

Protocolli di sicurezza

Sono inoltre forniti con il decreto i seguenti protocolli e linee guida in materia di sicurezza:

  • protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro fra il Governo e le parti sociali (allegato 6);

  • protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID-19 nei cantieri (allegato 7);

  • protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID-19 nel settore del trasporto e della logistica (allegato 8);

  • linee guida per l’informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del COVID-19 in materia di trasporto pubblico (allegato 9);

  • work flow – principi per il monitoraggio del rischio sanitario (allegato 10).

Ecco chi decide le chiusure se aumenteranno i contagi dopo il 4 maggio

Siamo alla vigilia dell’inizio della Fase due, quella di convivenza con il virus. Che potrà sempre rialzare la testa facendo schizzare di nuovo in alto la curva dei contagi. Un effetto riaperture con un aumento dei casi se lo aspettano gli stessi esperti e i virologi, visto che si muoveranno milioni di lavoratori. E allora cosa accadrà?

Sicuramente non si tornerà a un lockdown totale, piuttosto se sarà necessario si parla di nuove zone rosse, mini lockdown mirati a livello locale per chiudere le attività produttive. Con l’avvertenza che in caso di boom di contagi si tornerebbe alla casella iniziale: la Fase uno, con il lockdown generalizzato per area o regione.

La circolare del ministero della Salute
Ma come decidere le nuove misure restrittive? Il ministero della Salute sta per pubblicare una circolare messa a punto con le Regioni con i criteri che faranno scattare l’allarme rosso. Secondo la bozza in possesso del Sole 24 ore gli «indicatori» , con tanto di algoritmi, sono di tre tipi. Innanzitutto la «capacità di monitoraggio» dei casi: sotto la lente l’andamento dei i nuovi casi notificati alla Protezione civile con un occhio particolare ai casi delle Residenze sanitarie per anziani (per evitare allerte il 60% dei dati deve essere in miglioramento). Poi si valuterà la «capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti»: dalla percentuale di tamponi effettuati alla disponibilità di risorse umane e di test per tracciare i contatti dei positivi (il contact tracing) e di strutture per quarantene e isolamento.

Infine ci sono gli indicatori di «risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari»: qui peserà il famigerato l’R-t, il parametro che misura la velocità di trasmissione del virus che non dovrà superare 1, la presenza di focolai di trasmissione ma anche gli accessi ai pronto soccorso di pazienti Covid e i tassi di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica (per i ricoveri ordinari). Qui l’allerta scatterà a esempio se ci sono casi in aumento negli ultimi 5 giorni anche se avverte la bozza della circolare «nei primi 15-20 giorni dopo la riapertura è atteso un aumento nel numero dei casi». per cui in questa fase le allerte andranno valutate in base agli altri indicatori a ivello regionale.

Cosa accade se c’è aumento dei casi?
È il Dpcm a delineare il percorso verso l'apertura di nuove zone rosse. L'articolo 2 sottolinea come le Regioni dovranno monitorare tutti i giorni i dati e le condizioni di «adeguatezza del sistema regionale sanitario» e nel caso emergesse «un aggravamento del rischio sanitario» il governatore proporrà al ministro della Salute «le misure restrittive necessarie e urgenti per le attività produttive delle aree del territorio regionale specificamente interessate dall'aggravamento».

Un aggravamento del rischio sanitario che il decreto affida appunto ai criteri che il ministero della Salute stabilice nella circolare basandosi anche sull'allegato 10 al Dpcm in cui vengono indicati una serie di «principi per il monitoraggio». Se la situazione è gestibile, magari con l'attivazione di mini zone rosse a livello locale, potrà continuare la Fase due altrimenti in caso di difficoltà a tenere sotto controllo la situazione si potrebbe tornare a un lockdown da Fase uno.

Visite a parenti e fidanzati 

Dal 4 maggio ci si potrà spostare con più facilità. Ad allargare le maglie dei movimenti consentiti all’interno del comune e della regione in cui ci si

trova è la possibilità di far visita ai propri congiunti, motivo che viene ricompreso tra quelli considerati necessari. Si potranno così andare a trovare i figli, anche maggiorenni, i nonni, gli zii, il coniuge, i cugini e i loro figli. Via libera anche alle visite a cognati, suoceri, fratelli, sorelle e, stando all’interpretazione più ampia, anche a fidanzati stabili coi quali prima della pandemia si aveva una convivenza o, in alternativa, una comunanza di vita e di affetti caratterizzata da una mutua assistenza materiale e morale. Difficile, in quest’ultimo caso, dimostrare il “progetto di vita” che giustifica lo spostamento dal partner. Per la giurisprudenza, la stabilità del rapporto potrebbe desumersi dalla comunanza di conti correnti, mutui, auto, utenze domestiche.

Da avere sempre con sé
Sarà sempre necessario portare con sé l’autocertificazione ed eventuali documenti utili. Va ricordato che in assenza del documento sarà applicabile la sanzione amministrativa da 280 a 3.000 euro.

Visite agli amici vietate!
Non ci si può spostare, in ogni caso, per andare a trovare gli amici. Anche quando le visite ai congiunti sono consentite occorrerà rispettare all’interno dell'abitazione le distanze di almeno un metro oltre a indossare le mascherine di protezione. I vigili e gli agenti accertatori in generale non possono effettuare ispezioni all'interno delle case perché si tratterebbe di violazioni amministrative. Lo prevede espressamente l’articolo 13 della legge 689/81, ma il buon senso impone in questa delicata fase l'osservanza delle misure cautelari indicate.

Gli spostamenti fuori regione
Ci si potrà spostare da una regione all'altra, oltre che per motivi di salute, di lavoro o di assoluta urgenza anche per rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Sul concetto di domicilio e abitazione si concentrano i primi dubbi interpretativi.

In attesa dei chiarimenti delle apposite faq della Presidenza del Consiglio dei ministri, per domicilio si intende, in base all’articolo 43 del Codice civile, il luogo in cui si concentrano la vita e gli interessi personali che spesso coincide con la città in cui si lavora, anche se al momento l’attività è sospesa. Si potrà rientrare quindi in una casa presa in affitto nella quale non si è fissato la residenza, oppure in un appartamento condiviso con altri inquilini. Gli studenti potranno tornare al loro domicilio, anche se l’università è chiusa.

Si dovranno sempre dimostrare le ragioni dello spostamento, allegando ad esempio all’autocertificazione un contratto di affitto o le dichiarazioni sottoscritte dagli altri inquilini.

Lo stesso vale per appartamenti occupati in comodato d’uso, per usufrutto o altro titolo che ne legittimi il possesso.

Seconde case
Il concetto di abitazione è invece da considerarsi residuale, trattandosi del luogo in cui si trova l’immobile in cui si vive abitualmente pur non avendone la proprietà.

Lo si trova in ambito successorio con riferimento al diritto del coniuge superstite sulla casa coniugale oppure in caso di separazione e divorzio. Trattandosi in tutti i casi di situazioni che necessitano di una situazione di occupazione stabile, generalmente non vi rientrano le seconde case. Ci si potrà andare soltanto per effettuare lavori di manutenzione urgenti e indifferibili.

 

Passeggiate e attività motoria attività ludiche 
Si potrà correre, andare in bicicletta, fare ginnastica all’aperto mantenendo una distanza di almeno due metri. I sindaci, però, potranno prevedere ordinanza più restrittive, chiudendo i parchi o i giardini dove non è possibile effettuare i controlli. Si potrà passeggiare anche fuori dal proprio comune, al massimo due persone per volta, a un metro di distanza. Restano chiuse le aree gioco dei bambini all’interno dei parchi. Ci si potrà muovere in auto o in moto da soli o con persone conviventi.

Restano vietate tutte le attività ludiche o ricreative all’aperto, mentre chi abita al mare potrà fare il bagno, senza attardarsi sulla battigia o passeggiare nei boschi se si abita nelle vicinanze. Non si potrà prendere l’auto o la macchina per recarsi al mare o in montagna, ma se raggiungibili a piedi ci si potrà andare.

Sono ammesse le visite a parenti e conoscenti nelle Rsa ma solo nel rispetto delle indicazioni disposte da queste ultime. Restano sospesi i matrimoni e ammessi i funerali, con la partecipazione di 15 persone scelte tra i congiunti.

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FASE 2 CI SIAMO....O QUASI??: SI alla riapertura ma ATTENZIONE il VIRUS è ancora tra noi...

April 23, 2020

Dalle fabbriche ai negozi, ai bar ecco il calendario della ripartenza dal 27 aprile al 18 maggio - LE REGOLE PER LE ATTIVITA' PRODUTTIVE - occhi puntati sulla risalita del contagio, confinamento immediato - ordinanza REGIONE CAMPANIA 

Qual è la scaletta per la riapertura dell’Italia che porterà alla fine progressiva della quarantena da coronavirus? Si procederà per gradi con una data chiave già fissata dal Governo: il 4 maggio. Ecco un calendario della cosiddetta “Fase 2” in base a quanto emerso finora. Una decisione che sarà presa nelle prossime ore dall’esecutivo guidato da Giuseppe Conte tenendo conto del parere espresso dalla task force guidata da Vittorio Colao, alla luce delle indicazioni del comitato tecnico-scientifico e sentiti gli enti locali.

27 aprile: possibili anticipazioni
Lunedì potrebbero ottenere il via libera a una ripresa anticipata alcuni settori con un rischio più basso di contagio secondo le tabelle Inail ma solo per le aziende già in possesso dei protocolli di sicurezza: automotive, moda e componentistica. Le deroghe saranno decise dai ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico anche se l’orientamento del governo sarebbe di non consentire eccezioni.

4 maggio: fabbriche, cantieri e servizi
Da questa data avranno il via libera alla ripresa le attività con indice di rischio più basso: settore manifatturiero e tessile, costruzioni e commercio all’ingrosso. Obbligatorio il rispetto di nuove misure di sicurezza (turni scaglionati per entrata e uscita, postazioni di lavoro distanziate, misurazione della temperatura all’ingresso).

Per i movimenti dentro il proprio Comune non servirà più l’autocertificazione e saranno consentiti spostamenti tra Comuni della stessa Regione. Resterà il divieto di spostamenti tra Regioni. Su bus, metro, treni, aerei ci sarà un numero limitato di passeggeri con l’utilizzo alternato dei posti. Le nuove regole potrebbero prevedere misurazione della temperatura nelle stazioni e, per evitare ore di punta, tariffe differenziate nelle diverse fasce. Sui mezzi di trasporto pubblico (come in tutti i luoghi chiusi) si userà la mascherina come nei luoghi di lavoro. Si potrà tornare anche a scommettere.

 

A partire dal 4 maggio riprenderanno a pieno le loro attività anche i laboratori e le altre attività di ricerca.

 

11 maggio: negozi al dettaglio
Possibile riapertura per il commercio al dettaglio con garanzie di protezioni individuali e obbligo di distanziamento tra clienti. Per alcuni esercizi (come abbigliamento e calzature) ci sarà l’obbligo di sanificazione dei prodotti. Anche parrucchieri e centri estetici dovrebbero avere il via libera alla ripresa dell’attività: dovrà essere rispettato il rapporto di uno a uno (un operatore e un cliente) e tutti gli strumenti andranno sterilizzati.

 

18 maggio: bar e ristoranti
Bar e ristoranti saranno gli ultimi a poter riaprire. Si ripartirà dal servizio di asporto per tornare alla normale attività in seguito e solo potendo accogliere clienti nel rispetto del distanziamento minimo (per i tavoli almeno due metri). Andranno riviste drasticamente al ribasso le capienze dei locali.

Date da definire
Cinema, teatro, discoteche, concerti sono «attività di aggregazione» dove più alto è il rischio di trasmissione del virus. Per questo al momento non è possibile indicare una data di ripresa. Unica eccezione i cinema all’aperto che assicurino però posti distanziati.

 

La fase tre - la riapertura totale dell’attività e il ritorno alla normalità - dovrebbe arrivare entro l’anno.

Ecco le regole per la ripresa delle attività produttive nella fase 2

Tampone a tutti i lavoratori nei cicli produttivi in cui sia difficile il rispetto del distanziamento, per prevenire nuovi focolai nelle aree maggiormente a rischio. Con interventi di sanificazione straordinaria delle aziende in cui si sono registrati casi sospetti, prima della riapertura. Ed una riorganizzazione degli spazi e degli orari di lavoro per evitare assembramenti. Attraverso la valutazione dei rischi saranno individuati i dispositivi di protezione individuale più idonei, prevedendo l’utilizzo della mascherina chirurgica per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni.

 

Lavoro a distanza per prevenire contagi
Sono alcune delle indicazioni operative concordate dalle parti sociali , che dopo una lunga trattativa in videocollegamento con i ministri Nunzia Catalfo (lavoro) e Stefano Patuanelli (Sviluppo economico) hanno aggiornato il protocollo del 14 marzo con le misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid 19 nei luoghi di lavoro, in vista della “fase 2” di riavvio dell’attività produttiva.

Anche nella fase di progressiva riattivazione delle produzioni, il lavoro a distanza viene indicato come lo strumento utile in chiave di prevenzione dei contagi. Decisivo è il rispetto del principio del “distanziamento sociale”, che nei nei luoghi di lavoro si traduce nel riposizionamento delle postazioni lavorative, introducendo barriere di separazione con pannelli in plexiglas o mobilio, o ricavando spazi da uffici inutilizzati (come le sale riunioni, dal momento in cui si prevede il ricorso di norma a riunioni in videoconferenza).

 

Orari differenziati nei luoghi di lavoro
Va ridefinita l’articolazione del lavoro con orari differenziati ce favoriscano il distanziamento sociale, riducendo il numero di presenze in contemporanea nel luogo di lavoro, e prevenendo assembramenti all’entrata e all’uscita con flessibilità di orari. Vanno evitati assembramenti anche per raggiungere il posto di lavoro e rientrare a casa, con l’utilizzo di navette e di mezzi privati.

 

Sorveglianza sanitaria per gli over 55
Il medico competente va coinvolto alla ripresa delle attività, soprattutto per il reinserimento lavorativo di soggetti con pregressa infezione da Sars-CoV-2 e la conoscenza del profilo immunitario della popolazione lavorativa. La sorveglianza sanitaria dovrà focalizzarsi sui lavoratori con oltre 55 anni o su lavoratori al di sotto di tale età, ma considerati “a rischio”.

Per il reintegro progressivo di lavoratori dopo l’infezione, il medico competente, dopo che è stato presentato il certificato che attesta il tampone negativo rilasciato dal dipartimento di prevenzione competente, effettuerà la visita medica precedente alla ripresa del lavoro, per verificare l’idoneità alla mansione e profili specifici di rischiosità.

È partito il conto alla rovescia per la Fase due che inizierà ufficialmente il 4 maggio a quasi due mesi dalla decisione di mettere l’Italia in quarantena. In quel giorno scatteranno le riaperture delle aziende del manifatturiero e delle costruzioni, con qualche possibile apertura mirata anticipata al 27 aprile. Ma che che succederà, dopo, se dovessero risalire i contagi? Il Governo e gli scienziati del Comitato tecnico scientifico non hanno dubbi: scatteranno nuove zone rosse per arginare l’emergere di pericolosi focolai di contagio.

 

Rischio contagio anche nella Fase due
Con la riapertura di molte aziende fissata per il prossimo 4 maggio torneranno a lavoro 3,8 milioni di persone, anche se quelle che realmente circoleranno secondo le stime della task force non dovrebbero superare i 2,7 milioni di persone. Nelle settimane successive dovrebbero riaprire anche i negozi al dettaglio e la ristorazione e tutti gli altri esercizi commerciali, con la circolazione dei cittadini all’interno dei Comuni che tornerà possibile senza più le restrizioni dei 2 mesi precedenti (a partire dall’addio alle autocertificazioni). Tutte le aperture dovranno avvenire nel rispetto di stringenti protocolli di sicurezza e regole ferre a partire dal distanziamento sociale e dall’obbligo di indossare la mascherina in particolare in tutti i luogi chiusi. Questo significa che torneranno a circolare per le strade e negli esercizi commerciali milioni di italiani con il possibile effetto di provocare un possibile ritorno dei contagi in alcune zone d’Italia

 

Il ricorso a lockdown (CONFINAMENTI) mirati
Di fonte al rischio dello scoppio di nuovi focolai il Comitato tecnico scientifico che consiglia il Governo insieme alla task force guidata da Vttorio Colao sta mettendo a punto una serie di indicatori che segnalino l’allarme rosso dove necessario: in particolare i tecnici suggeriscono che si dovrà tenere d’occhio il famoso indicatore «R-0» (R con zero) che misura la velocità dei contagi. L’idea è che se questo indicatore che attualmente in Italia in media si aggira intorno a 0,6-0,7 supererà di nuovo 1 (cioè ogni positivo contagia una persona o più) allora scatterà appunto l’allarme rosso. In questi casi e per quei territori dove l’indicatore «R-0» supererà quel valore i Governo dovrà provvedere con nuove misure di lockdown istituendo zone rosse circoscritte con la chiusura mirata di tutte le attività di quella zona.

ORDINANZA DELLA REGIONE CAMPANIA : RIASSUNTO

1) Con decorrenza dal 27 aprile 2020 e fino al 3 maggio 2020, ferme restando le misure statali e regionali vigenti e fatta salva ogni ulteriore disposizione in considerazione dell’evoluzione della situazione epidemica, a parziale modifica delle disposizioni di cui all’Ordinanza n.32 del 12 aprile 2020, su tutto il territorio regionale:

a) sono consentite le attivita' e i servizi di ristorazione - fra cui pub, bar, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie- esclusivamente, quanto ai bar e alla pasticcerie, dalle ore 7,00 alle ore 14,00, gli altri esclusivamente dalle ore 16,00 alle ore  22,00, per tutti con la sola modalità di prenotazione telefonica ovvero on line e consegna a domicilio e nel rispetto delle norme igienico-sanitarie nelle diverse fasi di produzione, confezionamento, trasporto e consegna dei cibi. 

 

b) sono consentite le attività di commercio al dettaglio di articoli di carta, cartone, cartoleria e libri, esclusivamente dalle ore 8,00 alle ore 14,00, con raccomandazione di adottare misure organizzative atte a promuovere la modalità di vendita con prenotazione telefonica ovvero on line e consegna a domicilio, salvo l’obbligo di attenersi alle prescrizioni. 

2) Su tutto il territorio regionale, nel pomeriggio del 25 aprile 2020, nella giornata del 26 aprile 2020 e nella giornata del 1 maggio 2020, e’ fatto obbligo di chiusura festiva delle attività di vendita di cui all’allegato 1 del DPCM 10 aprile 2020, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali, fatta eccezione per le farmacie e parafarmacie, le edicole e i distributori di carburante e con la precisazione che i distributori automatici di tabacchi posti all’esterno delle rivendite potranno restare in funzione.

Il mancato rispetto delle misure di contenimento e prevenzione del rischio di contagio di cui al presente provvedimento comporta, ai sensi dell’art.4 del decreto legge 25 marzo 2020, n.19, l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria (pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000) nonchè, per i casi ivi previsti, di quella accessoria (chiusura dell'esercizio o dell'attivita' da 5 a 30 giorni). 5. L’Ordinanza n.32 del 12 aprile 2020 è confermata per quanto non modificato dal presente provvedimento.

CLICCA SULL'IMMAGINE ALL'INIZIO DELL'ARTICOLO PER SCARICARE IL TESTO INTEGRALE DELL'ORDINANZA CON LE MISURE GENERALI DI PROTOCOLLO SICUREZZA SANITARIA VALIDE PER TUTTE LE ATTIVITA' 

SITUAZIONE CORONAVIRUS IN TEMPO REALE REGIONE CAMPANIA E PROVINCIA DI BENEVENTO: CLICCA SUL TASTO IN BASSO (social) 

CORONAVIRUS vs CONTACT TRACING: app per il tracciamento e il monitoraggio dell'immunita, ADDIO PRIVACY?, fase 2... FACCIAMO CHIAREZZA

April 16, 2020

Fase due. Un progetto pan-europeo concilia il tracciamento delle persone affette da Covid-19 con la tutela del loro anonimato. Ma c’è anche chi non si fida della segretezza dei dati... 

Anche in fase di emergenza, i Governi non devono sottovalutare i rischi di un’adozione frettolosa di sistemi intrusivi della privacy. L’auspicio anzi è che questa sia occasione per dimostrare la validità di tutti gli strumenti atti a realizzare gli obiettivi di sicurezza pubblica nel pieno rispetto dei diritti dei cittadini.

 

Anche i principali Paesi europei procedono verso soluzioni e app per tracciare i contagiati dal coronavirus. Finora vanno in ordine sparso e certo, come suggerito dalla Commissione europea, bisognerebbe convergere verso una strategia comune. La Commissione la indicherà in aprile.

Già però, a un’analisi dell’esistente, si può percepire che l’Europa sta cercando una strada diversa da quella “orientale”, abbracciando la sfida di contemperare privacy e salute. Questa tensione si evidenzia anche in molte delle soluzioni ideate nei diversi Paesi.

Tuttavia, un simile compito non è affatto semplice da realizzare, in particolare tenendo conto del fatto che tutti i dati che tale sistema andrà a trattare saranno dati ipersensibili, legati non solo allo stato di salute ma anche alla posizione di ogni singolo individuo, notoriamente considerati tra i dati a più alto rischio quando si parla di privacy e cybersecurity.

Gli obiettivi del contact tracing

Ricordiamo che il contact tracing (con app e non solo) contro il coronavirus serve a gestire la fase 2, di parziale riapertura delle attività. Obiettivo, isolare non tutti indiscriminatamente ma concentrarsi su chi è davvero potenzialmente o realmente contagiato.

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, o “ECDC” (European Centre for Disease Prevention and Control), studiando un possibile protocollo di identificazione degli infetti e del raggio di diffusione del virus, si è occupato di definire per quali obiettivi ed entro quali limiti l’attuazione di misure tecniche di contact tracing debba avvenire.

Lo scopo ultimo, infatti, deve essere quello di identificare e gestire i contatti di soggetti che siano positivi al Covid-19 o che abbiano elevate probabilità di esserlo, in quanto possibili casi secondari che andrebbero esponenzialmente ad aumentare le possibilità di trasmissione del virus.

Tale risultato può essere raggiunto tramite:

  • la tempestiva identificazione dei soggetti con i quali i possibili infetti o i positivi siano entrati in contatto;

  • l’attuazione di misure per contattare i soggetti fornendo loro informazioni su come porsi in auto quarantena, sulle modalità corrette di igienizzazione delle mani, ed altro;

  • la sottoposizione tempestiva a test che consentano di rilevare se il soggetto è positivo o meno, nel caso in cui lo stesso manifesti i sintomi della malattia e/o il soggetto, sebbene asintomatico, sia da qualificarsi quale contatto ad alto rischio di esposizione.

Tali obiettivi possono essere raggiunti tramite indagini condotte per mezzo dei dispositivi elettronici mobili, sia per mezzo di app che per mezzo di strumenti online che aiutino le Autorità pubbliche a monitorare la situazione nazionale e consentano di contattare gli interessati anche per mezzo di notifiche automatiche che li informino, sms, o telefonate per il tramite di call center istituiti ad hoc.

I dati ottenuti per mezzo degli strumenti di contact tracing dovrebbero, secondo ECDC, essere raccolti ed analizzati a livello locale e nazionale per accelerare i tempi di risposta delle Autorità e acquisire maggiori informazioni, a livello clinico, sul Covid-19, come ad esempio gli effetti delle misure di mitigazione come il distanziamento sociale e i maggiori luoghi e modalità di contagio.

ECDC, in chiusura, fa rimando allo strumento Go.Data, sviluppato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e già utilizzato nella prevenzione dell’epidemia di Ebola, sostanzialmente un database destinato alla fruizione di epidemiologi e professionisti del settore, avente la finalità principale di raccogliere e visualizzare i dati relativi alla trasmissione della malattia e studiare possibili risposte. Tale strumento è pensato anche per permettere alle Autorità nazionali, in base ai dati contenuti nello stesso, di reagire con più prontezza a livello legislativo, valutando e stimando il rischio di diffusione dei virus più velocemente.

 

Salute e privacy: binomio imperfetto?

In soccorso alle Autorità, nello svolgimento della delicata attività di bilanciamento degli interessi e di adozione di misure di contenimento del contagio che possano risultare efficaci, EDPB ha fornito delle linee guida inerenti proprio al trattamento da parte delle Autorità pubbliche di dati personali nel contesto di una emergenza sanitaria globale come quella attuale.

L’aspetto fondamentale dell’intervento di EDPB consiste nell’affermare che la tutela della salute e la tutela della riservatezza possono coesistere all’interno dell’attuale panorama normativo, senza alcun bisogno di “sospendere la privacy”, slogan impietoso diffusosi negli ultimi giorni. Anzi, è proprio all’interno di una tale emergenza che i Governi, nell’attuare misure di contrasto, devono tenere ben a mente quali siano i limiti da non valicare a tutela dei propri cittadini.

Il GDPR, infatti, consente alle autorità competenti in materia di salute pubblica (e ai datori di lavoro, sulla base di determinati presupposti) di trattare dati personali, purché nel rispetto dei principi generali e delle condizioni contenute nel testo di legge, sia nazionale che europeo.

Si tratta di un trattamento basato su ragioni di sostanziale interesse pubblico, notoriamente previste e disciplinate anche nella nuova versione del D.Lgs. 196/03 o Codice Privacy, per come novellato dal D.Lgs. 101/18.

Le soluzioni al vaglio dei diversi Paesi europei

Sulla base di queste premesse, le Autorità europee hanno iniziato a valutare quali potessero essere le possibili soluzioni per limitare efficacemente il contagio e garantire l’effettività del contact tracing per mappare lo sviluppo della malattia sul territorio senza, però, comprimere eccessivamente il diritto alla riservatezza dei cittadini.

Un primo passo è stato fatto da Google, il quale ha messo a disposizione un’enorme quantità di dati resi anonimi, al fine di tracciare la diffusione del coronavirus sulla base degli spostamenti rilevati dalle app installate sui dispositivi mobili individuali. Questo enorme sistema di ricerca è stato messo dalla Big Tech a disposizione dell’Università di Southampton, la quale, in collaborazione con ECDC, ha fatto tesoro dei dati aggregati e anonimizzati per studiare i modelli di movimento all’interno dei Paesi nell’arco di tempo nel quale il Covid-19 si è diffuso, in modo da analizzare quali possano essere i collegamenti tra tali spostamenti e il tasso di trasmissione del virus. Allo stesso tempo, tale database fornisce un primo importante elemento di mappatura e gestione dell’efficacia delle misure di lock-down adottate dagli Stati Europei.

Tuttavia, sebbene questo abbia rappresentato un primo passo verso una gestione sicura dei dati degli individui, molteplici azioni e strumenti sono stati utilizzati dalle Autorità per avere un controllo su quanto sta succedendo. L’organizzazione no-profit Europea noyb si è occupata di elencare tutti gli strumenti che sia i governi che i privati stanno adottando o sviluppando a tal fine, raggruppati in 7 macro-categorie, cui si va ad aggiungere una categoria di misure “miste”:

  • App o framework decentralizzati di contact tracing: l’idea alla base di tali sistemi è quella di allertare gli individui con i quali un soggetto positivo è entrato in contatto e consentire loro di adottare le misure di auto-quarantena. Due sono gli approcci principali adottati da queste app: l’utilizzo di dati di geolocalizzazione (GPS) per individuare in quale momento e in che luogo le strade dei due soggetti si sono incrociate, o l’utilizzo di sistemi peer-to-peer (Bluetooth e ultrasuoni) che consentono, con l’utilizzo di dati anonimizzati, di identificare i possibili contatti dei soggetti positivi per il mezzo di comunicazioni dirette fra i due dispositivi mobili. Questo consentirebbe anche di conservare i dati sugli stessi dispositivi senza dotarsi di appositi server;

  • Sistemi di contact tracing centralizzati, al pari di quelli utilizzati in Corea del Sud o in Israele, che hanno consentito ai servizi segreti, per mezzo di sistemi di sorveglianza di massa diffusi anche tramite software spia, di raccogliere i dati dei dispositivi mobili per identificare le persone che sono entrate in contatto con soggetti positivi al Covid-19;

  • Sistemi di tracking misto per consentire il rafforzamento delle misure di lock-down;

  • App per assicurare il rispetto delle misure di lock-down individuali, che fanno un uso misto di GPS e foto in tempo reale;

  • App per poter consentire ai singoli cittadini di valutare in autonomia le probabilità di essere infetti: è il caso della Spagna, di cui si parlerà più avanti, che ha adottato misure finalizzate soprattutto al decongestionamento delle linee di emergenza e all’informazione dei cittadini;

  • Progetti di mappatura nazionale degli spostamenti, al pari del “modello coreano”;

  • Sistemi di analisi statistica, basati su gruppi aggregati di dati provenienti dagli operatori di telefonia.

E l’Italia?

Il ministero dell’innovazione sta vagliando varie app e poi sarà il Governo a decidere con un provvedimento ad hoc. Non ci sono date e dettagli di funzionamento ufficiali, ma da varie fonti trapela che si propenderà per una soluzione bluetooth contro il coronavirus.

La ministra in audizione alla Camera l’8 aprile ha chiarito alcuni punti fermi. Come la volontarietà, la gestione pubblica e il codice open.

(1) che sia prevista la volontarietà della partecipazione. In primo luogo perché, l’efficacia dello strumento richiede la collaborazione attiva del singolo, il quale va reso consapevole che l’uso dell’ applicazione qualora venisse adottata può contenere il contagio (proprio e altrui).

(2) È indispensabile, a tal fine, che il singolo possa confidare nella trasparenza e nella correttezza delle caratteristiche del servizio nonché nell’assenza del perseguimento di scopi ulteriori e incompatibili con la finalità di prevenzione sanitaria.

(3) che l’intero sistema integrato di contact tracing sia gestito da uno o più soggetti pubblici e che il suo codice sia aperto (ossia in modalità open) e suscettibile di revisione da qualunque soggetto indipendente voglia studiarlo;

(4) che i dati trattati ai fini dell’esercizio del sistema siano “resi sufficientemente anonimi da impedire l’identificazione dell’interessato”

(5) che raggiunta la finalità perseguita, tutti i dati ovunque e in qualunque forma conservati, con l’eccezione di dati aggregati e pienamente anonimi a fini di ricerca o statistici, siano cancellati con conseguente garanzia assoluta per tutti i cittadini di ritrovarsi, dinanzi a soggetti pubblici e privati, nella medesima condizione nella quale si trovavano in epoca anteriore all’utilizzo della app di contact tracing;

(6) che la soluzione adottata – nelle sue componenti tecnologiche e non tecnologiche – possa essere considerata, almeno in una dimensione prognostica, effettivamente efficace sul piano epidemiologico perché, qualora non lo fosse, diverrebbe difficile giustificare qualsivoglia, pur modesta e eventuale, compressione di diritti e libertà fondamentali equiparabile a quella imposta dalle limitazioni nei movimenti di cittadini in queste settimane.

(7) che la soluzione adotti misure tecniche ed organizzative che minimizzino i rischi di reidentificazione in ogni fase di vita del sistema (a titolo esemplificativo con variazione periodica e casuale dell’ID anonimo dell’applicazione).

 

 

I rischi connessi al tracing e le prime impressioni sui sistemi proposti

Sebbene sia le numerose proposte avanzate dai privati che le soluzioni che i governi stanno adottando siano molteplici ed eterogenee, nonché fondate su tecnologie differenti (soprattutto GPS e Bluetooth), facenti più o meno affidamento anche sul senso civico individuale, permane, nel prendere visione delle stesse, la netta sensazione che tali misure, specialmente in quanto adottate in tempi molto brevi e in una situazione di emergenza, possano essere la culla di numerosi data breach, che nel caso di specie andrebbero a coinvolgere una quantità di dati sensibili da capogiro.

Ciò traspare in primo luogo da un approccio approssimativo e/o parziale nella descrizione delle esatte modalità tecniche di funzionamento delle stesse, nella maggior parte dei casi, o da policy non chiarissime, che non danno modo a chi legge di comprendere quali e quante siano le misure di sicurezza a protezione dei dati dei cittadini, prevedibilmente la prossima preda dei criminali informatici. Si pensi solo all’eventualità nella quale i dati raccolti e conservati nel server centralizzato siano diffusi a seguito di una falla nei sistemi: maggiori saranno i dati raccolti, anche ove anonimizzati, maggiore sarà il rischio ad essi collegato e la possibilità che gli stessi consentano a soggetti terzi non autorizzati di ricostruire a quale interessato gli stessi appartengono.

Sono tutti scenari ben noti, in special modo nell’ambito sanitario e pubblico (due dei settori più a rischio), dei quali si possono solo immaginare le conseguenze negative, soprattutto a livello sociale, in una situazione globale così tesa.

 

Conclusioni

Sebbene nel mezzo di una situazione emergenziale, non bisogna dimenticare che le odierne legislazioni nazionali si occupano di fornire dei principi e delle linee guida tali da orientare le decisioni dei Governi nella giusta direzione e consentire di adottare le dovute accortezze, in quanto figlie del proprio tempo e perfezionatesi negli anni in modo tale da adeguarsi alle necessità proprie di un mondo sempre più digitale, specialmente con riguardo alle materie della cybersecurity e della privacy.

Si auspica dunque che non siano sottovalutati dai Governi i rischi legati ad un’implementazione frettolosa di sistemi altamente intrusivi della sfera privata del singolo cittadino, in un’ottica di “sospensione della privacy”, ma che questa sia l’occasione per dimostrare il funzionamento di tutti quei principi fondamentali che pongono nelle mani di tutti i “Titolari”, anche pubblici, le soluzioni per poter realizzare i propri obiettivi nel pieno rispetto delle singole individualità.

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FASE 2, FASE 1, FASE 3...Va bene ma veniamo ai FATTI! DECRETO salva imprese e professionisti...

April 09, 2020

Pubblicato il decreto salva-imprese che darà liquidità ad imprese e professionisti durante l’emergenza: garanzie per i prestiti, sospensione dei pagamenti, continuità delle aziende

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.94, del 8 aprile 2020, il decreto legge n. 23/2020 contenente una serie di misure urgenti per l’emergenza Covid-19, dedicate ad imprese, professionisti, ai settori strategici, alla giustizia ed alla scuola.

Il decreto introduce misure straordinarie in materia di accesso al credito e rinvio di adempimenti per le imprese, nonché di poteri speciali nei settori di rilevanza strategica.

Le misure per imprese e professionisti previste dal dl n. 23/2020

Il decreto interviene a sostegno delle imprese in difficoltà con misure specifiche su 5 principali ambiti:

  1. accesso al credito e sostegno alla liquidità (Capo I, art.1); supporto all’esportazione, all’internazionalizzazione e agli investimenti (Capo I, art.2);

  2. misure per garantire la continuità delle aziende (Capo II) ;

  3. rafforzamento dei poteri speciali nei settori di rilevanza strategica e degli obblighi di trasparenza in materia finanziaria (Capo III);

  4. misure fiscali e contabili (Capo IV);

  5. disposizioni per il settore della Giustizia (Capo V) e la salute (Capo VI).

 

FAI CLICK SULL'IMMAGINE SOPRA PER SCARICARE IL TESTO INTEGRALE DEL decreto legge n. 23/2020

 

Accesso al credito e sostegno alla liquidità delle imprese

Le misure adottate prevedono garanzie da parte dello Stato, per un totale circa di 200 miliardi di euro, concesse attraverso il gruppo Cassa Depositi e Prestiti, in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese sotto qualsiasi forma.

 

Possono beneficiare di tale misura anche i liberi professionisti titolari di partita IVA ed i lavoratori autonomi.

In particolare, la garanzia coprirà tra il 70% e il 90% dell’importo finanziato, a seconda delle dimensioni dell’impresa, ed è subordinata ad una serie di condizioni tra cui:

  • l’impossibilità di distribuzione dei dividendi da parte dell’impresa beneficiaria per i successivi 12 mesi

  • la necessaria destinazione del finanziamento per sostenere spese ad attività produttive localizzate in Italia.

 

Nello specifico:

  • le imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia ed un fatturato inferiore a 1,5 miliardi di euro ottengono una copertura pari al 90% dell’importo del finanziamento richiesto e per queste è prevista una procedura semplificata per l’accesso alla garanzia;

  • l’importo della garanzia non potrà superare il 25% del fatturato registrato nel 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall’azienda;

  • per le piccole e medie imprese, anche individuali o partite Iva, sono riservati 30 miliardi e l’accesso alla garanzia sarà gratuito ma subordinato alla condizione che le stesse abbiano esaurito la loro capacità di utilizzo del credito rilasciato dal Fondo Centrale di Garanzia.

 

Potenziamento del Fondo di Garanzia per pmi e professionisti

Il decreto inoltre potenzia ulteriormente il Fondo di Garanzia per le pmi, già ampliato dal CuraItalia, aumentandone sia la dotazione finanziaria sia la capacità di generare liquidità anche per le aziende fino a 499 dipendenti e i professionisti.

È, inoltre, previsto un forte snellimento delle procedure burocratiche per accedere alle garanzie concesse dal Fondo.

 

Misure per garantire la continuità delle aziende

Il decreto prevede una serie di misure finalizzate ad assicurare la continuità delle imprese nella fase dell’emergenza, con particolare riguardo a quelle che prima della crisi erano in equilibrio e presentavano una regolare prospettiva di continuità aziendale.

Tale intervento avviene:

  • in sede di redazione del bilancio in corso, valutando i criteri di prudenza e di continuità alla luce della situazione emergente dall’ultimo bilancio chiuso;

  • disattivando le cause di scioglimento societario per riduzione o perdita del capitale sociale.

 

Rinvio di adempimenti fiscali e tributari

Per lavoratori ed imprese si prevede la sospensione dei versamenti di Iva, ritenute e contributi per i mesi di aprile e maggio, in aggiunta a quelle già previste con il “Cura Italia”.

Nel dettaglio:

  • IVA, ritenute e contributi sospesi per soggetti con calo di fatturato di almeno il 33% per ricavi/compensi sotto i 50 milioni e di almeno il 50% sopra tale soglia;

  • sono sospesi in ogni caso i detti versamenti per i soggetti che hanno iniziato ad operare dal 1° aprile 2019;

  • per i residenti delle 5 province più colpite (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Piacenza), sospensione versamento IVA se calo del fatturato di almeno il 33% a prescindere dalla soglia di fatturato dei 50 milioni;

  • ripresa dei versamenti a giugno, con la possibilità di rateizzazione in 5 rate.

La sospensione delle ritenute d’acconto sui redditi da lavoro autonomo prevista dal decreto “Cura Italia” viene estesa anche alle scadenze di aprile e maggio.

REGIONE CAMPANIA 

Regione Campania ha presentato un piano socio economico per affrontare la crisi di famiglie e imprese per l’emergenza da virus Covid-19.
Il piano prevede risorse per oltre 600 milioni di euro e, assicura l’ufficio stampa regionale, è stato elaborato raccogliendo il contributo di proposte formulate da istituzioni locali, gruppi politici, organizzazioni sociali, sindacali e imprenditoriali, istituzioni bancarie, il volontariato e le organizzazioni religiose.

Alle misure di sostegno per imprese, liberi professionisti e lavoratori autonomi sono destinate risorse per 228.000.000 euro distribuiti per l’attuazione di queste azioni:

  1. bonus a fondo perduto per le microimprese, 80.000.000 euro;

  2. fondo liquidità confidi, 13.000.000 euro;

  3. bonus per professionisti e lavoratori autonomi, 80.000.000 euro;

  4. contributi per aziende in consorzi ASI, 5.000.000 euro;

  5. bonus per le aziende agricole e della pesca, 50.000.000 euro.

In particolare, tra le misure di maggiore rilevanza e con impatto immediato, si segnalano le seguenti:

  • alle microimprese (artigiane, commerciali, di servizi o industriali con meno di 10 addetti e fino a 2 milioni di euro di fatturato) che rientrano nei settori colpiti dalla crisi economico-finanziaria, viene erogato nel mese di aprile un contributo una tantum di 2.000 euro. Tale misura dovrebbe essere attuata mediante la collaborazione istituzionale delle Camere di Commercio e dei Dottori Commercialisti. Si stima di sovvenzionare circa 40.000 imprese;

  • a professionisti e lavoratori autonomi (che hanno fatturato meno di 35.000 euro nel 2019 e che autocertifichino una riduzione delle attività nei primi 3 mesi del 2020) viene erogato nel mese di maggio un assegno individuale una tantum di 1.000 euro ad integrazione di quello già riconosciuto dal Governo nazionale con il decreto legge n. 18/2020 (Cura Italia). La misura dovrebbe essere attuata mediante il coinvolgimento dell’INPS e delle Casse di previdenza degli ordini professionali.

 

CLICCA SUL TASTO SOTTO PER SCARICARE: Piano socio economico Regione Campania per affrontare la crisi di famiglie e imprese

CORONAVIRUS - Siamo o non siamO al PICCO? Cosa dicono davvero i dati? FACCIAMO CHIAREZZA

April 02, 2020

Il PICCO del contagio - Test rapidi per scoprire chi è IMMUNE - il Governo studia la fase DUE - La ricercA e la scienzA sul COVID-19, Facciamo il PUNTO

IL PICCO 

"Abbiamo raggiunto il plateau dei contagi ma questo non vuol dire che dobbiamo abbassare la guardia: pure se siamo in cima ora dobbiamo gestire la discesa". Lo ha detto il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, commentando in una conferenza stampa il trend della diffusione del coronavirus in Italia . "Il picco dei contagi rimane stabile - ha spiegato - ma dire che siamo arrivati al plateau vuol dire che siamo arrivati al picco che non è una punta ma un pianoro da cui ora dobbiamo ridiscendere evitando che la curva dei contagi riparta".

E' questa la preoccupazione dell'Iss, il distanziamento sociale sta funzionando e non bisogna allentare ora l'attenzione. "Le scelte che dovranno essere prese in una fase di curva discendente - insiste Brusaferro - dovranno evitare comunque di perdere il controllo dell'epidemia". Pur ipotizzando la ripresa di alcune attività bisognerà comunque "tenere sotto controllo strettissimo i moltiplicatori dell'epidemia, tra cui le case di cura". "La mortalità - ha aggiunto - riguarda persone fragili ultraottentenni e le case di cura possono rappresentare nuovi e temibili focolai".

Secondo Brusaferro, tuttavia, è prematuro immaginare qualunque misura perché "occorre vedere la velocità di discesa della curva e ad oggi è difficile immaginare un azzeramento dei contagi".

TEST RAPIDI

La fase due, quella della riapertura graduale dell’Italia, potrebbe passare per un test di massa per scoprire chi si è già immunizzato perché ha già avuto il Covid 19 e magari neanche se ne accorto. Per ora è solo una ipotesi, ma il Governo ci sta lavorando e aspetta che i tecnici del Comitato scientifico possano validare i test sierologici, molti ancora non proprio affidabili. Si tratta di esami rapidi del sangue che identificano la presenza di anticorpi al virus e quindi se il contagio è già avvenuto con la conseguente immunizzazione.
Questi test potranno aiutare a comprendere per esempio quante siano state le persone hanno avuto il virus in Italia, oltre ai casi diagnosticati.
Soprattutto nella fase della riapertura diventa importante individuare chi ha avuto l'infezione, ma senza sintomi o con sintomi così lievi da non avere avuto la diagnosi. Lo scopo è quello di definire se una persona è stata colpita dal virus, anche inconsapevolmente, e quindi per un certo periodo di tempo è immune. Dati cruciali se si vuole ripartire. Tanto è vero che il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia anche di fronte alle iniziative fai da te di varie Regioni ha chiarito che servono con urgenza delle linee guida chiare:  «È illusorio pensare a un mondo senza positivi tra un mese». «Le linee guida sanitarie devono essere decise dal Comitato scientifico - aggiunge Boccia - per cui auspico linee guida urgenti sui test». Il Comitato in effetti ci sta lavorando e potrebbe esprimersi proprio in questi giorni.
In attesa delle indicazioni del Governo le Regioni si sono portate avanti. E come già avvenuto con la campagna dei tamponi a tappeto anche questa volta è stato il Veneto a fare da battistrada partendo ufficialmente nei giorni scorsi. «Per noi in Veneto il test sierologico è l’ultima frontiera. Eravamo conosciuti come quelli dei tamponi (ne abbiamo fatti 105.000), poi per i test con i kit rapidi, e adesso avremo questa ulteriore evoluzione, più probante scientificamente, con la validazione delle Università di Padova e Verona», ha spiegato il governatore Luca Zaia. Che si dice convinto che una volta sperimentata e validata l’operazione «con i 54mila dipendenti della sanità e con le case di riposo» questi test sierologici siano estendibili «a tutti gli altri»: « Pensate ai lavoratori - sottolinea Zaia - che posso avere la certificazione perché da immunizzati posso andare via tranquilli». E non è un caso che già diverse aziende - dalla Ducati alla Ima - stiano pensando di impiegarli con i propri dipendenti al momento delle riaperture delle fabbriche.

Ma che differenza c’è tra i tamponi utilizzati finora per la diagnosi di Covid e questi test sierologici: « Mentre i tamponi forniscono una diagnosi diretta, individuando i frammenti genetici del virus nei campioni prelevati da naso e gola, i test sierologici - spiega Francesco Broccolo, dell’università Bicocca di Milano e direttore del laboratorio Cerba di Milano - forniscono una diagnosi indiretta rivelando la presenza degli anticorpi, ossia se l'infezione sia avvenuta in passato o meno». Esistono test sierologici più rapidi ed economici che danno la risposta in 10 minuti ma meno affidabili e che per questo hanno bisogno di essere validati (l’Oms ne sta valutando addirittura 200); ci sono poi altri test più complessi e costosi, ma più affidabili, per i quali sono al momento 36 i laboratori pubblici di almeno 11 regioni che si stanno organizzando. «Se i test non sono validati il rischio è di avere falsi positivi o falsi negativi. Per esempio il test può risultare falso positivo se una persona è stata infettata da altri virus, come i coronavirus responsabili del raffreddore perché l'analisi non è abbastanza sensibile per distinguere i due agenti infettivi», spiega l’esperto.

 

L’affidabilità ancora da verificare
I test rapidi consistono in una sorta di tavoletta di nitrocellulosa nella quale la presenza degli anticorpi viene rivelata dalla comparsa di una barretta colorata: «Sono test semplici ed economici, il cui costo può variare da 12 a 25 euro, ma la cui affidabilità è piuttosto bassa, pari a circa il 30%». La goccia di sangue che viene introdotta su questa sorta di fascetta di nitrocellulosa e, se contiene gli anticorpi, questi reagiscono con l'antigene, ossia con la parte del virus che stimola reazione immunitaria e che si trova sulla fascetta, producendo una striscia colorata. Più costosi (circa 70 euro) i test di laboratorio che risultano invece affidabili (oltre il 90%). Come detto sono 11 le regioni già in grado di eseguirli o che stanno richiedendo le autorizzazioni per farlo, per un totale di 36 laboratori. Sono di due tipi gli anticorpi che entrambi i test sono in grado di rilevare, anche se con un livello di precisione molto diverso. Si chiamano Immunoglobuline M e G (IgM e IgG) e sono in grado di indicare se il contagio è avvenuto recentemente (da una settimana) o da più di un mese.​

COVID19 - TRA SCIENZA E COSCIENZA

Dopo settimane di domande e risposte, si può sintetizzare: il coronavirus sembra ma non è influenza. I sintomi sono simili ma per il nuovo coronavirus non esiste vaccino, può provocare una polmonite per cui non esistono specifici antivirali, il virus penetra negli alveoli polmonari e può provocare crisi respiratorie che necessitano di ossigeno e terapia intensiva.

È questo quello che può mettere in crisi un sistema sanitario nazionale, anche quello italiano che viene ancora lodato nonostante i dolorosi progressivi tagli. Da qui la paura che si è fatta quotidianità poche settimane dopo l’arrivo ufficiale dell’epidemia in Italia. A mettere in crisi il sistema sanitario sono tre cose: la rapidità del contagio, il numero di pazienti che arrivano contemporaneamente agli ospedali, la lunga permanenza dei pazienti (3 settimane) in terapia intensiva.

Gli ultimi dati Oms (sempre missione di febbraio) hanno fatto una gerarchia utile dei sintomi più comuni quando c’è infezione da coronavirus: febbre (88%), tosse secca (68%), spossatezza (38%), muco quando si tossisce (33%), respiro corto (18%), gola infiammata (14%), mal di testa (14%), dolori muscolari (14%), raffreddore (11%). Meno frequenti nausea e vomito (5%), naso chiuso (5%), e diarrea (4%). Il naso che cola non è sintomo di infezione da coronavirus.

Il tasso di letalità (cioè il rapporto tra contagiati e vittime) è del 3,4% a livello globale. Il rischio di non superare la malattia che l’80% delle persone supera senza cure ospedaliere, dipende dall’età dei pazienti e dalle patologie pregresse, anche dal sesso (il tasso di letalità tra i maschi è più o meno il doppio di quello delle femmine) ma cruciale è anche la risposta del sistema sanitario del paese colpito.

Questo è quello che comunica l’Oms ma è anche quello a cui si assiste in Italia: la maggior parte dei decessi riguarda ottantenni e persone con altre importanti malattie tra cui i diabetici e coloro che hanno problemi cardiovascolari e in generale gli immunodepressi. È però anche vero che la reazione a questo virus varia da persona e persona e a volte prescinde da età, sesso e malattie preesistenti: dipende molto da come l’organismo e il sistema immunitario reagiscono all’attacco del patogeno. Così si spiega il paziente 1 italiano, il trentottenne sano e sportivo di Codogno che ha combattuto in un letto di terapia intensiva per venti giorni. Così si spiega che il 30% degli intubati in Italia al 9 marzo ha tra i 50 e i 64 anni, quindi non anziani.

La ricerca internazionale continua perché ancora poco si sa dell’infezione: l’Oms (Organizzazione mondiale della Sanita, acronimo in inglese WHO)  ha mandato  25 esperti in Cina, tra di loro il direttore dell’Us National Institutes of Health, Clifford Lane. La missione Oms si è svolta tra il 16 e il 24 febbraio, periodo che in Cina ha corrisposto, e questo si sapeva, alla seconda ondata di contagi. 

Dopo nove giorni di lavoro della missione Oms sui dati cinesi, questi i risultati:
Trasmissione. Quando è scoppiato un focolaio in Cina, nella maggioranza dei casi (78-85%) è stato causato da un contagio all’interno di una famiglia attraverso le ormai famose gocce del respiro o altri vettori di trasmissione fra persone contagiate. Secondo questi dati, le particelle piccole e leggere che rimangono sospese nell’aria, sono cosa diversa dalle gocce del respiro, non sono tra le principali cause di diffusione. Più di 2.055 operatori sanitari sono stati contagiati o a casa propria o nella prima fase del diffondersi dell’epidemia quando non disponevano degli strumenti di protezione (camici, guanti, mascherine).

Cure e tempi. Il 5% dei pazienti affetti da coronavirus ha avuto bisogno della respirazione artificiale. Un altro 15% ha avuto bisogno di ossigeno per respirare, e non per pochi giorni. Dalla comparsa dei primi sintomi, la malattia dura in media tra le 3 e le 6 settimane.

Il nuovo stile di vita

Niente panico, ripetono i medici, ma basta superficialità. Non creare folla. Non vivere in gruppo. Sono gli imperativi di questi giorni che si sono resi necessari perché in Italia i numeri del contagio hanno registrato un preoccupante aumento per giorni con una progressione del 25 per cento. Aumento che fa di questa emergenza sanitaria ciò che più assomiglia a una guerra. Ecco perché la richiesta accorata di istituzioni, medici e cittadini comuni di stare a casa. Evitare il più possibile mezzi pubblici, bar, ristoranti, musei, cinema, piscine e palestre. Tutti spazi chiusi con decreto alla fine.

Coprirsi naso e bocca quando si starnutisce, starnutire nel gomito e non nella mano. Non toccarsi la faccia. Se si hanno sintomi compatibili con il Covid19 (ad esempio 37,5 di febbre), rimanere a casa. Chiamare il proprio medico di base o lo 800 065 510, il numero della Croce Rossa per informazioni.

IL PUNTO AGGIORNATO AL 2/3 APRILE 

I casi di coronavirus in Italia sono arrivati ad essere 115.242 (+4,22%) e 13.915 le vittime (+5,78%). I nuovi contagiati sono 4.668 mentre sono 760 i decessi nelle ultime 24 ore. Numeri che restano alti, ma il trend conferma l’appiattimento della curva segnalato nei giorni precedenti. Sono 18.278 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 1.431 in più di ieri, quando l'aumento dei guariti era stato di 1.118. Il numero di guariti del 2 aprile è tra i più alti degli ultimi giorni.

Sono complessivamente 83.049 gli attualmente positivi, con un incremento nelle ultime 24 ore di 2.477 mentre ieri 1 aprile l'incremento era stato di 2.937. Sono i numeri forniti dalla Protezione civile durante il consueto bollettino delle 18.

“Le donazioni sul conto corrente della Protezione civile sono arrivare a 101 milioni e 246 mila euro, una cifra importante, grazie alla generosità di grandi e piccoli donatori. Rispetto a ieri abbiamo speso altri 1,8 milioni, per un totale di 9,9 milioni, per acquistare ventilatori e dispositivi di protezione individuale (Dpi)”, ha spiegato il capo della Protezione civile Angelo Borrelli.

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EMERGENZA COVID-19: il testo e la sintesi del decreto "CURA ITALIA" - FACCIAMO CHIAREZZA

March 26, 2020

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17.3.2020 è stato pubblicato il testo del decreto legge n. 18 del 17.3.2020 che introduce misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Il decreto interviene con provvedimenti su quattro fronti principali e altre misure settoriali:

  1. finanziamento e altre misure per il potenziamento del Sistema sanitario nazionale, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati sul fronte dell’emergenza;

  2. sostegno all’occupazione e ai lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito;

  3. supporto al credito per famiglie e micro, piccole e medie imprese, tramite il sistema bancario e l’utilizzo del fondo centrale di garanzia;

  4. sospensione degli obblighi di versamento per tributi e contributi nonché di altri adempimenti fiscali ed incentivi fiscali per la sanificazione dei luoghi di lavoro e premi ai dipendenti che restano in servizio.

Tali provvedimenti si aggiungono a quelli già adottati d’urgenza dal Governo per evitare che la crisi transitoria delle attività economiche indotta dall’epidemia di COVID-19 produca effetti permanenti, come la scomparsa definitiva di imprese nei settori maggiormente colpiti. In particolare, con i precedenti interventi, sono stati sospesi adempimenti tributari e pagamenti di contributi e mutui per gli abitanti della ex “zona rossa”, sono stati aperti gli ammortizzatori sociali a soggetti che in condizioni ordinarie non ne beneficiano, sono state potenziate le modalità di lavoro a distanza ed è stato garantito sostegno al settore del turismo.

Di seguito una panoramica delle misure economico-finanziarie sui 4 fronti principali.

1. Misure per potenziare la capacità di intervento del Sistema sanitario, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati a fronteggiare l’emergenza sanitaria 

  • vengono individuate le coperture per le 20.000 assunzioni già deliberate per il Sistema sanitario nazionale;

  • il Fondo emergenze nazionali viene incrementato complessivamente di 1,65 miliardi;

  • lo stanziamento di risorse per gli straordinari del personale sanitario viene incrementato di 150 milioni di euro per il 2020;

  • il finanziamento dell’aumento dei posti letto in terapia intensiva e nelle unità di pneumologia e malattie infettive (anche in deroga ai limiti di spesa) mentre le strutture private devono mettere a disposizione il personale sanitario in servizio, i locali e le proprie apparecchiature (per un costo di 340 milioni);

  • l’autorizzazione a Invitalia a erogare finanziamenti agevolati o contributi a fondo perduto alle imprese produttrici di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale (50 milioni);

  • la previsione che la Protezione civile possa disporre la requisizione da soggetti pubblici o privati di presidi sanitari e medico-chirurgici e di beni mobili necessari per fronteggiare l’emergenza sanitaria. I Prefetti potranno disporre la requisizione di alberghi o altri immobili aventi analoghe caratteristiche per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria (150 milioni);

  • la possibilità di incrementare il personale medico e infermieristico militare con una ferma eccezionale di un anno, mentre vengono potenziati i servizi sanitari militari. L’Inail potrà assumere a tempo determinato 200 medici specialisti e 100 infermieri, mentre viene incrementato lo stanziamento a favore dell’Istituto Superiore di Sanità per far fronte alle esigenze di sorveglianza epidemiologica (il totale di questi interventi assomma a 64 milioni);

  • la possibilità, ove non sia possibile reclutare nuovo personale, di trattenere in servizio il personale del Sistema Sanitario Nazionale che avrebbe i requisiti per la pensione;

  • una deroga alle norme di riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie, per consentire l’esercizio temporaneo sul territorio nazionale a chi ha conseguito una professione sanitaria all’estero, regolata da specifiche direttive dell’Unione Europea;

  • disposizioni sull’abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo, con la previsione che il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e chirurgia, abiliti all’esercizio della professione di medico chirurgo previo giudizio di idoneità sui risultati relativi alle competenze dimostrate nel corso del tirocinio pratico-valutativo svolto all’interno del corso di studi;

  • l’introduzione di disposizioni in merito all’anticipazione del prezzo nei contratti pubblici, volte a velocizzare le procedure d’acquisto e di pagamento di materiali e strumentazioni sanitari;

  • lo stanziamento di fondi per il pagamento degli straordinari dovuti ai maggiori compiti connessi all’emergenza per le Forze di polizia, le Forze armate, il Corpo di polizia penitenziaria, il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, il personale della carriera prefettizia, quello dei ruoli dell’Amministrazione civile dell’interno e quello delle polizie locali, nonché per la sanificazione e la disinfezione straordinaria degli uffici, degli ambienti e dei mezzi in uso alle medesime Forze, e per assicurare l’adeguata dotazione di dispositivi di protezione individuale;

  • lo stanziamento di fondi per la pulizia straordinaria degli ambienti scolastici;

  • l’istituzione del Fondo per la sanificazione degli ambienti di Province, Città metropolitane e Comuni;

  • la previsione che, nella vigenza dello stato di emergenza e, in ogni caso, sino al 31 luglio 2020, l’acquisizione di forniture e servizi da parte delle aziende, agenzie e degli enti del Servizio sanitario nazionale da utilizzare nelle attività di contrasto alla diffusione del COVID-19, qualora sia finanziata in via esclusiva tramite donazioni di persone fisiche o giuridiche private, avviene mediante affidamento diretto, senza previa consultazione di due o più operatori economici, per importi non superiori alle soglie già previste, a condizione che l’affidamento sia conforme al motivo delle liberalità;

  • la disciplina relativa alla nomina con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19.

2. Sostegno ai lavoratori e alle aziende, con l’obiettivo che nessuno perda il posto di lavoro a causa dell’emergenza

  • la cassa integrazione in deroga viene estesa all’intero territorio nazionale, a tutti i dipendenti, di tutti i settori produttivi. I datori di lavoro, comprese le aziende con meno di 5 dipendenti, che sospendono o riducono l’attività a seguito dell’emergenza epidemiologica, possono ricorrere alla cassa integrazione guadagni in deroga con la nuova causale “COVID-19” per la durata massima di 9 settimane. Tale possibilità viene estesa anche alle imprese che già beneficiano della cassa integrazione straordinaria;

  • la possibilità di accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19” è esteso anche ai lavoratori dipendenti presso datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente più di 5 dipendenti;

  • è riconosciuto un indennizzo di 600 euro, su base mensile, non tassabile, per i lavoratori autonomi e le partite IVA. L’indennizzo va ad una platea di quasi 5 milioni di persone: professionisti non iscritti agli ordini, co.co.co. in gestione separata, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, lavoratori del settore spettacolo, lavoratori agricoli;

  • è istituito un Fondo per il reddito di ultima istanza con una dotazione di 300 milioni di euro come fondo residuale per coprire tutti gli esclusi dall’indennizzo di 600 euro, compresi i professionisti iscritti agli ordini;

  • misure di sostegno per i magistrati onorari in servizio: riconoscimento di un contributo economico mensile pari a 600 euro per un massimo di tre mesi e parametrato al periodo effettivo di sospensione dell’attività. Il contributo non spetta ai magistrati onorari dipendenti pubblici o privati, anche se in quiescenza, e non è cumulabile con altri contributi o indennità comunque denominati erogati a norma del decreto;

  • si prevede l’equiparazione alla malattia del periodo trascorso in quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva per Covid-19, per il settore privato (per il settore pubblico l’equiparazione era già stata inserita nel DL del 9 marzo 2020);

  • a sostegno dei genitori lavoratori, a seguito della sospensione del servizio scolastico, è prevista la possibilità di usufruire, per i figli di età non superiore ai 12 anni o con disabilità in situazione di gravità accertata, del congedo parentale per 15 giorni aggiuntivi al 50% del trattamento retributivo. In alternativa, è prevista l’assegnazione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite di 600 euro, aumentato a 1.000 euro per il personale del Servizio sanitario nazionale e le Forze dell’ordine;

  • il numero di giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa di cui all’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in caso di handicap grave è incrementato di ulteriori complessive dodici giornate;

  • misure per il trasporto aereo, come il riconoscimento di compensazioni per i danni subiti dalle imprese titolari di licenza di trasporto di passeggeri che esercitano oneri di servizio pubblico, l’incremento del fondo speciale per il sostegno del reddito e dell’occupazione e per la riconversione e riqualificazione del personale del settore, nonché la previsione della costituzione di una nuova società interamente controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze, ovvero controllata da una società a prevalente partecipazione pubblica anche indiretta, in considerazione della situazione determinata dall’emergenza sulle attività di Alitalia - Società Aerea Italiana S.p.a. e di Alitalia Cityliner S.p.a. entrambe in amministrazione straordinaria;

  • l’incremento della dotazione dei contratti di sviluppo, per il rafforzamento della struttura produttiva del Paese;

  • misure in favore del settore agricolo e della pesca, come la possibilità di aumentare dal 50 al 70% la percentuale degli anticipi spettanti alle imprese che hanno diritto di accedere ai contributi PAC e la costituzione di un fondo presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per assicurare la continuità aziendale delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, per la copertura degli interessi passivi su finanziamenti bancari e dei costi sostenuti per interessi maturati sui mutui, nonché per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca.

3. Sostegno alla liquidità delle famiglie e delle imprese

Per evitare a imprese e nuclei familiari la carenza di liquidità sono stati previsti numerosi interventi, anche attraverso la collaborazione con il sistema bancario. Di seguito i principali.

  • Una moratoria dei finanziamenti a micro, piccole e medie imprese (che riguarda mutui, leasing, aperture di credito e finanziamenti a breve in scadenza);

  • potenziamento del fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, anche per la rinegoziazione dei prestiti esistenti. Le modifiche riguardano nel dettaglio:

    • la gratuità della garanzia del fondo, con la sospensione dell’obbligo di versamento delle previste commissioni per l’accesso al fondo stesso;

    • l’ammissibilità alla garanzia di operazioni di rinegoziazione del debito, per consentire di venire incontro a prevedibili, immediate esigenze di liquidità di imprese ritenute affidabili dal sistema bancario;

    • l’allungamento automatico della garanzia nell’ipotesi di moratoria o sospensione del finanziamento correlata all’emergenza coronavirus;

    • la previsione, per le operazioni di importo fino a 100.000 euro, di procedure di valutazione per l’accesso al fondo ristrette ai soli profili economico-finanziari al fine di ammettere alla garanzia anche imprese che registrano tensioni col sistema finanziario in ragione della crisi connessa all’epidemia;

    • eliminazione della commissione di mancato perfezionamento per tutte le operazioni non perfezionate;

    • la possibilità di cumulare la garanzia del fondo con altre forme di garanzia acquisite per operazioni di importo e durata rilevanti nel settore turistico alberghiero e delle attività immobiliari;

    • la possibilità di accrescere lo spessore della tranche junior garantita dal Fondo a fronte di portafogli destinati ad imprese/settori/filiere maggiormente danneggiati dall’epidemia;

    • la possibilità di istituire sezioni speciali del fondo per sostenere l’accesso al credito di determinati settori economici o filiere di imprese, su iniziativa delle Amministrazioni di settore anche unitamente alle associazioni ed enti di riferimento

    • la sospensione dei termini operativi del fondo;

    • estensione del limite per la concessione della garanzia da 2,5 milioni a 5 milioni di finanziamento;

    • estensione a soggetti privati della facoltà di contribuire a incrementare la dotazione del fondo p.m.i. (oggi riconosciuta a banche, Regioni e altri enti e organismi pubblici, con l’intervento di Cassa depositi e prestiti e di Sace);

    • facilitazione per l’erogazione di garanzie per finanziamenti a lavoratori autonomi, liberi professionisti e imprenditori individuali;

    • estensione dell’impiego delle risorse del Fondo;

  • rafforzamento dei Confidi per le microimprese, attraverso misure di semplificazione;

  • estensione ai lavoratori autonomi e semplificazione dell’utilizzo del fondo per mutui prima casa;

  • misure per l’incremento dell’indennità dei collaboratori sportivi;

  • la costituzione presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale di un Fondo per la promozione integrata, finalizzato a sostenere l’internazionalizzazione del sistema Paese;

  • immediata entrata in vigore del “volatility adjustment” per le assicurazioni;

  • possibilità di corrispondere agli azionisti e agli obbligazionisti danneggiati dalle banche un anticipo pari al 40 per cento dell’importo dell’indennizzo spettante a valere sul Fondo indennizzo risparmiatori (FIR);

  • introduzione di un meccanismo di controgaranzia per le banche, da parte di Cassa depositi e prestiti, con cui consentire l’espansione del credito anche alle imprese medio-grandi impattate dalla crisi. L’obiettivo è di liberare così circa 10 miliardi di ulteriori investimenti; 

  • incentivo alla cessione dei crediti deteriorati (NPL) mediante conversione delle attività fiscali differite (DTA) in crediti di imposta per imprese finanziarie ed industriali;

  • norme sul rimborso dei contratti di soggiorno e sulla risoluzione dei contratti di acquisto di biglietti per spettacoli, musei e altri luoghi della cultura, con la previsione del diritto al rimborso per le prestazioni non fruite sotto forma di voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro un anno dall’emissione;

  • l’istituzione di un fondo emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo e ulteriori disposizioni urgenti per sostenere il settore della cultura;

  • l’aumento delle anticipazioni del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 nell’ambito dei Piani Operativi delle Amministrazioni Centrali e dei Patti per lo sviluppo, con la possibilità di richiedere il venti per cento delle risorse assegnate ai singoli interventi, qualora questi ultimi siano dotati di progetto esecutivo approvato o definitivo approvato in caso di affidamento congiunto della progettazione ed esecuzione dei lavori.

4. Misure in campo fiscale, allo scopo di evitare che obbligazioni e adempimenti aggravino i problemi di liquidità

  • Sospensione, senza limiti di fatturato, per i settori più colpiti, dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria per i mesi di marzo e aprile, insieme al versamento Iva di marzo. I settori interessati sono: turistico-alberghiero, termale, trasporti passeggeri, ristorazione e bar, cultura (cinema, teatri), sport, istruzione, parchi divertimento, eventi (fiere/convegni), sale giochi e centri scommesse;

  • sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi per contribuenti con fatturato fino a 2 milioni di euro(versamenti IVA, ritenute e contributi di marzo);

  • differimento scadenze – per gli operatori economici ai quali non si applica la sospensione, il termine per i versamenti dovuti nei confronti delle pubbliche amministrazioni, inclusi quelli relativi ai contributi previdenziali ed assistenziali ed ai premi per l’assicurazione obbligatoria, dal 16 marzo viene posticipato al 20 marzo;

  • disapplicazione della ritenuta d’acconto per professionisti senza dipendenti, con ricavi o compensi non superiori a euro 400.000 nel periodo di imposta precedente, sulle fatture di marzo e aprile;

  • sospensione sino al 31 maggio 2020 dei termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici dell’ Agenzia delle entrate;

  • sospensione dei termini per la riscossione di cartelle esattoriali, per saldo e stralcio e per rottamazione-ter, sospensione dell’invio nuove cartelle e sospensione degli atti esecutivi;

  • premi ai lavoratori: ai lavoratori con reddito annuo lordo fino a 40.000 euro che nel mese di marzo svolgono la propria prestazione sul luogo di lavoro (non in smart working) viene riconosciuto un premio di 100 euro, non tassabile (in proporzione ai giorni lavorati);

  • l’introduzione di incentivi e contributi per la sanificazione e sicurezza sul lavoro: per le imprese vengono introdotti incentivi per gli interventi di sanificazione e di aumento della sicurezza sul lavoro, attraverso la concessione di un credito d’ imposta, nonché contributi attraverso la costituzione di un fondo INAIL; analoghi contributi sono previsti anche per gli enti locali attraverso uno specifico fondo;

  • donazioni COVID-19 – la deducibilità delle donazioni effettuate dalle imprese ai sensi dell’articolo 27 L. 133/99 viene estesa; inoltra viene introdotta una detrazione per le donazioni delle persone fisiche fino a un beneficio massimo di 30.000 euro;

  • affitti commerciali – a negozi e botteghe viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione del mese di marzo;

  • disposizioni in materia di trasporto stradale e trasporto di pubblico di persone, per contrastare gli effetti derivanti dalla diffusione del Covid-19 sugli operatori di servizio di trasporto pubblico regionale e locale e sui gestori di servizi di trasporto scolastico, nonché di trasporto navale, come l’esenzione temporanea dal pagamento della tassa di ancoraggio delle operazioni commerciali effettuate nell’ambito di porti, rade o spiagge dello Stato e la sospensione dei canoni per le operazioni portuali fino al 31 luglio 2020;

  • disposizioni di sostegno agli autoservizi pubblici non di linea, con un contributo in favore dei soggetti che dotano i veicoli di paratie divisorie atte a separare il posto guida dai sedili riservati alla clientela;

  • la sospensione fino al 31 maggio 2020 dei versamenti dei canoni di locazione e concessori relativi all’affidamento di impianti sportivi pubblici dello Stato e degli enti territoriali per le associazioni e società sportive, professionistiche e dilettantistiche, che operano sull’intero territorio nazionale;

  • misure straordinarie urgenti a sostegno della filiera della stampa.

Inoltre, il decreto introduce ulteriori misure, tra le quali:

  • nuove misure per contenere gli effetti dell’emergenza in materia di giustizia civile, penale, amministrativa, tributaria, contabile e militare, quali, tra l’altro, il rinvio d’ufficio a data successiva al 15 aprile 2020 delle udienze calendarizzate dal 9 marzo al 15 aprile 2020 per i procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari e la sospensione, nello stesso periodo, del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili, penali e amministrativi, salvo specifiche eccezioni;

  • misure per il ripristino della funzionalità degli Istituti penitenziari e per la prevenzione della diffusione del COVID-19 nelle carceri;

  • misure straordinarie in materia di lavoro agile e di esenzione dal servizio e di procedure concorsuali, con la previsione che, fino alla data di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica, il lavoro agile è la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni e che lo svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso al pubblico impiego, ad esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati sia effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica, sono sospese per sessanta giorni a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto. Resta ferma la conclusione delle procedure per le quali risulti già ultimata la valutazione dei candidati, nonché la possibilità di svolgimento dei procedimenti per il conferimento di incarichi, anche dirigenziali, nelle pubbliche amministrazioni di cui al comma 1, che si istaurano e si svolgono in via telematica e che si possono concludere anche utilizzando le modalità lavorative di cui ai commi che precedono;

  • disposizioni per l’utilizzo in deroga della quota libera dell’avanzo di amministrazione delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, limitatamente all’esercizio finanziario 2020 e per la sospensione della quota capitale dei mutui delle regioni a statuto ordinario e degli enti locali;

  • misure per assicurare il recupero delle eccedenze alimentari e favorirne la distribuzione gratuita agli indigenti;

  • la possibilità, fino alla fine dello stato d’emergenza,  per i consigli dei comuni, delle province e delle città metropolitane e le giunte comunali, per gli organi collegiali degli enti pubblici nazionali e per le associazioni private anche non riconosciute e le fondazioni di riunirsi in videoconferenza;

  • la proroga al 31 agosto 2020 della validità dei documenti di riconoscimento scaduti o in scadenza successivamente alla data di entrata in vigore del decreto;

  • misure per lo svolgimento del servizio postale, con la previsione che, fino al 31 maggio 2020, a tutela dei lavoratori del servizio postale e dei destinatari degli invii postali, per lo svolgimento del servizio postale relativo agli invii raccomandati, agli invii assicurati, alla distribuzione dei pacchi, la firma è apposta dall’operatore postale sui documenti di consegna in cui è attestata anche la modalità di recapito e ulteriori disposizioni per lo svolgimento dei servizi di notificazione a mezzo posta:

  • norme in materia di svolgimento delle assemblee di società e per il differimento del termine di adozione dei rendiconti annuali 2019 e dei bilanci di previsione 2020-2022;

  • il rinvio al 30 giugno di scadenze adempimenti relativi a comunicazioni sui rifiuti;

  • misure per la continuità dell’attività formativa e a sostegno delle università delle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e degli enti di ricerca, con l’istituzione di un fondo per le esigenze emergenziali e la proroga dell’ultima sessione delle prove finali per il conseguimento del titolo di studio relative all’anno accademico 2018/2019, e dei termini di ogni adempimento connesso, al 15 giugno 2020;

  • contributi per le piattaforme per la didattica a distanza;

  • misure per favorire la continuità occupazionale per i docenti supplenti brevi e saltuari;

  • la proroga del mandato dei componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e del Garante per la protezione dei dati personali fino a non oltre i 60 giorni successivi alla data di cessazione dello stato di emergenza;

  • la proroga di sei mesi del termine per l’indizione del referendum confermativo della legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari.

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CORONAVIRUS PANDEMIA MONDIALE: PAURA E DISAGI - FACCIAMO IL PUNTO

March 19, 2020

Nelle ultime due settimane il numero di casi di COVID-19 al di fuori della Cina è aumentato di 13 volte e il numero di paesi colpiti è triplicato, ci sono più di 209.800 casi in 168 paesi e 8.778 persone hanno perso la vita. Altre migliaia stanno lottando per la propria vita negli ospedali...

Nel frattempo l’epidemia continua a estendersi in tutte le Regioni e ci sono oltre 41 mila contagiati dall’inizio dell’emergenza. E il governo ha deciso di stanziare 25 miliardi “come somma straordinaria” per fronteggiare questa difficile situazione. Ma chi sono i malati di coronavirus? Ecco il profilo delle persone colpite dal Covid-19.

 

Fasce d’età

Gli anziani rimangono i più affetti dall’epidemia ma come già detto una percentuale non indifferente riguarda giovani con un’età inferiore a 30 anni. “L’indagine – ha ribadito il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro – rileva una percentuale significativa di casi sotto i 30 anni, un dato che conferma quanto questa fascia di età sia cruciale nella trasmissione del virus”.

Nel nostro Paese i casi positivi di bambini da 0 a 9 anni sono 43 e rappresentano 0,5% del totale. Sono 85 i casi nella fascia di età 10-19 anni (1% del totale) e 296 in quella 20-29 anni (3,5%).

Le cifre crescono poi con l’avanzare dell’età. Ci sono 470 casi tra 30 e 39 anni (5,6%), 891 tra i 40 e 49 anni (10,7%), 1.453 nella fascia 50-59 (17,4%), 1.471 tra 60-69 anni (17,7%), 1.785 tra 70 e 79 anni (21,4%), 1.532 tra gli over 80 (18,4%).

La maggior parte dei casi di coronavirus, cioè il 62%, riguarda persone di sesso maschile.

Stato clinico dei malati

Come riportato dall’Iss, lo stato clinico è disponibile solo per 2.539 casi, di cui 518 (9,8%) sono asintomatici, mentre 270 (5,1%) sono pauci-sintomatici, termine usato per indicare la scarsità dei sintomi con cui si manifesta una malattia o un’epidemia. Il 30,7% dei casi, ovvero 1.622, sono persone con sintomi per cui non viene specificato il livello di gravità, 1.593 (30,1%) hanno sintomi lievi, 297 (5,6%) hanno sintomi severi e 985 (18,6%) sono casi critici. Il 21% dei casi risulta ospedalizzato, e tra quelli di cui si conosce il reparto di ricovero (1.545) il 12% risulta in terapia intensiva.

DOMANDE E RISPOSTE

Che cos’è un coronavirus?
coronavirus sono un tipo di virus appartenente alla famiglia Coronaviridae e utilizzano l’RNA come materiale genetico. L’RNA (acido ribonucleico) è una versione “semplificata” del DNA, e assolve al medesimo scopo di codificare e trasmettere le informazioni genetiche. I coronavirus si chiamano così perché i loro virioni (la parte infettiva) appaiono al microscopio elettronico come piccoli globuli contornati da tante piccole punte che ricordano quelle di una corona.

Le punte sono costituite dai peplomeri, le strutture proteiche che insieme ad altri meccanismi consentono ai virus di attaccarsi alle cellule dell’organismo che desiderano infettare. Una volta che si sono legati alle cellule ospiti, i virus rilasciano il loro codice genetico modificando il comportamento della cellula, e innescando di solito una risposta immunitaria da pare dell’organismo infettato, che cerca in questo modo di sbarazzarsi del virus (solitamente facendo alzare la temperatura, viene la febbre per intenderci).

E perché si parla di “nuovo coronavirus”?
I coronavirus sono piuttosto diffusi tra diverse specie di mammiferi e uccelli: infettano il loro apparato respiratorio e gastrointestinale, causando sintomi di vario tipo. Dagli anni Sessanta, sappiamo che in alcuni casi questi virus riescono a passare verso gli esseri umani, con sintomi che variano a seconda delle loro caratteristiche. Viene semplicemente definito “nuovo coronavirus” un coronavirus da poco identificato e le cui caratteristiche non sono ancora completamente note. Quello scoperto in Cina è stato per ora chiamato 2019-nCoV dove il numero “2019” indica l’anno di identificazione.

Quanti coronavirus interessano gli esseri umani?
Attualmente, ci sono sette diversi ceppi di coronavirus noti per infettare anche gli esseri umani, compreso il 2019-nCoV. La maggior parte di loro non porta a sintomi particolarmente gravi ed è la causa di una percentuale significativa della malattia che comunemente chiamiamo raffreddore. In alcuni casi, i coronavirus causano però sintomi più gravi, soprattutto nelle persone con problemi al sistema immunitario, che portano poi a bronchiti o a polmoniti difficili da trattare.

Che c’entra la SARS?
La sindrome acuta respiratoria grave (SARS, dalla definizione inglese “Severe Acute Respiratory Syndrome”) è probabilmente la malattia più conosciuta legata a un coronavirus. Il virus che la causa fu identificato tra il 2002 e il 2003 e porta a un’infezione diffusa sia nel tratto superiore sia in quello inferiore del sistema respiratorio. Nel 2003 furono registrati circa 8mila casi di SARS, e si stima che il 10 per cento dei pazienti infettati dal virus sia morto a causa di successive complicazioni.

Da dove arriva il nuovo coronavirus?
Wuhan è la più grande città della Cina centrale ed è il luogo dove sono stati identificati i primi casi di infezioni da 2019-nCoV. Il 31 dicembre 2019, la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan ha inviato una segnalazione all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), spiegando di avere registrato un certo numero di casi di polmonite con cause ignote. Le indagini avevano comunque messo in evidenza un legame con un mercato all’ingrosso di frutti di mare e altri animali marini vivi. Una decina di giorni dopo la segnalazione, il Centro per il controllo delle malattie della Cina ha annunciato di avere identificato un nuovo coronavirus, alla base dei casi di polmonite di Wuhan. Le autorità cinesi hanno inoltre diffuso la sequenza genomica del coronavirus, cioè le sue caratteristiche genetiche, in modo da tenerne traccia e poter essere identificato in altri pazienti con sintomi sospetti.

C’è un vaccino?
Quando viene scoperto un nuovo virus, la possibilità di avere in tempi brevi un vaccino è estremamente remota. Anche se ci sono stati notevoli progressi nelle tecniche per svilupparli, i vaccini richiedono anni di ricerche prima di essere pronti e disponibili. Nel caso di 2019-nCoV, non sappiamo ancora quanto il coronavirus sia aggressivo e in grado di trasmettersi facilmente tra gli esseri umani, quindi in questa prima fase l’obiettivo è cercare di contenerlo il più possibile, evitando che si diffonda globalmente.

Quali sono i sintomi di una persona con COVID-19?

I sintomi più comuni di sono febbre, stanchezza e tosse secca. Alcuni pazienti possono presentare indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e iniziano gradualmente. Nei casi più gravi, l'infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.

Quanto è pericoloso il nuovo virus?

Alcune persone si infettano ma non sviluppano alcun sintomo. Generalmente i sintomi sono lievi, soprattutto nei bambini e nei giovani adulti, e a inizio lento. Circa 1 su 5 persone con COVID-19 si ammala gravemente e presenta difficoltà respiratorie.

Quali sono le persone più a rischio di presentare forme gravi di malattia?

Le persone anziane e quelle con patologie sottostanti, quali ipertensione, problemi cardiaci o diabete e i pazienti immunodepressi (per patologia congenita o acquisita o in trattamento con farmaci immunosoppressori, trapiantati) hanno maggiori probabilità di sviluppare forme gravi di malattia.

Quali sono le raccomandazioni per le persone più a rischio?

Il DPCM dell'8 marzo 2020 raccomanda a tutte le persone anziane o affette da una o più patologie croniche o con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

Quanto dura il periodo di incubazione?

Il periodo di incubazione rappresenta il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici. Si stima attualmente che vari fra 2 e 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni.

Il nuovo Coronavirus può essere trasmesso da persona a persona?

Sì, alcuni Coronavirus possono essere trasmessi da persona a persona, di solito dopo un contatto stretto con un paziente infetto, ad esempio tra familiari o in ambiente sanitario.

Anche il nuovo Coronavirus responsabile della malattia respiratoria COVID-19 può essere trasmesso da persona a persona tramite un contatto stretto con un caso probabile o confermato.

Come si trasmette il nuovo Coronavirus da persona a persona?

Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le  goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:

  • la saliva, tossendo e starnutendo

  • contatti diretti personali

  • le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi

In casi rari il contagio può avvenire attraverso contaminazione fecale.

Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti.

Studi sono in corso per comprendere meglio le modalità di trasmissione del virus.

Chi è più a rischio di contrarre l’infezione?

Le persone che vivono o che hanno viaggiato in aree a rischio di infezione da nuovo coronavirus oppure persone che rispondono ai criteri di contatto stretto con un caso confermato o probabile di COVID-19.

Le aree a rischio di infezione da nuovo coronavirus sono quelle in cui è presente la trasmissione comunitaria, locale o diffusa, di SARS-CoV-2. Queste vanno differenziate dalle aree nelle quali sono presenti solo casi importati.

 

Come si diffonde il nuovo Coronavirus?

Il nuovo coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto con le goccioline del respiro delle persone infette, ad esempio quando starnutiscono o tossiscono o si soffiano il naso. È importante perciò che le persone ammalate applichino misure di igiene quali starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l'uso e lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche.

Quali sono le regole per la disinfezione / lavaggio delle mani?

Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l'infezione. Dovresti lavarti le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcool (concentrazione di alcool di almeno il 60%).

Quanto tempo sopravvive il nuovo Coronavirus sulle superfici?

Le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina).

È sicuro ricevere pacchi dalla Cina o da altri paesi dove il virus è stato identificato?

Si, è sicuro. L’OMS ha dichiarato che le persone che ricevono pacchi non sono a rischio di contrarre il nuovo Coronavirus, soprattutto in relazione all’esposizione a temperature e condizioni diverse.

Le persone possono contrarre l'infezione da nuovo Coronavirus dagli animali?

Indagini dettagliate hanno scoperto che, in Cina nel 2002, SARS-CoV è stato trasmesso dagli zibetti agli esseri umani e, in Arabia Saudita nel 2012, MERS-CoV dai dromedari agli esseri umani. Numerosi coronavirus noti circolano in animali che non hanno ancora infettato esseri umani. Man mano che la sorveglianza migliora in tutto il mondo, è probabile che vengano identificati più Coronavirus.

La fonte animale del nuovo Coronavirus non è stata ancora identificata. Si ipotizza che i primi casi umani in Cina siano derivati da una fonte animale.

Posso contrarre l’infezione dal mio animale da compagnia?

No, al momento non vi è alcuna evidenza scientifica che gli animali da compagnia, quali cani e gatti, abbiano contratto l’infezione o possano diffonderla.

Si raccomanda di lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche dopo il contatto con gli animali.

 

Quanto durerà questo focolaio?

Non è al momento possibile prevedere per quanto tempo durerà l'epidemia e come si evolverà.

Abbiamo a che fare con un nuovo virus e quindi rimangono molte incertezze. Ad esempio, non è noto se la trasmissione diminuirà durante l'estate, come osservato per l'influenza stagionale.

 

Quali sono i rischi di propagazione in Europa?

Il rischio è considerato molto alto a livello globale dall'OMS dal 28 febbraio.
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie valuta:

  • il rischio di infezione da SARS-CoV-2 nei paesi UE/EEA e UK è attualmente considerato medio-alto.

  • il rischio di infezione da SARS-CoV-2 per le persone provenienti dall’UE/EEA che viaggiano o che sono residenti in aree a diffusa trasmissione locale è attualmente considerata elevata;

  • la probabilità che si verifichino più casi associati di COVID-19 nei paesi dell'UE / EEA e del Regno Unito è attualmente considerato da moderato a elevato;

  • il rischio di infezione da SARS-CoV-2 per coloro che viaggiano/risiedono nei paesi UE/EEA e UK con presunta trasmissione comunitaria è attualmente considerato alto.

COME E' LA SITUAZIONE NELLA NOSTRA REGIONE??

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CRITICA VS REALTA: Donald Trump sull'Iran è matto o molto furbo? QUELLO CHE IL TG NON DICE...

January 09, 2020

Anche stavolta ci si chiede se le sue mosse siano davvero sconclusionate o nascondano una solida strategia.

«Abbiamo attaccato la scorsa notte per fermare una guerra, non per iniziarla», così ha commentato la sua decisione Donald Trump, quella di uccidere all’alba dello scorso 3 gennaio, nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, Qassem Suleimani - un potente generale iraniano molto influente e riconosciuto in gran parte del Medio Oriente.

Il contesto geopolitico in cui è avvenuta l’uccisione di Suleimani è particolare: il territorio dell’Iraq ospita sia la presenza statunitense che quella iraniana, ed entrambe le forze sono state impegnate nella lotta contro l’ISIS, e lo sono ancora anche se in misura molto minore. L’Iran e gli USA, però, sono due stati nemici da lungo tempo, ma soprattutto hanno visto un grande peggioramento dei loro rapporti a partire dall’elezione di Donald Trump, l’attuale presidente statunitense.

L’escalation degli attriti nei rapporti tra USA e Iran è cominciata a maggio del 2018, quando Donald Trump annunciò il ritiro degli Stati Uniti dall’“accordo sul nucleare”, un patto politico particolarmente importante, definito da molti “storico”, con cui l’Iran avrebbe ridotto la sua capacità di raggiungere la costruzione di ordigni nucleari in cambio di una diminuzione delle sanzioni economiche. La decisione di Trump di uscire dall’accordo sembrò molto bizzarra a osservatori ed esperti di politica estera: in generale, una volta firmato un accordo di questa portata, lo si mantiene. Non farlo, ritirandosi unilateralmente, significa tra le altre cose rischiare di perdere credibilità internazionale, politica e diplomatica. Ma perché Trump fece una cosa del genere? La verità è che ancora oggi non si sa con certezza.

Stando a quanto affermava lo stesso Trump, il motivo fu che l’accordo sul nucleare non era favorevole per gli Stati Uniti e che andava rivisto. Lui stesso, disse, ne avrebbe trovato uno migliore. Se non fosse che, com’era stato ampiamente previsto, Donald Trump non ha trovato un accordo migliore con l’Iran, anzi, con l’uccisione di Suleimani (un’uccisione che i suoi predecessori alla Casa Bianca avevano evitato proprio per le possibili conseguenze) ha fatto sì che anche l’Iran ora sia uscito unilateralmente dall’accordo.

Ma se la decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare non ha funzionato per ottenerne uno migliore, allora perché è stata presa? Ci sono molte domande simili riguardanti le decisioni di Donald Trump, domande che esperti di politica e relazioni internazionali si pongono in continuazione ma senza trovare risposte soddisfacenti. Ci sono delle ipotesi, nel caso specifico dell’accordo con l’Iran l’obiettivo di Trump potrebbe essere stato quello di attaccare il presidente che lo ha preceduto, Barack Obama, già sostenitore dell’accordo, in modo da metterne in cattiva luce la presidenza. Ma appunto, si tratta di ipotesi, e mai di certezze. Anche nel caso della recente uccisione di Suleimani le certezze scarseggiano. Trump ha dichiarato che: «Suleimani stava progettando attacchi imminenti e sinistri contro diplomatici e personale militare americano». Ma non ha fornito prove lasciando, così, aperta la possibilità che delle vere motivazioni non ci siano. Per questo sono in tanti a chiedersi come funzionino le decisioni del presidente americano: perché Suleimani è stato ucciso proprio ora, per esempio, c’è un motivo? Le azioni dell’uomo più potente della terra, cioè Trump, sono guidate da una strategia o sono, come sostengono alcuni, dei diversivi, delle sparate da far rientrare nella categoria dell’insensatezza e che non fanno altro che danneggiare gli stessi USA e i loro alleati?

L’accordo sul nucleare di cui parlavamo poco fa era pensato per ridurre le frizioni diplomatiche e militari tra Stati Uniti e Iran (attriti che risalgono alla fine degli anni settanta, alla Rivoluzione khomeinista) ma Trump l’ha fatto saltare. Allo stesso modo ad alcuni osservatori è sembrato illogico uccidere Suleimani, e poi, subito dopo, dire che lo si è fatto per evitare una guerra anche se nelle ore successive all'attacco si è chiesto il personale statunitense presente in Iraq a lasciare la zona di fretta, possibilmente usando l’aereo, per evitare ritorsioni. Un avviso che suggerisce che l'attacco deciso da Trump avrebbe messo in pericolo, e non al sicuro, sia la stabilità politica del Medio Oriente che le migliaia di soldati della coalizione presenti sul campo.

Le decisioni di Donald Trump sono particolarmente difficili da capire proprio per questa loro mancanza di coerenza interna: la promessa in campagna elettorale era quella di un progressivo ritiro delle truppe statunitensi dal Medio Oriente, oggi però gli Stati Uniti stanno mandando nella zona migliaia di uomini. Nel frattempo, però, il parlamento dell’Iraq ha votato a favore di una mozione che prevede l’espulsione dal territorio iracheno di tutti i soldati statunitensi (compresi quelli della coalizione internazionale anti-ISIS). E anche questa espulsione è una conseguenza della decisione di Trump di uccidere Suleimani in modo improvvido.

Bisogna anche tener conto che l'imprevedibilità delle decisioni di Trump potrebbe anche essere un vantaggio, a seconda del caso. Per quanto difficile, però, chiedersi come pensa Donald Trump, rimane imprescindibile: serve per provare a inquadrare la politica estera statunitense e, di conseguenza, per capire quali sono gli equilibri diplomatici mondiali, soprattutto in alcune aree geografiche specifiche, in questo caso l'Iraq, ma anche il Libano e la Siria. Ma da chi è imprevedibile, com’è ovvio che sia, ci si può aspettare di tutto, Trump aveva promesso una politica estera “isolazionista” e disinteressata (chiedeva più impegno agli alleati europei e prometteva il ritiro delle truppe dalle zone di conflitto, tra le altre cose) ma a tratti ha preso decisioni che vanno nel verso opposto.

Da un lato questa incostanza delle decisioni dell’attuale presidente americano verrebbe da declassarla a questione psicologica, come se fosse un lato del suo carattere, o una sorta di infermità. Ma ci sono motivazioni ben più profonde, a partire dalla questione dell’ascesa delle forze populiste in tutto l’Occidente, che spesso portano avanti posizioni contraddittorie per opportunismo politico (si pensi al Movimento 5 Stelle e alla Lega in Italia). Se le politiche populiste trasmettono così tanta indecisione e mutevolezza è per due ragioni, la prima è la cosiddetta “fine delle ideologie”, e cioè delle categorie politiche che ormai sembrano non funzionare più come solide griglie per interpretare il presente. La seconda ragione invece è l’estrema velocità, e quindi anche mutevolezza, dell’elettorato che dipende in una certa misura anche dalla confusione e dalla velocità della comunicazione delle informazioni in tempi di social network e di crisi della rappresentanza: in altre parole, il fatto che le idee di Trump siano mutevoli, forse viene anche dal fatto che viviamo in un mondo mutevolissimo.

Ad ogni modo, per tornare alla decisione di Trump di uccidere, con un attacco aereo mirato, il generale iraniano Suleimani, una spiegazione l’avrebbe trovata il New York Times. Secondo il quotidiano la decisione sarebbe stata presa perché degli alti ufficiali dell’esercito USA avrebbero presentato varie opzioni al presidente per rispondere a una serie di minacce (tra le quali l'assalto all'ambasciata americana a Baghdad) a firma iraniana. E nel farlo, furbamente, gli ufficiali avrebbero incluso anche quella, molto azzardata, di uccidere il generale iraniano, in modo da far apparire le altre idee come le uniche ragionevoli e far propendere il presidente per queste. Trump, però, ha sorpreso gli stessi ufficiali scegliendo la via più improbabile. È quello che accade se si punta sulla ragionevolezza di chi è poco avvezzo ad agire ragionevolmente.

IL MOSE DI VENEZIA: NON E' SOLO LA CITTA' A FINIRE SOTTO'ACQUA MA ANCHE LA NOSTRA RABBIA

November 14, 2019

La nostra amata città potrebbe scomparire! Ci sono soluzioni per impedire il disastro ma...facciamo chiarezza!

Le immagini shock di Venezia sotto l’acqua stanno facendo il giro del mondo. La Laguna in queste ultime ore è stata colpita dalla più alta mareggiata in oltre 50 anni, con l’acqua che ha raggiunto 1,87 m di altezza.

Il bollettino è pesante: due morti e diversi danni di grande entità, dalle imbarcazioni scaraventate ovunque, agli incendi scoppiati alle centraline inondate dall’acqua, fino ai danni mosaici e alle colonne all’interno della Basilica di San Marco, trasformata in una piscina.

 

Perché c'è l'acqua alta a Venezia?

Venezia è la più grande laguna del Mediterraneo, composta da 118 isole separate che si trovano all’interno della Laguna Veneta.

Il fenomeno dell’acqua alta a Venezia si verifica in occasione di picchi di maree eccezionali nel mar Adriatico settentrionale. L’acqua raggiunge il massimo livello nella laguna veneta, provocando i danni maggiori a Venezia e Chioggia, ma sono frequenti allagamenti (anche se in misura minore) anche a Grado e a Trieste.

I motivi dell’acqua alta a Venezia sono diversi: le maree astronomiche rafforzate dai venti stagionali (prevalentemente lo scirocco e la bora) che ostacolano il normale deflusso delle acque verso il mare; la forma e la posizione particolari della laguna veneziana; l’impatto del cambiamento climatico e l’innalzamento del livello del mare.

Quando i venti caldi e umidi del Nord Africa si allineano con l’attrazione gravitazionale della luna, l’acqua viene spinta dal mar Adriatico, su cui affaccia, nella Laguna. Quest’acqua filtra sull’isola principale e causa alluvione, o la cosiddetta acqua alta a Venezia.

Inoltre Venezia affonda perché la città è seduta su basi deboli, ossia placche tettoniche mobili per cui Venezia si inclina verso est. Alcuni studiosi hanno misurato che in media Venezia affonda di circa due millimetri all’anno.

L’acqua alta a Venezia non è certo una novità, anzi, ma l’allarme lanciato dagli studiosi sul destino della città (“Venezia non esisterà più nel 2100, sommersa come Atlantide”) e sulle conseguenze dei cambiamenti climatici hanno portato a una maggiore consapevolezza sulla necessità di risolvere il problema. Dal 2003 il progetto del Mose, che consiste nella costruzione di cancelli galleggianti per proteggere Venezia durante l’alta marea, è fermo colpito da scandali su costi, tangenti e ritardi.

Che cosa è il MOSE?

Per capire le dimensioni e la portata dell’inchiesta giudiziaria di Venezia è necessario farsi brevemente un’idea della storia del MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico): se siete cintura nera sull’argomento passate pure al prossimo punto. L’idea di realizzare una struttura per proteggere Venezia e il resto della laguna dai periodici allagamenti causati dall’alta marea nacque nella seconda metà degli anni Sessanta, ma solo nel 1984 fu costituito il Consorzio Venezia Nuova, cui lo stato affidò il compito di progettare ed eseguire i lavori per la messa in sicurezza dell’area lagunare. Negli anni seguenti fu avviata la sperimentazione di un sistema per impedire all’alta marea di raggiungere la laguna: il MOSE. Semplificando, il sistema prevede l’utilizzo di enormi cassoni a tenuta stagna incardinati sul fondale in prossimità dei punti di accesso alla laguna e pieni d’acqua, in modo che restino sommersi. Quando si verifica l’alta marea, i cassoni vengono vuotati in modo che l’aria al loro interno li faccia sollevare e formino una barriera, impedendo alle acque di marea di entrare nella laguna.

Il progetto del MOSE fu ultimato nel 1992 ma solo nel 2002 ottenne le autorizzazioni definitive per essere eseguito. I lavori veri e propri iniziarono l’anno seguente in prossimità delle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. In poco più di 10 anni ci sono stati ritardi e aumenti considerevoli nelle spese. A oggi il MOSE è una delle più grandi opere pubbliche mai commissionate in Italia, dal costo di almeno 5,5 miliardi di euro sostenuto interamente dallo Stato. Il progetto è stato ed è molto criticato da alcune associazioni ambientaliste, per il suo impatto e per gli eccessivi costi di realizzazione.

Indagini
I magistrati della procura di Venezia indagavano da tempo sulle attività economiche intorno al MOSE. Nel 2009 fu disposta una verifica fiscale nei confronti di una delle aziende impegnate nei lavori di costruzione delle barriere, sospettata di avere emesso alcune fatture false o gonfiate per accumulare denaro in alcuni conti all’estero, da utilizzare poi per corrompere funzionari e politici in Italia. Nel febbraio del 2013 ci furono i primi arresti che interessarono, tra gli altri, Piergiorgio Baita – il presidente di Mantovani, una delle società costruttrici – e Claudia Minutillo, ex segretaria personale di Giancarlo Galan, ex presidente del Veneto e ora deputato di Forza Italia.

Sempre nell’estate del 2013 ci fu una nuova serie di arresti che interessò anche Giovanni Mazzacurati, per lungo tempo presidente del Consorzio Venezia Nuova, il gruppo composto da grandi imprese di costruzioni, cooperative e piccole imprese locali cui sono affidati la costruzione del MOSE e tutti gli altri interventi necessari per tutelare Venezia dal problema ricorrente dell’acqua alta.

135 persone
Grazie alle informazioni raccolte dalle persone ascoltate nella prima parte delle indagini e ad altre prove come le intercettazioni, i magistrati Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini hanno ricostruito i presunti legami e rapporti tra imprenditori, esponenti politici e funzionari del MOSE. Sulla base del materiale raccolto, mercoledì 4 giugno 2014 hanno richiesto l’arresto di 35 persone e informato un altro centinaio di persone di essere indagate. Tra i tanti nomi ci sono il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni (area PD, ma non iscritto al partito), l’assessore regionale Renato Chisso (FI), il generale in pensione della Guardia di Finanza Emilio Speziante, l’eurodeputata uscente Lia Sartori e il parlamentare Giancarlo Galan, entrambi di Forza Italia. A questi si aggiungono decine di funzionari pubblici, dipendenti delle aziende che lavorano per il MOSE, addetti alle segreterie di vari personaggi politici di rilievo locale.

Accuse
Le accuse sono di vario tipo a seconda delle persone coinvolte. Quelle più frequenti contestate dai pubblici ministeri di Venezia sono corruzione, frode fiscale e finanziamento illecito dei partiti. Secondo la procura, il meccanismo per ottenere il denaro era quello rodato delle fatturazioni false o gonfiate, in modo da ottenere più denaro pubblico del necessario da collocare su conti all’estero, dai quali attingere in un secondo momento per le presunte attività di corruzione per ottenere favori e sveltire pratiche. Molte delle informazioni sulle presunte tangenti sono state ottenute dai magistrati ascoltando Mazzacurati, che dopo il suo arresto nel 2013 ha iniziato a collaborare con la procura di Venezia.

Denaro
Secondo i pubblici ministeri, il sistema che si era formato intorno al MOSE era talmente diffuso da “integrare in un’unica società corrotti e corruttori”. Il presunto sistema di tangenti avrebbe riguardato personaggi di secondo piano, ai quali per la procura venivano elargite cifre da qualche decine di migliaia di euro, e persone con più poteri (soprattutto politici) ai quali erano affidate centinaia di migliaia di euro. In molti casi, scrivono i magistrati, “la mazzetta viene pagata anche quando il pubblico ufficiale corrotto ha cessato l’incarico o quando il politico ha cessato il suo ruolo a livello locale”. Le presunte tangenti erano una sorta di “rendita di posizione” che secondo i pubblici ministeri “prescinde dal singolo atto illecito”. La tesi dell’accusa è che quindi alcuni personaggi ricevessero denaro su base regolare, e non una tantum quando era necessario ottenere un favore.

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Impianti di riscaldamento: comfort e risparmio con le 10 regole Enea

October 30, 2019

Impianti di riscaldamento, da Enea il decalogo per risparmiare in bolletta ed evitare multe: dalla manutenzione all’applicazione delle valvole termostatiche

 

 

Tra il 15 ottobre ed il 1° dicembre di ogni anno partono le prime accensioni degli impianti centralizzati, in base alle diverse zone climatiche di appartenenza.

In particolare, dal 15 ottobre scorso è già possibile accendere i riscaldamenti nei comuni della zona climatica “E”, ossia oltre la metà degli 8.000 dei comuni italiani, ossia in città come Milano, Torino, Bologna, Venezia e zone di montagna con clima più rigido.

Allo scopo di aiutare i consumatori a scaldare le proprie abitazioni in maniera più efficiente, evitando bollette troppo alte ed eventuali sanzioni per non essere in regola con le revisioni di legge, l’Enea ha stilato il decalogo dei consigli utili.

La regola numero uno riguarda la sicurezza, ovvero la corretta manutenzione degli impianti, fondamentale per consumare e inquinare meno e per evitare sanzioni. Infatti, un impianto ben regolato e ben manutenuto consuma e inquina meno e chi non effettua la manutenzione prevista dal dpr 74/2013, rischia una multa non inferiore a 500 euro.

 

Le 10 regole per gli impianti di riscaldamento

  1. Effettuare la manutenzione degli impianti. È la regola numero uno in termini di sicurezza, risparmio e attenzione all’ambiente. Infatti un impianto consuma e inquina meno quando è regolato correttamente, con filtri puliti e senza incrostazioni di calcare;

  2. Controllare la temperatura degli ambienti. Avere in casa temperature estive nella stagione più fredda è uno spreco, inoltre l’aria calda e secca nuoce alla salute. La normativa prevede una temperatura fino a 22 gradi, ma 19 gradi sono più che sufficienti a garantire il comfort necessario. Ogni grado in più comporta consumi di energia significativi, con conseguente aggravio in bolletta;

  3. Attenti alle ore di accensione. È inutile tenere acceso l’impianto termico di giorno e di notte. In un’abitazione efficiente, il calore che le strutture accumulano quando l’impianto è in funzione garantisce un sufficiente grado di confort anche nel periodo di spegnimento. Il tempo massimo di accensione giornaliero varia per legge a seconda delle 6 zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia: da un massimo di 14 ore giornaliere per gli impianti in zona E (nord e zone montane) alle 8 ore della zona B (fasce costiere del Sud Italia);

  4. Schermare le finestre durante la notte. Chiudendo persiane e tapparelle o mettendo tende pesanti si riducono le dispersioni di calore verso l’esterno;

  5. Evitare ostacoli davanti e sopra i termosifoni e non lasciare le finestre aperte a lungo. Collocare tende, mobili o schermi davanti ai termosifoni o usarli come stendibiancheria è fonte di sprechi in quanto ostacola la diffusione del calore. È invece opportuno, inserire un pannello riflettente tra parete e termosifone, specie nei casi in cui il calorifero è incassato nella parete riducendone spessore e grado di isolamento. Anche un semplice foglio di carta stagnola contribuisce a ridurre le dispersioni verso l’esterno. Inoltre, per rinnovare l’aria di una stanza è sufficiente tenere le finestre aperte pochi minuti, mentre lasciarle troppo a lungo comporta solo inutili dispersioni di calore;

  6. Fare il check-up dell’immobile. La valutazione di un tecnico sul grado di efficienza di un immobile, effettuata tramite la diagnosi energetica o l’attestato di prestazione energetica (APE) consente di determinare gli interventi più convenienti per contenere consumi e costi. Il compenso per il tecnico è generalmente abbordabile e gli interventi sono ancora più convenienti grazie alle detrazioni fiscali (dal 50% all’85% in caso di sismabonus nei condomini) e agli incentivi a fondo perduto del “Conto termico”.  È detraibile perfino il costo della consulenza;

  7. Impianti di riscaldamento innovativi. È sempre opportuno valutare la sostituzione della vecchia caldaia con nuovi generatori di calore dal rendimento più elevato. Anche per questo la normativa prevede che le nuove caldaie installate siano “a condensazione” o “a pompe di calore ad alta efficienza”. Sono disponibili anche caldaie alimentate a biomassa e sistemi ibridi (caldaia a condensazione e pompa di calore) abbinati a impianti solari termici per scaldare l’acqua e fotovoltaici per produrre energia elettrica. Anche per questi interventi è possibile usufruire degli sgravi fiscali;

  8. Regolazione della temperatura e soluzioni tecnologiche innovative. È indispensabile dotare il proprio impianto di una centralina di regolazione automatica della temperatura che evita inutili picchi o sbalzi di potenza. La possibilità di programmazione oraria, giornaliera e settimanale garantisce un ulteriore risparmio energetico. Anche la domotica aiuta a risparmiare: cronotermostati, sensori di presenza e regolatori elettronici permettono di regolare anche a distanza, tramite telefono cellulare, la temperatura delle singole stanze e il tempo di accensione degli impianti di riscaldamento;

  9. Utilizzare valvole termostatiche. Queste apparecchiature servono a regolare il flusso dell’acqua calda nei termosifoni e consentono di non superare, negli ambienti dove sono installate, la temperatura media dell’intero appartamento, specie nelle stanze esposte a Sud;

  10. Contabilizzazione del calore. Consente di gestire in autonomia il riscaldamento del proprio appartamento e permette al singolo utente di risparmiare e di pagare solo in base al consumo effettivo. Per usufruirne è necessario installare dispositivi di misura del calore sui radiatori o nei tubi di collegamento dell’appartamento all’impianto di riscaldamento centralizzato e valvole termostatiche nei singoli radiatori. La legge ne ha reso obbligatoria l’installazione nei condomini e negli edifici polifunzionali riscaldati da impianto centralizzato.

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Ora legale addio, ma dal 2021!

October 10, 2019

Il 31 marzo si torna all'ora legale, mentre il Parlamento europeo ne ha appena approvato l'abolizione. Dal 2021, infatti, gli Stati membri dell'Unione Europea potranno mantenere il diritto di decidere il proprio fuso orario.

Il fatidico giorno è il prossimo 31 marzo, quando tornerà l'ora legale portando le lancette avanti di un'ora. Potrebbe essere, però, una delle ultime volte: il Parlamento europeo ha infatti approvato la risoluzione legislativa sull'abolizione dell'ora legale con 410 voti a favore, 192 contrari e 51 astensioni. Secondo la nuova norma, chi tra gli Stati europei deciderà di mantenere l'ora legale dovrebbe regolare gli orologi per l'ultima volta l'ultima domenica di marzo 2021, mentre quelli che preferiscono mantenere l'ora solare dovrebbero spostare gli orologi per l'ultima volta l'ultima domenica di ottobre 2021.

Il testo approvato rappresenta la posizione del Parlamento europeo nei futuri negoziati con i ministri Ue per la formulazione definitiva della normativa. In risposta alle iniziative dei cittadini, nel febbraio 2018 il Parlamento ha chiesto alla Commissione di valutare la direttiva sull’ora legale e, se necessario, presentare una proposta di revisione della stessa. A seguito della valutazione, che ha ricevuto 4,6 milioni di risposte con l’84% favorevole a porre fine ai cambiamenti di orario, la Commissione ha presentato la proposta, che dovrà essere concordata tra il Parlamento e il Consiglio per entrare in vigore.

Ma perché cambiare ora, spostare le lancette avanti e indietro? Quanto fa davvero risparmiare? È vero che porta scompensi fisici?

«L'orario in cui si va a letto o ci si alza non è tanto o solo uno stile di vita, ma è legato all'equilibrio del nostro organismo. Noi abbiamo un orologio biologico interno e spostarlo crea un turbamento, uno stress, soprattutto nei bambini. È una questione fisica. D'altro canto l'alternanza tra luce e buio è il principale nostro sincronizzatore naturale» spiega il pediatra Italo Farnetani, professore ordinario all'Università Ludes di Malta.  

 

Perché il no all'ora legale

A chiedere di cancellare il cambio di orario che scatta abitualmente in primavera, per terminare in autunno, sono stati soprattutto i paesi del nord Europa e quelli baltici, secondo i quali le ragioni del risparmio energetico sono ormai superate. Sono stati soprattutto loro a rispondere al sondaggio, lanciato da Bruxelles tra il 4 luglio e il 16 agosto: 4,6 milioni di risposte (un numero mai così elevato per una consultazione pubblica nell'Ue). L'80% ha risposto dicendosi favorevole all'abolizione dell'ora legale. Secondo la stampa tedesca, però, sarebbe stata soprattutto la Germania a rispondere al referendum (per quasi due terzi), col risultato che il campione non sarebbe rappresentativo di tutti i cittadini europei. D'altro canto 4,6 milioni di persone sono poco più degli abitanti di Roma e hinterland.

 

Si risparmia davvero?

Secondo Terna, il gestore della rete elettrica italiana, nel 2017 l'ora legale ha fatto risparmiare al nostro Paese 567 milioni di kilowattora, pari al consumo medio annuo di circa 200 famiglie, quantificato in 110 milioni di euro. L'orario estivo farebbe consumare meno anche dal punto di vista ambientale, con 320 mila tonnellate in meno di anidride carbonica.

Non tutti, però, sono d'accordo. Secondo uno studio dell’Europarlamento lo spostamento delle lancette farebbe guadagnare solo lo 0,34% dell’energia consumata a livello europeo, con variazioni significative da Stato a Stato. Nei Paesi nordici, infatti, gli effetti dell'ora legale sono molto più ridotti, perché le ore di luce in estate sono maggiori per via della latitudine. Ricerche pubblicate in Norvegia e Svezia, ad esempio, stimano i risparmi rispettivamente in 16 e 30 milioni di euro, dunque molto meno rispetto a un paese come l'Italia.

In Polonia, invece, il Parlamento ha commissionato uno studio che sottolinea i disturbi fisici del cambio orario due volte all'anno e in particolare il passaggio all'orario estivo. È per questo che qualcuno avrebbe ipotizzato di lasciare libertà di decisione ai singoli Paesi membri.

 

Il rischio caos!!!

Al momento del dibattito al Parlamento europeo, lo scorso febbraio, c'era stata una spaccatura. La mozione di richiesta di cancellazione dell'ora legale non aveva ottenuto la maggioranza, quindi era stata approvata un'altra mozione (con 384 sì e 153 no) che invitava "la Commissione a condurre una valutazione approfondita" della direttiva 2000/83/Ce, che dal 2001 disciplina il passaggio dall'ora solare a quella legale. Ne è seguito il sondaggio e ora l'indicazione di massima di Juncker. Ma lasciare che ciascuno Stato decida per sé è rischioso.

La commissaria Violeta Bulc si era detta favorevole a mantenere la situazione attuale, con le regole uguali per tutti i membri per evitare conseguenze negative per il mercato interno. Se i fusi orari sono uguali per tutti i Paesi a una stessa latitudine, l'idea che si possano creare differenze anche a livello longitudinale spaventa e non poco: se tra Milano e Londra esiste un'ora di differenza per via del fuso, cosa potrebbe succedere introducendo variazioni anche tra la stessa Milano, Berlino e Parigi?

Ma l'ora legale "fa male" alla salute?

Più volte i pediatri hanno sottolineato gli scompensi che il cambio di orario ogni sei mesi provocherebbe in particolare sui bambini. Dalla difficoltà ad addormentarsi, ai disturbi del sonno veri e propri, a una maggiore fatica nel concentrazione e più irritazione, che comunque anche gli adulti spesso accusano.

«Il sistema di alternanza sonno-veglia è regolato dal nostro cervello, in particolare dall'epifisi, che a sua volta risente della luce e influisce su tutti gli organi. È un meccanismo delicato, che coinvolge anche la termoregolazione, la produzione dell'ormone cortisolo e altri processi, che con il passaggio da ora solare a ora legale rischiano di sregolarsi» spiega Italo Farnetani.

Da davvero un'ora influisce così tanto? «Se si fa tardi alla sera una volta ogni tanto, come al sabato, non succede nulla di grave: si può facilmente recuperare il giorno dopo o si accuserà un po' più di sonno o mal di testa. Nel caso del passaggio da ora solare a ora legale e viceversa, invece, è il ritmo quotidiano che viene alterato. Si tratta di un fatto eccezionale, che porta a una cambio nell'organismo non di un giorno o due, ma per sei mesi. Dopo questo lasso di tempo, poi, tutto va riregolato un'altra volta» spiega Farnetani.

Ma in una società dove le giornate sono sempre più lunghe e non si segue più l'alternanza biologica luce-buio, ha senso preoccuparsi per il cambio d'ora? «Spostare le lancette avanti o indietro di un'ora non significa necessariamente andare a letto quando fa buio. È il fatto di cambiare i ritmi bruscamente che porta scompensi» aggiunge l'esperto.

 

Meglio l'ora legale o l'ora solare?

Se fosse lasciata ai singoli Stati la possibilità di scegliere, cosa sarebbe meglio? «Io personalmente sono anni che propongo di lasciare l'ora legale e abolire quella solare» - spiega ancora Farnetani - «Questa ci permette di guadagnare un'ora di luce in più al mattino, ma ce la toglie nel pomeriggio, con il risultato che quando si esce dall'ufficio o da scuola o dalla palestra alle 16 è come se fosse notte. Io penso che quell'ora ora di luce in più farebbe più comodo al pomeriggio, per andare al parco, a fare sport o stare con gli amici, permetterebbe una maggiore vita all'aria aperta, cosa fondamentale soprattutto in questa società così sedentaria. Consentirebbe anche di aumentare la sintetizzazione della vitamina D» spiega il docente.

Perché è stata creata l'ora legale

Introdotta per la prima volta nel 1916 in Gran Bretagna è stata successivamente adottata anche da altri Paesi e si è rivelata utile soprattutto in tempo di guerra. In realtà fu per primo fu Benjamin Franklin a coltivarne l'idea nel 1784, tanto da ipotizzare questo cambiamento proprio per risparmiare energia. In Europa il passaggio dall'ora solare a quella legale avviene nell'ultima domenica di marzo, mentre il ritorno a quella solare viene fissato in ottobre.

Oggi, però, non tutti sono d'accordo sull'utilità reale di questo doppio cambio. Secondo uno studio dell'Università della California, ad esempio, l'ora legale a poco servirebbe in estate quando le temperature elevate portano comunque a maggiori consumi elettrici dovuti all'uso di condizionatori, spesso anche durante le ore notturne, e al fatto che le persone stanno sveglie più a lungo. Risultati analoghi sono giunti da una ricerca del 2014, commissionata dalla Direzione trasporti e mobilità dell'Ue alla Icf International. Altri studi confermano che il risparmio sarebbe soltanto dello 0,5% sui consumi elettrici nazionali.

Altre due analisi, condotte in Belgio e in Olanda, porterebbero invece a individuare un aumento degli incidenti stradali al momento del ritorno all'ora solare, pur senza riuscire ad individuare un legame diretto tra i due fattori. Stesso risultato era stato raggiunto anche da una ricerca della University of Colorado, che ha calcolato un incremento del 17% degli incidenti durante il periodo dell’ora legale.